COMMISSIONE
EUROPEA
Le iniziative di intervento emerse dalla task force per il Mediterraneo
Azioni di sorveglianza delle frontiere, assistenza, lotta
alla tratta di essere umani, protezione regionale e cooperazione con i Paesi
terzi per impedire che si ripetano tragedia come quella di Lampedusa
BRUXELLES – La Commissione Europea presenta una serie di iniziative volte all’assistenza dei migranti in fuga nel Mediterraneo, risultato del lavoro di una task force ad hoc, presieduta dalla Commissione, per riflettere su come rafforzare le politiche e gli strumenti in materia nel breve e medio termine.
Cinque gli ambiti di intervento individuati: sorveglianza delle frontiere; assistenza e solidarietà; lotta contro la tratta, il traffico di migranti e la criminalità organizzata; protezione regionale, re-insediamento e ingresso legale in Europa; azione di cooperazione nei Paesi terzi.
Per intensificare le operazioni di controllo alle frontiere ed intercettare le imbarcazioni in pericolo nel Mediterraneo, Frontex ha presentato alla task force una nuova strategia che mira a coordinare i pattugliamenti all’interno di una piattaforma comune e coordinata, da Cipro alla Spagna, concentrandosi sulle principali rotte migratorie. Il lavoro di sorveglianza delle frontiere degli Stati membri sarà perfettamente coordinato nel quadro delle operazioni condotte da Frontex - si legge nella nota diffusa dalla Commissione in proposito - e andrà a costituire una rete europea di pattuglie concentrata sulle principali rotte migratorie, da Cipro alla Spagna, in modo da intercettare le imbarcazioni e intervenire in tempo per salvare la vita dei migranti in pericolo. Secondo le stime di Frontex, per realizzare questa nuova strategia ci vorranno circa 14 milioni di euro in più l’anno. In questo quadro rientra il nuovo sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (Eurosur) che permetterà di dare un’idea più chiara di quanto avviene in mare e di intensificare lo scambio di informazioni e la cooperazione all’interno e tra le autorità degli Stati membri, e tra queste e Frontex. Le informazioni sugli incidenti e i pattugliamenti saranno immediatamente condivise e si segnala che coloro che offrono assistenza in mare – navi mercantili o altri tipi di imbarcazioni – non rischiano nessuna conseguenza giuridica negativa, a condizione che si agisca in buona fede.
Per quanto riguarda l’assistenza e la solidarietà si evidenzia come ciascuno Stato membro debba disporre di sistemi d’asilo, migrazione e integrazione efficienti. Tuttavia, gli Stati membri esposti a un forte afflusso migratorio devono poter beneficiare di un sostegno particolare che rende necessari nuovi strumenti.Per quanto riguarda il sostegno finanziario, la Commissione sta accantonando fondi per un totale di 50 milioni di euro (compresi i finanziamenti di emergenza). Per l’Italia in particolare sono stati stanziati 30 milioni di euro, anche per le operazioni di sorveglianza delle frontiere nel quadro del mandato Frontex, mentre per gli altri Stati membri sono stati stanziati 20 milioni di euro per migliorare la capacità di accoglienza, di trattamento, di selezione e di registrazione. Nuovi importanti strumenti sono stati messi a punto, come il sostegno al trattamento delle domande di asilo, che consiste nell’inviare i funzionari di uno Stato membro nei Paesi in prima linea per favorire un trattamento efficiente e efficace delle domande di asilo. L’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO) avrà un ruolo centrale perché permetterà di indirizzare la solidarietà degli Stati membri verso quei paesi particolarmente sotto pressione.
Per la lotta alla tratta di esseri umani viene rilevata la necessità di intensificare la cooperazione pratica e lo scambio di informazioni anche con i Paesi terzi. Tra le iniziative proposte: più centralità e risorse a Europol in modo che possa coordinare le altre agenzie dell’UE preposte alla lotta contro il traffico di esseri umani e contro la criminalità organizzata; riesame dell’attuale legislazione dell’UE contro il traffico di esseri umani, il cosiddetto “pacchetto favoreggiatori”, in modo da conciliare l’efficacia della lotta contro il traffico con la necessità che l’assistenza umanitaria non venga considerata un reato; più sostegno ai programmi di sviluppo della capacità per contrastare il traffico e la tratta di esseri umani nel nord Africa, nei principali Paesi d’origine e nei Paesi di primo asilo (anche con formazioni rivolte alle forze dell’ordine e agli operatori giudiziari). Secondo le stime di Europol sono necessari fino a 400 000 euro in più l’anno per potenziare la lotta contro la criminalità organizzata e il traffico di esseri umani.
Nell’ambito delle iniziative di protezione, viene rilevato come per il re-insediamento sia possibile fare di più per garantire che chi ha bisogno di protezione arrivi nell’UE senza correre rischi. Nel 2012 4.930 persone sono state re-insediate nell’Unione in dodici Stati membri (Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo, Finlandia, Svezia e Regno Unito). Nello stesso anno il Regno Unito ha reinsediato più di 50.000 persone.
Se tutti gli Stati membri partecipassero al reinsediamento e mettessero a disposizione un numero proporzionato di posti – si legge nella nota della Commissione, - l’Unione sarebbe in grado di accogliere migliaia di persone in più dai campi profughi. Per dare impulso al reinsediamento nel 2014-2020 saranno messi a disposizione fondi per sostenere sforzi e impegni aggiuntivi in questo senso. La Commissione europea prevede di mettere a disposizione un importo forfettario fino a 6.000 euro per ogni rifugiato reinsediato. La Commissione è pronta a verificare la possibilità di ingressi protetti nell’UE che permetterebbero ai cittadini di Paesi terzi di accedere alla procedura d’asilo prima di entrare nell’UE e senza imbarcarsi in viaggi pericolosi. Questa proposta verrà ulteriormente definita nei prossimi mesi, in particolare nel contesto del dibattito sul futuro delle politiche di affari interni.
Per migliorare le capacità di protezione nelle regioni da cui provengono molti rifugiati, sarà necessario rafforzare e ampliare i programmi di protezione regionali esistenti. In particolare un programma rafforzato di protezione regionale per l’Africa settentrionale (Libia, Tunisia e Egitto) dovrà essere associato al nuovo programma di sviluppo e di protezione regionale per la Siria. In futuro nuovi programmi di protezione regionali dovranno coprire i principali paesi della regione del Sahel.
L’Unione e gli Stati membri dovranno aprire nuovi canali di ingresso legale: va data piena attuazione alla direttiva sui lavoratori stagionali e la Commissione si augura che i co-legislatori raggiungano presto un accordo sulla proposta di direttiva che incentiva studenti, ricercatori e altri gruppi di cittadini di Paesi terzi a trascorrere soggiorni per brevi periodi nell’Unione.
Infine, per quanto riguarda le azioni di cooperazione, la Commissione europea ha appena condotto in porto i negoziati con la Tunisia e l’Azerbaigian per un accordo di partenariato per la mobilità, che andrà presto a aggiungersi ufficialmente ai cinque accordi già in corso con Capo Verde, Moldova, Georgia, Armenia e Marocco. I partenariati per la mobilità permettono di individuare nuovi canali di migrazione legale e aiutano i paesi partner a potenziare la capacità di offrire protezione nella regione e rispettare i diritti umani sul proprio territorio. Questi strumenti permettono inoltre di intensificare la cooperazione nella lotta contro le reti di passatori e trafficanti.
L’azione diplomatica dovrà essere finalizzata a raggiungere ulteriori risultati nei dialoghi sulla mobilità con i Paesi terzi. Occorre, per esempio, avviare nuovi dialoghi su migrazione, mobilità e sicurezza con altri paesi del Mediterraneo, in particolare Egitto, Libia, Algeria e Libano.
Altre iniziative politiche e diplomatiche dovranno mirare a garantire la cooperazione con i Paesi di origine e di transito per combattere il traffico e sgominare le reti e per assicurare la riammissione dei migranti irregolari. Campagne d’informazione permetteranno di sensibilizzare i migranti ai rischi legati ai canali di migrazione irregolare e alle minacce rappresentate da passatori e trafficanti e di rendere noti i canali di migrazione legale.
La Commissione riferirà sulla materia ai ministri della Giustizia e degli Affari interni il 5 e 6 dicembre, in vista della discussione e dell’approvazione al Consiglio europeo di dicembre. Le iniziative più a lungo termine saranno inoltre analizzate in occasione della riflessione sul seguito del programma di Stoccolma, quando verranno soppesate le sfide e le priorità delle politiche di affari interni nei prossimi anni. (Inform)
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