ITALIANI ALL’ESTERO
Da “Innovazione
Veneto”on line
Le startup tra Canada e Italia
Andrew Berselli è un consulente esperto su come creare
startup. Attualmente è coinvolto in un progetto per creare nuove imprese
innovative in Canada
Andrew Berselli è un consulente
esperto su come creare startup. Attualmente è coinvolto in un progetto per
creare nuove imprese innovative in Canada.
Come nasce la sua esperienza di
consulente per “startuppers”?
“Fare consulenza per startup
significa innanzitutto lavorare con una grande passione in quanto ci si trova
davanti a progetti sempre diversi, innovativi e soprattutto neo imprenditori
che hanno un grande desiderio di conoscere e che quindi mettono continuamente
alla prova la conoscenza del consulente stesso”. Ecco come Andrew Berselli
sintetizza la sua attività.
“La mia passione per le startup –
aggiunge – nasce da un’esperienza di cofounder nel 2000, quando con un amico
abbiamo investito sette mesi del nostro tempo per realizzare un business plan e
presentarlo ai venture capital di allora. Era un portale nel settore agro
alimentare B2B e l’incontro con consulenti della McKinsey e alcuni venture
capital fu illuminante. Ricordo decine e decine di domande a raffica e alla
fine una valutazione dell’impresa di 5 miliardi di lire (ebbene sì c’era ancora
la lira) e la proposta di acquisto del 20% dell’impresa. Poi proprio prima di
partire con il progetto e il corrispondente finanziamento, c’è stato lo scoppio
della bolla di internet e qualsiasi progetto è stato congelato, compresi quelli
già avviati, in quanto non c’erano più le condizioni per un exit sostenibile da
parte dei finanziatori.
Forte di questa esperienza, e
grazie ai miei studi, sono entrato in contatto con centri per l’innovazione
quali Aster o il progetto Spinner e ho iniziato la mia attività di consulente
strategico per la redazione di business plan di nuove startup”.
Lei ha molti contatti con il
Canada, come ritiene che sia il clima nell’apertura di una startup?
“Il Canada è un paese che punta
moltissimo all’innovazione tecnologica ed investe in centri di ricerca. Da
molti anni il Governo si è reso conto che deve favorire la nascita di nuove
aziende ad alto valore intellettuale per supportare la crescita economica negli
anni che verranno. Per questo esistono centri che hanno il compito di
trasferire l’innovazione e la ricerca dalle università alle aziende.
Vivendo in Alberta posso segnalare
che, ad esempio, esistono dei programmi che finanziano la realizzazione di un
prototipo con fondi inizialmente limitati e successivamente con fondi sempre
maggiori a fronte di un lavoro effettivamente svolto. Questo permette a chi ha
un idea di assumere un’azienda o un professionista per realizzargliela e quindi
iniziare la propria attività.
In ultimo il Governo Canadese ha
creato un programma chiamato Startup Visa che permette alle aziende innovative,
sotto alcune condizioni tra le quali quella di trovare un finanziamento con un
venture capital o un business angel canadese, di avere un vero e proprio
permesso di residenza in Canada. Questo programma rende il Canada, ad esempio,
più competitivo degli Stati Uniti dove le persone sono alle prese continuamente
con il problema del visto di lavoro”.
Secondo lei è facile per un
italiano volonteroso aprire una startup in Canada?
“Sul sito del governo Canadese c’è
scritto che aprire un’azienda qua conviene, grazie alla costante crescita
economica, tassazione molto bassa soprattutto per le imprese innovative (anche
più bassa che negli USA), eccellenza in ricerca e innovazione e qualità della
vita ai massimi livelli mondiali (tre città nei primi cinque posti nella
classifica dell’Economist sono Canadesi). Detto questo per un italiano
volenteroso e brillante le possibilità ci sono, a patto di impostare prima il
discorso del permesso di residenza. Uno straniero può entrare se ha certi skills,
se viene chiamato da un centro di ricerca, se presenta la domanda Startup Visa
o se ha già un azienda in Italia e vuole aprire una sede qua. Un’alternativa
può anche essere quella di trovare un canadese o un residente che gli faccia da
sponsor. Superato il limite del permesso e avendo una soluzione innovativa è
molto semplice contattare le imprese o entrare sul mercato. Un esempio tra i
tanti: in Alberta c’è un grosso problema di inquinamento legato alla produzione
di petrolio nel Nord. Chi avesse un sistema innovativo per estrarre il bitume
dalle sabbie – so che al momento usano solventi a base di limone – o per
depurare i milioni di metri cubi di acqua nei laghi artificiali vicino agli
impianti, troverebbe immediatamente accesso ad un business enorme. Devo
segnalare anche che l’asticella della competizione è alta, perché qua vi sono
menti eccellenti da tutti i paesi del mondo, quindi il progetto deve essere
realmente competitivo”.
Che cosa consiglia a chi nel
nostro Paese voglia “mettersi in proprio”?
“Conosco molte persone che provano
a lanciare una startup in Italia o che discutono nei forum dell’argomento. La
mia idea è che si parla molto e si agisce poco anche perché in Italia il
mercato non è ricettivo. I finanziatori in Canada valutano danno l’importanza
del 30% alla dimensione del mercato e del 30% al team, solo dopo vengono l’idea
e gli altri fattori. Se si deve aprire una nuova attività, soprattutto
innovativa, bisogna avere come orizzonte di mercato il mondo intero, avere un
team eccezionale basato sulle reali competenze (vi sono troppi che si credono
esperti e pochi che studiano veramente) e lavorare duramente e in modo sempre
propositivo. Non troverete mai un imprenditore di successo pessimista. Inoltre
lancio una mia provocazione: ormai il paese degli italiani è l’Europa e quindi
aprire la sede in Polonia o Berlino piuttosto che a Busto Arsizio contribuisce
alla crescita di questa realtà e apre molto la mentalità del nuovo
imprenditore. Poi nulla vieta di avere la sede in Italia come ha fatto ad esempio
l’azienda Funambol che ha il quartier generale in Silicon Valley e gli
ingegneri a Pavia. Bisogna ricordarsi che la Silicon Valley è nata grazie alla
contaminazione di idee venute da persone di tutto il mondo e questo penso sia
un grande valore per fare uscire i nostri talenti da una visione provinciale
del business”.(Francesca Maccatrozzo- Innovazione Veneto.it/Inform)
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