PLAN CONDOR
Venerdì
11 ottobre la prima udienza del processo sui 23 “desaparecidos” italiani
scomparsi in Sud America tra il 1973 e il 1978
Anche
il Pd, insieme al governo italiano, si costituisce parte civile nel
procedimento. Ne illustrano le ragioni il parlamentare eletto nella
ripartizione America meridionale Fabio Porta, il responsabile Italiani nel
Mondo Eugenio Marino e il segretario nazionale Guglielmo Epifani
ROMA – Venerdì 11 ottobre è fissata presso il
Tribunale di Roma la prima udienza preliminare del processo Condor, operazione
messa in atto dalle dittature militari al potere negli anni Settanta in diversi
Paesi dell’America Latina per sopprimere gli oppositori politici. 35 gli
imputati di Bolivia, Cile, Perù e Uruguay. Il procedimento mira ad accertare la
responsabilità per la scomparsa avvenuta tra il 1973 e il 1978 di 23 cittadini
italiani residenti nel sub-continente.
“Si tratta di un momento di grande importanza dal
punto di vista storico e politico – ha affermato Fabio Porta, parlamentare
eletto per il Pd nella ripartizione America meridionale e presidente del
Comitato per gli italiani all’estero e la promozione del sistema Paese della
Camera, alla conferenza stampa organizzata questa mattina per illustrare le
ragioni che hanno spinto il Pd a costituirsi parte civile nel procedimento,
ricordando i rapporti che legano il partito “al continente sudamericano e alla
popolazione italiana che vive in quei Paesi”. Legami che sono alla base di
questa decisione e “in continuità con quanto già avvenuto in passato – rileva
Porta, ricordando come fu il governo guidato da Romano Prodi il primo esecutivo
a costituirsi parte civile in uno dei processi celebrati in Italia per i reati
commessi al centro di detenzione istituito presso la base militare dell’Esma a
Buenos Aires. L’esponente democratico ringrazia poi il premier Enrico Letta,
per aver assunto un’analoga decisione in vista del processo (vedi Inform del 4
ottobre: http://comunicazioneinform.blogspot.it/2013/10/il-presidente-del-consiglio-letta-firma.html).
Sui legami con “la componente dei partiti
progressisti dei Paesi latino-americani” si sofferma anche Giacomo Filibeck,
responsabile Esteri del Pd. “Questa decisione è un’ulteriore dimostrazione
della nostra vicinanza a tutti quei movimenti che oggi sono in prima linea
nella compagine di governo in gran parte di questi Paesi, ma che nel passato
hanno subito le repressioni di cui tutti siamo a conoscenza – ha affermato
Filibeck, sottolineando come tale vicinanza vada intesa anche a livello
europeo. “Vogliamo dimostrare la presenza in Europa di un nuovo soggetto che si
sta muovendo per la promozione e per il rispetto dei diritti umani, soggetto –
precisa - che è il movimento dell’alleanza progressista”. La decisione del Pd
di costituirsi parte civile è dunque “un gesto di alto valore simbolico, ma
anche di solidarietà politica nei confronti di una storia, un percorso che
intende perseguire la giustizia quale valore universale, tratto distintivo
dell’identità dello stesso nostro partito – afferma Filibeck, mentre il
responsabile Giustizia, Danilo Leva, ne evidenzia “l’innovazione anche in
termini di procedura penale”. “È la prima volta nella storia repubblicana che
un partito politico decide di intervenire in un processo e di farlo – spiega -
come portatore di interessi diffusi e per reati di natura politica”. Il Pd
assisterà con l’avvocato Antonello Madeo i familiari delle vittime nel
processo, coadiuvando il Frente Amplio, coalizione progressista oggi al
governo in Uruguay dal cui presidente, Monica Xavier, è giunta al Pd la
richiesta di condividere questo percorso.
Per Eugenio Marino, responsabile degli Italiani
nel Mondo del partito, si tratta di “un atto dovuto alla storia del nostro
Paese e alla storia dell’emigrazione italiana”, emigrazione che è “un tratto
identitario della nostra storia” ed ha “caratteristiche e continuità” che la
rendono un unicum nel panorama mondiale. “L’emigrazione ha portato con
sé momenti, storie private e collettive di eccellenza ma anche moltissimo
sangue – afferma Marino, ricordando i connazionali vittime di persecuzioni
politiche, di odio razziale, di tragedie del lavoro come quelle di Mononagh e
Marcinelle, e di traversate come quelle oceaniche o sui valichi alpini, “quando
si emigrava in maniera clandestina, come si dice oggi, guardando a chi tenta di
raggiungere le nostre coste”. “Si tratta di procedimenti giudiziari che
intendono restituire giustizia alle vittime italiane, ma anche nei confronti di
criminali di origine italiana – afferma l’esponente democratico, sottolineando
come i connazionali abbiano condiviso per intero, vittime e carnefici, questo
tratto di storia latino-americana.
“Il Pd fa sua questa componente cosmopolita che è
propria dell’emigrazione italiana e con il suo costituirsi parte civile –
conclude Marino - vuole dimostrare come non ci si possa chiudere all’interno
delle nostre frontiere e nei nostri confini nazionali davanti a bisogni e
necessità che richiedono risposte di portata internazionale”.
Il segretario nazionale del Pd, Guglielmo Epifani,
rende merito al lavoro del procuratore Giancarlo Capaldo, che a distanza di oltre
35 anni cerca di fare luce su fatti di questa complessa vicenda storica e
ribadisce come l’iniziativa del partito “sia dovuta al sacrificio e alla
memoria di tanti cittadini italiani che si sono battuti per la democrazia e la
libertà”. “È un processo dovuto – aggiunge - alla luce del valore che rivestono
i diritti delle persone, diritti le cui violazioni non sono cancellabili con il
passare del tempo, né sono divisibili per continente”. “Credo che questa sia da
parte nostra una scelta politicamente corretta, scelta – conclude Epifani - che
prova a riconciliare il nostro tempo presente con la memoria di ciò che è
stato, per l’affermazione della libertà, della democrazia e della non
violenza”. Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il presidente della
onlus 24 marzo, Jorge Ithurburu, che ha richiamato attenzione per tutti i
familiari colpiti dalle “sparizioni” dei propri congiunti. Ithurburu si è
soffermato in particolare sull’uccisione di Juan Montiglio Murua, vittima
dell’attacco al palazzo presidenziale cileno de La Moneda ai
danni da Salvador Allende (colpo di stato dell’11 settembre 1973), ucciso e
sepolto in una fossa comune a Peldehue. Tra i capi di imputazione anche
l’uccisione di Omar Venturelli, ex sacerdote italo-cileno, insegnante di pedagogia
impegnato nel sociale e a fianco dei contadini mapuche, scomparso nel
1973 dopo un periodo di detenzione nel carcere di Temuco, in Cile. (Viviana
Pansa – Inform)
Nessun commento:
Posta un commento