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mercoledì 11 dicembre 2013

In Commissione Esteri un’interrogazione sul caso di Roberto Berardi, connazionale detenuto da 10 mesi nelle carceri della Guinea Equatoriale

CAMERA DEI DEPUTATI
In Commissione Esteri un’interrogazione sul caso di Roberto Berardi, connazionale detenuto da 10 mesi nelle carceri della Guinea Equatoriale

La risposta del vice ministro agli Esteri Lapo Pistelli: “Impegno costante e nulla di intentato al fine di trovare una soluzione positiva del caso e per la tutela dei diritti degli italiani detenuti all’estero”

ROMA – In Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati il vice ministro agli Esteri Lapo Pistelli ha risposto ad un’interrogazione presentata nei giorni scorsi da Vincenzo Amendola e Lia Procopio Quartapelle (Pd) sulla detenzione nelle carceri della Guinea Equatoriale di Roberto Berardi, imprenditore italiano attivo in loco dal 2011. Berardi è detenuto da 10 mesi nel carcere di Bata, le cui condizioni igienico-sanitarie in particolare destano forti preoccupazioni nella sua famiglia. I due deputati democratici chiedono di sapere gli esiti delle trattative diplomatiche condotte in proposito dalla Farnesina e dal Nunzio apostolico accreditato con la Repubblica di Guinea e “quali ulteriori iniziative il Governo intenda assumere per garantire il pieno sostegno a Roberto Berardi in merito alla protezione consolare del condannato riguardo tutte le forme di assistenza previste dal nostro ordinamento, incluse le visite al detenuto, oltre che la puntuale informazione ai famigliari sulla sua situazione medico-sanitaria”.

Nella risposta viene ribadita l’attenzione riservata dal ministro degli Esteri Emma Bonino e dalla Farnesina ai casi dei connazionali detenuti all’estero, casi “che mediamente richiedono molto tempo ed energie in termini di assistenza consolare” e in cui “attraverso un impegno costante e convinto, non viene mai lasciato nulla di intentato al fine di trovare una soluzione positiva”. Questo vale anche per il caso soprarichiamato – assicura Pistelli, - avvenuto in un Paese in cui non vi è una rappresentanza consolare e per cui è competente l’Ambasciata di Yaoundè in Camerun. Tale rappresentanza – fa sapere il vice ministro – ha chiesto formalmente e ripetutamente alle autorità di Malabo di poter effettuare una visita consolare al connazionale che, in base alla sentenza emessa il 26 luglio scorso, dovrà scontare 2 anni e 4 mesi di reclusione a Bata. Una richiesta su cui si continua ad insistere sia presso l’Ambasciata della Guinea Equatoriale a Roma – da ultimo con una apposita nota verbale emessa il 4 dicembre scorso – che sensibilizzando la autorità del Paese affinché si assicurino a Berardi “condizioni di detenzione accettabili e tutela dei suoi diritti”. “La nostra Ambasciata ha inoltre fornito assistenza al connazionale anche attraverso persone di riferimento sul posto, che hanno mantenuto frequenti contatti con lui ed effettuato diverse visite nel luogo di detenzione – afferma Pistelli, aggiungendo come “secondo le informazioni in nostro possesso”, la condizioni di salute di Berardi sarebbero “complessivamente buone”. 

“Numerosi sono stati anche gli interventi svolti per favorire il rilascio del connazionale – prosegue il vice ministro, richiamando una nota verbale inviata il 22 aprile dall’Ambasciata al Ministero degli Esteri di Malabo per sollecitare la scarcerazione e il rientro in Italia del connazionale, seguita da una richiesta ufficiale di liberazione rivolta al figlio del presidente della Guinea Equatoriale, Teodorìn Nguema Obiang Mangue – socio della società di costruzioni alla cui attività era legata quella dello stesso Berardi – e dall’intervento presso il Presidente della Repubblica Teodoro Obiang da parte del Nunzio Apostolico a Yaoundé, accreditato anche in Guinea Equatoriale. “Il 13 maggio il direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del Mae, Cristina Ravaglia, ha ricevuto l’ambasciatore della Guinea Equatoriale a Roma, Cecilia ObonoNdong, già convocata nei giorni precedenti, per sensibilizzarla sul caso del connazionale”, incontro cui è seguita, il 29 maggio – fa sapere il vice ministro, - la sensibilizzazione da parte dello stesso direttore generale dell’Incaricato d’Affari guineano, presente alla Farnesina in occasione della Giornata dell’Africa. “In data 20 giugno, è stato svolto un passo anche presso il Rappresentante permanente della Guinea Equatoriale alla FAO, Crisantos Obama Ondo. In tali occasioni – segnala Pistelli, - ci è stato confermato che il connazionale per essere liberato dovrà restituire la somma di 1,5 milioni di Euro”. Il vice ministro ribadisce come dei passi svolti siano stati informati i familiari, ricevuti alla Farnesina il 5 giugno e il 25 novembre. “La Farnesina, anche per il tramite dell’Ambasciata a Yaoundé, continuerà a seguire gli sviluppi della vicenda con il massimo impegno – conclude Pistelli - con l’obiettivo di tutelare i diritti del connazionale, esplorando ogni praticabile soluzione che vada in questo senso”. (Inform)

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