DIRITTI UMANI
Conferenza internazionale a Roma
promossa da Unfpa, Ministero Esteri, Unicef, Aidos
Emma Bonino:
Mutilazioni genitali femminili, far applicare la Risoluzione Onu
“L’Italia
continuerà la battaglia con responsabilità”. Unfpa: Con trend attuale a rischio
30 milioni di bambine nei prossimi 10 anni. L’esempio del Burkina Faso:
invertire la rotta è possibile
ROMA - La base da cui partire è la risoluzione Onu 67/146, approvata
nel dicembre del 2012. L’obiettivo è rendere vigente e omogenea la sua
applicazione, ponendo così fine all’orribile pratica delle mutilazioni genitali
femminili (Mgf). Sono questi i due grandi pilastri entro i quali va inquadrata
la Conferenza internazionale “Action to achieve commitments in UNGA Resolution
67/146. Intensifyng global efforts for the elimination of female genital
mutilations” organizzata a Roma dall’United Nations Population Fund (UNFPA) in
collaborazione con il Ministero degli Esteri, l’United Nations International
Children Emergency Fund (UNICEF) e l’Associazione Italiana donne per lo
sviluppo (AIDOS).
Ad aprire la conferenza è stato il ministro degli Esteri Emma Bonino,
da anni in prima linea per il bando delle mutilazioni genitali femminili. “La
risoluzione dà un messaggio globale che ora dobbiamo applicare”, è stato
l’invito lanciato dal ministro dall’Auditorium Parco della Musica, che ospita
l’iniziativa.
La conferenza arriva in un momento cruciale per la battaglia alle
Mutilazioni genitali femminili. Una battaglia che, ha spiegato il ministro
Bonino, ora deve concentrarsi su quattro direttrici: stimolare gli Stati a
soddisfare gli impegni presi nella risoluzione; adottare strutture normative e
politiche per la parità di genere; creare partnership e risposte
multi-settoriali, trovare risorse aggiuntive per istituzioni e Ong. L’Italia,
da parte sua, ha stanziato 8 milioni di euro dal 2008 per il Programma
congiunto UNFPA-UNICEF sulle mutilazioni genitali femminili. E, nonostante la
delicata congiuntura economica, il Governo non intende attenuare il proprio
sostegno. L’Italia “ha affrontato questa battaglia con responsabilità e intende
continuare a farlo”, ha rimarcato la titolare della Farnesina invitando la
società civile ad aiutare il Paese a mantenere il proprio sostegno per il bando
della pratica. Anche perché, oggi l’Italia “vive in un periodo difficile per la
crisi economica e mantenere gli impegni non è facile neanche davanti l’opinione
pubblica”, ha ricordato il ministro ribadendo al tempo stesso come quella
contro le Mgf sia una battaglia per i diritti umani “che non ha frontiere”. Una
battaglia per la quale il capo della diplomazia italiana intende mettere anche
il suo “personale impegno di attivista di lungo corso”.
Quella delle Mgf è infatti una minaccia che ancora incombe su una
vasta gamma di donne in tutto il mondo. Secondo quanto evidenziato dall’UNFPA
oltre 125 milioni di donne sono state mutilate in più di 80 Paesi in Africa e
Medio oriente e si calcola che, entro dieci anni, a rischiare di subire questa
pratica siano circa 30 milioni di ragazze, se il trend attuale continua.
L’obiettivo da perseguire, secondo l’UNFPA, è di aumentare del 10% annuo il
tasso di abbandono di questa pratica, rispetto all’1% attuale, e per questo
occorre che la comunità internazionale raddoppi gli sforzi. Anche perché la
tendenza si può invertire e negli ultimi anni qualcosa si è mossa perfino nelle
regioni con le più alte concentrazioni di Mgf. In 29 paesi dell’Africa e del
Medio Oriente, oggi, le bambine hanno minori possibilità di essere mutilate
rispetto a trent’anni fa mentre sono già dodici i Paesi che hanno promosso
leggi in materia dopo la risoluzione Onu. Quaranta Stati, infine, hanno
adottato leggi per penalizzare la pratica.
Insomma, il percorso è lungo ma non impossibile e a testimoniarlo a
Roma è arrivata, Chantal Campaoré, first lady del Burkina Faso che,
grazie anche alla sinergia con l’Ong, ha già invertito la rotta. Ora l’esempio
burkinabé può fare da apripista in un continente complesso come l’Africa. E il
momento potrebbe essere quello giusto. Questo è un “anno di rinascimento
culturale per noi” e “le cattive pratiche da abolire sono in cima alla lista”,
è la promessa del commissario per gli Affari Sociali dell’Unione Africana
Mustapha Kaloko.(Inform)
Nessun commento:
Posta un commento