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martedì 1 ottobre 2013

Il documento finale della Commissione Continentale dei Paesi Anglofoni Extraeuropei

ITALIANI ALL’ESTERO
Il documento finale della Commissione Continentale dei Paesi Anglofoni Extraeuropei
(Ottawa, Canada 27-29 settembre 2013)

OTTAWA - La Commissione Continentale dei Paesi Anglofoni Extraeuropei si è riunita ad Ottawa, il 27 e 28 settembre nella residenza di S.E. l’Ambasciatore d’Italia in Canada, Ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, che la Commissione ringrazia insieme all’Ambasciatrice per la loro cortese disponibilità e generosa ospitalità. Ai lavori hanno preso parte: la delegazione del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato, composta dai Senatori Renato Turano, Francesco Giacobbe Stefania Giannini e Giuseppe Pagano e le onorevoli Francesca La Marca e Fucsia Nissoli, offrendo un concreto e interessante contributo sui diversi punti dell’allegato ordine del giorno, nonché il Coordinatore, Tony Cuffaro, e il Vice Coordinatore, Dario Zanini, del Com.It.Es. di Ottawa in rappresentanza della comunità.

Dal comune dibattito, dopo l’allegata relazione introduttiva del Vice Segretario Generale, Silvana Mangione, è emersa con forza la conclusione condivisa che mai come in questo momento i vari livelli di rappresentanza devono lavorare a stretto contatto.

La Commissione si è espressa all’unanimità nel riaffermare che gli italiani all’estero hanno sempre mantenuto alta l’immagine della dignità dell’Italia e costituiscono vere certezze per la promozione del Sistema Italia e di Destinazione Italia. In questo passaggio della vita del nostro Paese d’origine, così pieno di contrapposizioni sia fra forze politiche alleate tra loro sia all’interno degli stessi partiti e fra le diverse realtà sociali, negli atteggiamenti di alcuni esponenti del Governo e del Parlamento nei confronti degli Italiani all’Estero si stanno verificando pericolose contraddizioni, che possono provocare un grave sfilacciamento dei rapporti tra l’Italia e le collettività fuori dai confini. Per questo il 29 settembre, nello splendido ambiente di Villa Marconi, la Commissione ha realizzato con il contributo dell’Ambasciatore Cornado, un Seminario sull’internazionalizzazione, nel corso del quale i Consiglieri del CGIE e delCom.It.Es. di Ottawa, i parlamentari presenti, l’addetto scientifico dell’Ambasciata, una giovane ricercatrice, la Presidente del Congresso Italo–Canadese, esperti e rappresentanti delle associazioni e della stampa locale hanno evidenziato i modi nei quali gli italiani all’estero, indispensabili fattori di crescita, e l’Italia stessa possono instaurare nei nostri Paesi best practices che permettano un notevole incremento delle ricadute economiche e commerciali a favore dell’Italia.

Come da prassi consolidata, la Commissione ha approfondito i temi suggeriti dal Paese ospitante che sollecita la revisione dell’accordo Italia – Canada, relativo al programma Working Holiday, affinché il Canada aumenti il numero dei potenziali fruitori e ne prolunghi i tempi di soggiorno e l’Italia garantisca la piena reciprocità, non considerando ostativo il dettame dell’articolo 40, comma 20, della vigente legislazione sull’immigrazione. La Commissione auspica la conclusione di accordi bilaterali separati per programmi simili nei diversi Paesi di residenza.

La Commissione riconferma al Governo e al Parlamento che gli stanziamenti per l’insegnamento della lingua e della cultura italiana all’estero costituiscono uno dei più fruttuosi investimenti per l’espansione del Sistema Italia, dato l’effetto moltiplicatore dell’accrescimento della presenza di italofoni e italofili nei suoi mercati chiave. Nel corso degli anni, nei Paesi anglofoni extraeuropei si è rivelata vincente la strategia di inserire i corsi di lingua italiana nei curriculadelle scuole dell’obbligo, pubbliche e private, anche mediante accordi con i Paesi ospitanti, nonché l’uso dell’italiano nell’insegnamento di altre materie obbligatorie. Reitera la richiesta di razionalizzare la presenza di insegnanti di ruolo all’estero, prevedendo altri tipi di trattamento, incarico e destinazione all’estero dei docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua e plaude all’indagine conoscitiva avviata su questa istanza dalla Commissione Cultura del Senato in sintonia con la Commissione Esteri e il Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero. Auspica che sia riattivata la Cabina di regia MAE, MIUR, CGIE, RAI e Confindustria per l’attuazione delle indicazioni fornite dal Convegno di Montecatini del 1996 e dal seminario MAE – CGIE del 2012. Avverte che i corsi di italiano a livello universitario stanno diminuendo di numero a causa dei tagli nei bilanci degli atenei nei quattro Paesi.

Deplora la programmazione di RAI Italia, scaduta a livelli inaccettabili e non più adempiente ai suoi obiettivi istituzionali di promuovere la diffusione della lingua e della cultura italiana ed il lancio del Made in Italy e by Italy. Per la stampa italiana all’estero, la Commissione conferma l’esigenza di giungere al più presto a un intervento legislativo di riordino della materia, che preveda più rigorosi controlli dei bilanci e della tiratura effettiva, della composizione della redazione, del rispetto della periodicità dichiarata, dei contenuti non derivati soltanto dal taglia-e-cuci di comunicati di agenzia e di incompatibilità della coincidenza della figura dell’editore con quella di tipografo. Ricorda che l’informazione cartacea è affiancata in misura sempre maggiore dall’informazione elettronica e che ambedue, insieme a radio e televisioni locali, devono essere garantite e protette perché assolvono una funzione insostituibile.

La Commissione ha affrontato la questione delle chiusure dei Consolati di Adelaide e Brisbane in Australia e di Newark negli Stati Uniti e rammenta che la proposta di razionalizzazione della rete diplomatico–consolare del 2011 fu congelata in attesa della predisposizione di un piano di ristrutturazione del Ministero degli affari esteri, da sottoporre all’esame e approvazione dei due rami del Parlamento. Tale piano non è stato presentato alla Camera né al Senato per le decisioni di competenza, né al CGIE per acquisire il parere obbligatorio che il Governo deve chiedere con riferimento alle: «… linee di riforma dei servizi consolari, scolastici e sociali», ex art.3, comma 1, punto e) della legge istitutiva del Consiglio Generale. Questi Consolati sono fondamentali non soltanto per il dovuto servizio ai cittadini che, ai sensi dell’art. 3 della Costituzione italiana: «… hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali», fra le quali rientra la nostra condizione di residenti all’estero. Questi Consolati sono anche strategicamente cruciali per il futuro del Sistema Italia. Nel corso dei lavori i Consiglieri del Canada e del Sud Africa ci hanno descritto le perdite nette derivate dalla chiusura del Consolato di Edmonton, che siede su un enorme giacimento di petrolio e sta attirando investimenti e presenze di tutti i Paesi che hanno vocazione alla crescita internazionale e del Consolato di Durban, porto sull’Oceano Indiano di notevole importanza per il supporto logistico alle navi cariche di nostri prodotti, che scendono nell’emisfero australe attraverso il Canale di Suez.

Australia e Stati Uniti avvisano che le chiusure di Brisbane e Newark porteranno danni gravissimi alle casse dello Stato, per le stesse ragioni vitali di presenza di una rete di grandi industrie e ditte italiane, di attracchi di navi che recano nella stiva il meglio delle nostre esportazioni, di ricchezza culturale e sociale, di comunità radicate nel territorio e perfettamente in grado di fare, come si suol dire: “gli ambasciatori del Sistema Italia” nei nostri Paesi.

Il venir meno dell’Ufficio consolare di Adelaide annienterà una presenza culturale necessaria per far aumentare il numero di italofoni e italofili australiani, dando un colpo al volume dei consumi del Made in Italy, mentre costringerà gli utenti di servizi a fare ore di volo e salti di fuso orario ogniqualvolta la loro presenza fisica sia richiesta dalle autorità consolari per la erogazione di un atto pubblico.

Le giustificazioni che ci vengono date sono: il risparmio imposto dalla Spending review (ma tale revisione di spesa impone che si debba economizzare mantenendo lo stesso livello di servizi e il risparmio, tutto sommato, è minimo) e il numero degli iscritti all’AIRE residenti in quelle circoscrizioni consolari. Non si considera che ogni Paese in cui risediamo ha una sua specificità e le esigenze e i modi in cui soddisfarle sono tanto diversi quanto diversi sono i servizi richiesti, le generazioni di emigrazione, gli interessi economici e finanziari, i corridoi di esportazione – importazione, i comportamenti della “nuova emigrazione”, la quale ultima, in notevole percentuale, a torto o a ragione, nei paesi di accoglienza in cui non esiste assistenza medica pubblica non si iscrive all’AIRE per non perdere quella italiana. Propone che nelle circoscrizioni in cui i Consolati sono già stati chiusi con pesanti danni per l’Italia e per le comunità, eventuali operazioni di outsourcing siano affidate, in base a normali gare di appalto, a ditte espresse dalla stessa comunità locale.

La Commissione ritiene che le elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es. e del CGIE debbano assolutamente aver luogo entro marzo del 2014, perché un’ulteriore prorogatio costringerebbe a sciogliersi un gran numero di questi essenziali istituti di rappresentanza democratica, già ridotti ai minimi termini per mancanza di mezzi e mobilità degli eletti. Tutti i Com.It.Es. devono essere rinnovati, inclusi quelli eletti in circoscrizioni i cui Consolati venissero chiusi e deve essere applicato, ove necessario, il comma 3 dell’articolo 1 della legge istitutiva, che consente la costituzione di più Com.It.Es. all’interno della medesima circoscrizione consolare.

Le leggi istitutive di CGIE e Com.It.Es. andranno riviste e adeguate soltanto dopo l’approvazione delle riforme costituzionali all’esame del Parlamento, ma la struttura della rappresentanza diretta degli italiani all’estero deve rimanere invariata, pur con i necessari aggiustamenti alla legge ordinaria.

Il diritto di voto di ogni cittadino ha lo stesso valore costituzionale, pertanto ci opponiamo a proposte che limitino la presenza degli eletti all’estero alla camera che non vota la fiducia al Governo e a qualsiasi riforma che cancelli l’effettivo esercizio del nostro primo diritto di cittadinanza oppure rovesci i nostri voti sulle circoscrizioni italiane d’origine, con la conseguenza che in alcune Regioni sarebbero gli italiani all’estero a condizionare i risultati elettorali.

Per l’ennesima volta preghiamo il Parlamento di approvare una semplice norma che riapra i termini per presentare la domanda di riacquisto della cittadinanza italiana da parte dei nati in Italia che l’hanno persa in virtù della legge 555 del 1912. 

La Commissione ha costatato che alla mobilità di studiosi, ricercatori, professionisti e imprenditori si affianca la ripresa di una massiccia emigrazione, motivata da necessità di sopravvivenza, non identificabile né censibile perché spesso clandestina e molto più consistente di quanto appare dai dati ufficiali. All’indispensabile indagine di questo nuovo devastante fenomeno, da compiere nei modi e con gli strumenti scelti dagli istituti di monitoraggio dei flussi e di statistica, deve unirsi un censimento delle associazioni italiane all’estero che non imponga una sola forma per tutti i Paesi e tutte le tipologie di associazionismo, ma tenga conto degli albi già esistenti presso tutte le Regioni italiane e rispetti le particolarità delle motivazioni di aggregazione e i dettami delle leggi locali, specie in materia di privacy.

Per quanto riguarda il monitoraggio socio-sanitario proposto dall’VIII Commissione di Lavoro del CGIE, la Continentale Anglofona ritiene che esso sia un importante mezzo di conoscenza e di suggerimento di interventi sia nei casi già ricordati di recente emigrazione clandestina sia a protezione delle fasce più deboli dell’emigrazione tradizionale.

Infine, la Commissione auspica che, nella revisione dell’istituto dell’IMU, la prima casa non locata degli italiani all’estero sia trattata ai fini fiscali come la prima casa degli italiani residenti in Italia. (Approvato all’unanimità il 28 settembre 2013). (Inform)

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