PATRONATI
A Roma il seminario dell’Ital Uil “L’immigrazione
cambia, cambiano le sue leggi”
ROMA - Si è svolto ieri 3 dicembre, presso la sala convegni
dell’AIL a Roma, il Seminario Nazionale “L’immigrazione cambia, cambiamo
le sue leggi” organizzato dal Patronato ITAL Uil e dalla UIL. Un incontro
incentrato sui cambiamenti del fenomeno migratorio dal punto di vista del
mercato del lavoro, della società e della demografia, e sulla valutazione degli
strumenti più adeguati che possano rendere efficace il meccanismo d’incontro
tra domanda e offerta di lavoro al fine di favorire l’occupazione legale, ma
anche per ripensare ad una riforma della legislazione in tema di immigrazione,
asilo e cittadinanza.
Ad introdurre i lavori del convegno il vicepresidente
dell’Ital Uil Alberto Sera, che nel ricordare la tragedia dei morti in mare a
largo di Lampedusa, attraverso le poesie degli studenti di un istituto di Roma,
ha citato una frase del Cardinal Scola: “il mescolamento dei popoli è un
processo e i processi non ci chiedono il permesso di capitare,
avvengono”. - Se dunque non possiamo fare nulla contro i processi – ha
affermato Sera - possiamo rivendicare le leggi che permettono al nostro Paese
di fare un passo avanti nella civiltà. Il meticciato è la ricchezza di un
popolo.” Una ricchezza a cui il Patronato è molto attento, come ha specificato
Gilberto De Santis, Presidente dell’Ital, - da un lato perché è parte del
nostro lavoro quotidiano, sono infatti molti i cittadini immigrati che si
rivolgono ai nostri uffici, dall’altro perché il fenomeno migratorio in qualche
modo è parte della storia dell’Ital, che con le sue sedi all’estero sostiene e
tutela i nostri migranti. Queste leggi sull’immigrazione non ci soddisfano e
per questo continueremo con il nostro impegno per far crescere questo Paese.
Per l’occasione il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge
ha inviato un messaggio sul tema “Le immigrazioni non sono un problema da
risolvere ma un processo da governare”. “Sull’immigrazione scrive
il ministro - c’è molta disinformazione, ad esempio alla cosiddetta
‘Bossi – Fini’ sono state attribuite più colpe e meriti di quelli che ha
realmente. A più di 10 anni da questa legge e a più di 20 anni dalla legge
sulla cittadinanza ed essendoci stati nel frattempo importanti cambiamenti
sociali economici e demografici, le leggi che regolano la
cittadinanza e l’immigrazione andrebbero aggiornate, non sulla base del
cosiddetto buonismo che spesso mi viene contestato, ma sulla base di
principi di giustizia contenuti nella nostra Costituzione, nel
diritto comunitario e internazionale e partendo dal presupposto che le
immigrazioni non sono un problema da risolvere ma un processo da governare.
Se lo governiamo bene e senza pregiudizi paure o sopravvalutazioni potrà
essere un importante fattore di crescita economica politica e culturale
per il nostro Paese come già dati oggettivi sembrano indicare”.
Ad approfondire le dinamiche che la crisi occupazionale ha
innescato nell’ambito del mercato del lavoro degli stranieri la relazione di
Giuseppe Casucci, coordinatore nazionale del Dipartimento Politiche Migratorie
della Uil : “Negli ultimi 5 anni abbiamo assistito ad un aumento
esponenziale del tasso di disoccupazione degli immigrati che è passato
dall’8 a quasi il 18%. Nel primo e secondo semestre 2013, la crisi
occupazionale ha registrato un’ulteriore impennata con circa 511 mila stranieri
iscritti alle liste di disoccupazione e oltre 1.25 milioni risultanti
inattivi, La crisi dunque sta modificando gli equilibri non solo
dell’occupazione italiana ma anche di quella straniera. Per tanti anni italiani
e stranieri hanno lavorato insieme in una sorta di complementarietà, oggi
questa complementarietà sta venendo meno e potrebbe diventare
conflitto”. “Gli stranieri – ha aggiunto Casucci - rappresentano un’importante
risorsa per l’Italia e contribuiscono a circa l’11% del PIL. In cambio di
questo apporto l’Italia li ha ricambiati con una legislazione discriminatoria e
punitiva . Per la Uil è tempo di ripensare ad una riforma della legislazione
sull’immigrazione e l’asilo e questo non significa semplicemente abolire la
legge Bossi –Fini, ma ripulire la normativa da un approccio anti migratorio e
rendere finalmente fluido ed efficace il meccanismo di incontro tra domanda e
offerta di lavoro, con l’obiettivo di fornire l’occupazione legale e
combattere quella sommersa”. Per Antonio Golini, demografo e presidente
dell’Itat non vi è invece paese al mondo che abbia un’ottima legge sull’
immigrazione cui potremmo ispirarci per farne una nostra. “ La verità – ha
spiegato Golini - è che l’immigrazione è un trapianto sociale e come tutti i
trapianti richiede cura, tempo, gradualità, preparazione e impegno. L’incontro
di oggi da testimonianza di questo impegno ma non toglie nulla alla
grande complessità del problema. Cambiare le leggi è un bello slogan ma non è
facile trovare la formula. Fino ad ora le migrazioni in Europa, in
particolare in Italia e in Spagna, paesi che hanno avuto
l’immigrazione straniera più veloce e più intensa negli ultimi anni, sono
state necessarie e convenienti: necessarie per riempire buchi
demografici e occupazionali, conveniente perché ha contribuito a riequilibrare
i sistemi demografici ed economici. Ma – si interroga Golini - che tipo
di immigrazione può essere conveniente, e soprattutto da dove? La verità è che
nel mondo c’è una terrificante asimmetria, i paesi sviluppati dove va
l’immigrazione avrebbero bisogno di 2 milioni di immigrati all’anno, i
paesi arretrati avrebbero bisogno di espellere dal mercato del lavoro 20 - 30
milioni di emigrati l’anno. È una asimmetria demografica - economica che si
scontra con un’asimmetria giuridica: da un lato il diritto del singolo di
lasciare il proprio paese e dall’altro il diritto di uno Stato ad ammettere
solo un determinato numero di persone”. Un conflitto che, secondo il
Presidente dell’Istat , nessun Paese è riuscito a risolvere, motivo per cui non
c’è nessuna legge al mondo sull’immigrazione a cui potersi ispirare.
“Cosa diversa – ha concluso Golini - è una legge sulla integrazione degli
immigrati dove si possono trovare delle soluzioni accettabili o addirittura
auspicabili. Noi perdiamo capitale umano, per via della forte emigrazione
giovanile e non acquisiamo quello degli stranieri e dei giovani nati in Italia
da genitori stranieri”.
Ad arricchire ulteriormente il dibattito gli interventi dei
delegati delle categorie Uil che hanno fornito testimonianze dirette del loro
lavoro ma anche della loro vita. Al centro di tutti gli interventi il lavoro e
l’importanza che questo riveste per un immigrato. Se un lavoratore
straniero perde il lavoro, non perde solo lo stipendio, ma anche il diritto di
rimanere in questo Paese. Questo è solo l’inizio del baratro perché da quel
momento diventa un fantasma; per questo il lavoro dello sportello per
l’immigrazione è importante, perché prova a facilitare la vita degli
immigrati dando loro informazioni utili, per un valido inserimento professionale,
per evitare di finire nel lavoro nero, è un sostegno per coloro che si
affacciano su un mondo che spesso deve sembrare loro complicato se non
totalmente inaccessibile. “Manteniamo salda un’idea nell’affrontare un fenomeno
così complicato e contraddittorio come quello dell’immigrazione, cioè che
siamo un sindacato con grande passione sociale e che ha tra i suoi punti fermi
la rappresentanza di una parte del mondo che ci circonda, il mondo del lavoro
che comprende anche i cittadini e le cittadine migranti”. Ha affermato il
segretario confederale della Uil Guglielmo Loy, Segretario Confederale
UIL nella relazione finale del Seminario. “I migranti nel mondo – ha proseguito
Loy - sono quasi 250 milioni, in Europa i migranti sono 50 milioni di cui 1milione
e mezzo di richiedenti asilo o rifugiati, mentre il nostro Paese è vicino ai 5
milioni di cittadini immigrati. Ogni anno in Italia nascono 80 mila bambini
figli di genitori stranieri, vi sono 20 mila matrimoni misti, mentre il
fenomeno del ricongiungimento familiare non rallenta e la metà dei cittadini
migranti sono lungo soggiornanti. A questi si aggiungono coloro che sono
riusciti ad avere la cittadinanza italiana. In questo contesto va anche
ricordato che il mercato occupazionale degli immigrati è il più sensibile
alla crescita e alla decrescita dell’economia ed è quello che più insegue il
lavoro nel momento in cui l’economia tira , ma è anche il settore più
vittima della crisi quando essa scoppia”. Da Loy è stata anche sottolineato la
necessità di semplificare il sistema del rilascio dei permessi di soggiorno e
di evitare che sull’aspettativa sulla cittadinanza si carichino attese per
risolvere problemi di natura amministrativa. “Quindi – ha detto Loy – è
necessario ampliare l’accesso ai diritti sociali e civili., affinché la scelta
della cittadinanza sia consapevole, volontaria e bilanciata e non un mezzo per
accedere a diritti. Serve armonia delle regole -ha concluso- che danno
equilibrio tra stato e cittadini. Sullo sfondo ci sono le questioni che più ci
riguardano, l’istruzione, la salute la casa il lavoro e le politiche attive e
l’accesso alla rete dei servizi pubblici e privati”. (Inform)
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