MOSTRE
A Possagno dal 6 dicembre 2013 al 4 maggio 2014
Le
Grazie di Antonio Canova
POSSAGNO (Treviso) – “Le Tre Grazie” di Antonio
Canova è tra i gruppi scultorei più famosi al mondo. Le tre giovani bellezze
immortalate dal grande artista sono le figlie di Zeus Aglaia, Eufrosine e
Talia, sodali di Venere,- e simboleggiano, rispettivamente, lo splendore, la
gioia e la prosperità.
Antonio Canova (Possagno, 1º novembre
1757-Venezia, 13 ottobre 1822) le ha interpretate in due esemplari, molto
simili. Il primo, ora all’Ermitage di San Pietroburgo, glielo commissionò
Josephine de Beauharnais, all’epoca moglie di Napoleone; il secondo al Duca di
Bedford che, visto il gesso che lo scultore teneva nel suo atelier romano, lo
supplicò di creargli un ulteriore esemplare in marmo. Canova riprese il
modello, apportando piccoli cambiamenti e, quasi per allontanare il momento di
distacco dall’opera, l’accompagnò personalmente sino alla nuova dimora inglese.
Oggi quel magnifico marmo è equamente suddiviso, sette anni ciascuno, dalla
National Gallery of Scotland di Edimburgo e dal Victoria & Albert Museum di
Londra.
Dall’inizio di quelle vicende sono passati
esattamente due secoli: il modello originale in gesso delle Grazie è infatti
datato 1813. In questi due secoli la fama delle tre bellezze canoviane è
diventata universale. La sinuosità delle forme femminili, la delicatezza e la
morbidezza nonché la ricercata levigatezza del marmo determinano un gioco di
luci ed ombre che affascinano chiunque le ammiri.
Nella sua Casa-Museo, nella natia Possagno, Canova
lasciò il gesso originale della prima versione delle Grazie, quel gesso su cui
aveva lavorato per creare il suo capolavoro. La levigatezza del marmo finale
era qui ricreata da una patina in cera d’api. A Possagno giunse anche il gesso
tratto dalle Grazie inglesi, quale documento da conservare a perenne memoria
dell’arte del grande scultore.
Grazia e violenza non vanno d’accordo. Lo
conferma, se ce ne fosse bisogno, il destino dei due capolavori del Canova. I
gessi, con altre opere conservate nella Gipsoteca vennero investiti dalla
nuvola di calcinacci causata dai cannoneggiamenti austroungarici durante la
Prima Grande Guerra, quando Possagno, ai piedi del Grappa, era zona di
battaglia. Particolarmente gravi i danni subiti dal gruppo “inglese” che vide
le Grazie ritrovarsi con volti e busti drammaticamente lesionati. All’indomani
del conflitto, Stefano e Siro Serafin, custodi e abilissimi restauratori,
sanarono molti dei danni. Non agirono invece sulle Grazie di Bedfod che,
deturpate trovarono sede nella sala del consiglio comunale di Possagno, a
stridente ricordo di un guerra terribile per il paese. Il secondo gruppo di
Grazie, restaurato è esposto nell’Ala Scarpina della Gipsoteca.
A cent’anni dallo scoppio della Grande Guerra,
mentre l’Europa si appresta a ricordare quel centenario, anche le Grazie
“inglesi” risorgono, ritrovando tutte le loro parti. Quello che i Serafin non
si sentirono di fare lo consente ora la tecnologia.
Grazie alla collaborazione delle National
Galleries of Scotland, di Edinburgo, proprietari del prezioso marmo, è stato
possibile fotografare e scansionare l’opera e grazie all’elettronica si è
riusciti a ricomporre le parti mancanti al gesso di Possagno.
In mostra, dal 7 dicembre al 4 maggio, si potranno
ammirare entrambi i gruppi delle Grazie, quello “russo”, e quello “inglese”
così recuperato. Con i gessi, i due bozzetti, l’uno proveniente dal Museo di
Lione, il secondo oggi di proprietà del Museo di Bassano. Poi tempere, disegni,
incisioni, sempre intono al tema delle Grazie.
Mostra nella mostra è l’esposizione delle crude
immagini della Gipstoteca e dei Gessi di Canova all’indomani dei bombardamenti:
immagini concesse da due archivi pubblici, drammatiche nella volontà di
costituire una precisa documentazione di un orrore.(Inform)
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