ASSOCIAZIONI
Nuova emigrazione: il seminario FILEF di Tramutola
(Potenza) del 18 settembre scorso
POTENZA - Il fenomeno della nuova
emigrazione è stato oggetto di analisi, di confronto e di dibattito nel
seminario di studio svoltosi a Tramutola, nella Val d'Agri, in provincia di
Potenza il 18 settembre scorso. Al dibattito hanno partecipato, oltre ai
rappresentanti della Filef nazionale, della Filef Campania e Basilicata, anche
personalità che si interessano di migrazioni a diversi livelli sia
istituzionale che nell'ambito del privato sociale (regione Basilicata,
Associazione Migrantes, Associazione Parco Letterario “Carlo Levi” e
Associazione Responsability). Il seminario è stato concepito come un momento di
discussione e riflessione aperta sui temi dell’emigrazione tradizionale e della
nuova emigrazione, cercando di ripercorrere le loro cause e gli effetti attuali
e futuri sui contesti di appartenenza.
Le diverse relazioni ed il
successivo dibattito hanno evidenziato come il fenomeno della nuova emigrazione
sia in continua crescita. Si differenzia, però, nella sua struttura e
composizione, dalle esperienze dell'emigrazione di massa conclusasi negli anni
'70: Oggi chi emigra, soprattutto dalle diverse aree del Sud, non ha più nessuna
voglia di ritornare e di tentare di riprendersi un ruolo sociale che gli è
stato negato.
La nuova emigrazione nell’era
della globalizzazione ha più la caratteristica di un viaggio continuo alla
scoperta di nuove opportunità in grado di valorizzare il proprio capitale
intellettuale acquisito spesso proprio nella terra di origine.
L’"emigrato-intellettuale"
è una nuova categoria sociale, e il dibattito ha evidenziato che non era
presente, se non in misura minima, nella vecchia emigrazione.
Il giovane studente inizia la
propria vita di migrante spesso già nella fase dell’apprendimento e della
formazione personale (viaggi brevi per studi possibili con i vari programmi
Erasmus etc.).
Per molti giovani, quindi,
emigrare corrisponde il più delle volte a continuare il proprio viaggio in
altri contesti in cui è possibile individuare soluzioni lavorative e formative.
Ma certamente, la nuova
emigrazione è anche figlia di una fase congiunturale che vede l’emergere di
nuovi paesi anche non europei che sono riusciti ad individuare soluzioni di
sviluppo strutturate sulla valorizzazione delle proprie risorse naturali e
sull’autodeterminazione delle proprie capacità, ma che necessitano di figure
professionali che posseggono solo in parte e che sono interessate ad importare
per esempio dai paesi sud europei in crisi. Ciò vale per i paesi dell’America
Latina e per alcuni Paesi dell’Africa o del continente asiatico.
La globalizzazione neoliberista
dell’economia mondiale ha incentivato una emigrazione globale in cui i flussi
si differenziano tra di loro e non sono omogenei come una volta.
L’internazionalizzazione dell’emigrazione è un effetto della globalizzazione.
Le economie nazionali si aprono ad
accogliere l’altro in una logica di integrazione e valorizzazione nei sistemi
produttivi locali.
Le motivazioni per cui si emigra
sono sempre le stesse: essenzialmente la ricerca di un lavoro. Ma, per molti
nuovi emigrati, la ricerca del lavoro, non corrisponde più alla ricerca di un
lavoro qualsiasi.
Per molti soprattutto per i
giovani, cercare lavoro significa soprattutto realizzare l’attività
professionale coerente con i propri percorsi di studio.
Non sempre i luoghi di provenienza
sono in grado di offrire opportunità coerenti con i singoli percorsi di studio.
Allora, per tanti giovani del sud, emigrare significa continuare il proprio
viaggio avviato con l’ingresso nelle Università in altre regioni o in altre
nazioni.
Eppure la globalizzazione potrebbe
rappresentare una opportunità per tante aree economicamente marginali, come è
il mezzogiorno d’Italia o la regione Basilicata. Il seminario ha evidenziato
che ciò è possibile a condizione di saper valorizzare le le risorse umane
disponibili nel proprio contesto di provenienza, altrimenti la nuova
emigrazione rischia di depauperare completamente i territori senza nessuna
speranza di cambiamento: fare sviluppo non significa infatti solo aumentare
indicatori di carattere economico, significa anche migliorare la qualità della
vita, le relazioni sociali fra le persone che vivono in date comunità e
soprattutto aumentare il capitale sociale e relazionale di ognuno.
Il fenomeno delle migrazioni
(emigrazione ed immigrazione) può essere anche l’occasione per la promozione di
uno sviluppo auto propulsivo in grado di valorizzare le esperienze identitarie
dei propri concittadini, di chi arriva e di chi parte, valorizzandole in un
sistema di retizzazione e di reciproco scambio con la comunità autoctona e allo
stesso tempo valorizzando le culture degli immigrati presenti, in una logica di
accoglienza e di integrazione attiva (scambio interculturale).
Il rapporto fra immigrazione e
nuova emigrazione costituisce un mix funzionale per far crescere le comunità
locali sia economicamente che demograficamente, viste le attuali condizioni
economiche e sociali e di spopolamento.
Per molti intervenuti, valorizzare
il capitale umano, economico e sociale, costituisce la policy adeguata per
attivare vero sviluppo nelle diverse realtà lucane.
A ciò bisogna aggiungere che la
memoria costituisce un valore che va gelosamente conservato in tutti i sensi:
la valorizzazione della memoria può consentire di avviare processi economici,
anche significativi, che si fondino sull’appartenenza identitaria: si pensi al
turismo della memoria e della cultura, alla valorizzazione dei monumenti
storici che rappresentano la memoria dei luoghi e delle risorse materiali
autoctoni, alla memoria delle produzioni tradizionali che possono produrre
modelli organizzativi che recuperino i saperi di tante comunità locali.
Il seminario di Tramutola ha da un
lato evidenziato la drammaticità delle migrazioni in generale ed il nuovo
rischio di desertificazione sociale che può derivare dalla crescita di nuova
emigrazione, ma dall’altro lato ha anche evidenziato come le
emigrazioni/immigrazioni possono rappresentare una opportunità di crescita
sociale ed economica per le comunità locali dei diversi territori della
Lucania.
Ciò che è decisiva è la capacità
di intelligente gestione politica e progettuale di questi flussi, che è
indispensabile recuperare rapidamente: senza questa condizione si rischia di
raccogliere solo gli effetti negativi dei movimenti di popolazione in arrivo o
in partenza.
Il seminario è stato organizzato
nell’ambito delle "giornate dell’emigrante lucano" con il patrocinio
del Consiglio regionale della Regione Basilicata e della Commissione regionale
dei Lucani all’Estero. Un ringraziamento significativo va al Sindaco del Comune
di Tramutola per l’ospitalità e la disponibilità ad avviare nuove politiche di
valorizzazione del proprio territorio promuovendo nuovi modelli di sviluppo
partecipati dal basso. (Antonio Sanfrancesco* /Cambiailmondo /Inform)
* Segretario della Filef
Basilicata
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