SENATO DELLA REPUBBLICA
All’esame della Commissione Affari Costituzionali
Il disegno di legge (primo firmatario
Francesco Giacobbe, Pd) recante nuove norme sulla cittadinanza
Tra le proposte, la riapertura dei termini
per il riacquisto della cittadinanza italiana
ROMA - Nella seduta di ieri la Commissione Affari Costituzionali Senato ha avviato l’esame in sede referente del disegno di legge n. 687 (primo firmatario Francesco Giacobbe, eletto senatore per il Pd nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide) da titolo “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”
La senatrice Isabella De Monte (Pd) ha illustrato il disegno di legge, osservando che le questioni che la proposta di legge affronta sono sostanzialmente tre: la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana, così come regolato dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91, l’eliminazione delle remore procedurali che si frappongono al pieno riconoscimento della facoltà di trasmissione della cittadinanza da parte della donna che abbia perduto la cittadinanza italiana senza sua volontà per matrimonio contratto con straniero prima dell’entrata in vigore della Costituzione, ed infine la possibilità di riacquisto della cittadinanza attraverso l’espressione della propria volontà per lo straniero o l’apolide del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado siano stati cittadini di nascita.
La relatrice ha osservato che l’aspirazione al riacquisto della cittadinanza italiana merita particolare attenzione e tutela. Si tratta di ex cittadini italiani che esprimerebbero, attraverso la presentazione di una dichiarazione, la volontà tesa al riacquisto di una cittadinanza che possedevano e alla quale sono stati costretti a rinunciare a causa di disposizioni di legge, per l’Italia precedenti all’entrata in vigore della legge 5 febbraio 1992, n. 91, per altri Paesi fino al 2002, che oggi non trovano più attuazione nelle più moderne legislazioni sulla cittadinanza.
La questione si pone con urgenza anche per coloro i quali, nel periodo di vigenza del termine di cui all’articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, anche volendolo, non erano nelle condizioni di chiederla, pena la perdita della cittadinanza dello Stato di residenza. La riapertura dei termini risolve anche il problema posto dai minorenni, ex cittadini italiani, che hanno perso la cittadinanza italiana senza mai esprimere una precisa volontà a causa della naturalizzazione del padre.
La riapertura dei termini per la presentazione delle dichiarazioni tese ad ottenere il riacquisto della cittadinanza italiana, prevista dal disegno di legge attraverso una modifica all’articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, non ha scadenza temporale, rimanendo comunque limitata e circoscritta unicamente ed esclusivamente a coloro i quali, già cittadini italiani precedentemente alla data di entrata in vigore della legge 5 febbraio 1992, n. 91, l’avevano perduta per naturalizzazione. Pertanto, con il disegno di legge, modificando l’articolo 1 della legge n. 91 del 1992, si estende il diritto di cittadinanza anche ai figli di madre italiana nati anteriormente al 1° gennaio 1948, proponendo un intervento legislativo volto a eliminare una volta per tutte la disparità di trattamento tra cittadini e a superare la remora procedurale persistente nel nostro ordinamento.
Con questo disegno di legge - ha concluso la senatrice De Monte - si vuole, altresì, semplificare l’articolo 4 della legge n. 91 del 1992; assegnando con una dichiarazione espressa di volontà la cittadinanza allo straniero o l’apolide, del quale padre o la madre o uno dei discendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini di nascita.
Il seguito dell'esame è stato rinviato ad altra seduta. (Inform)
Nessun commento:
Posta un commento