STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Da “Tribuna
Italiana” di oggi
L’Ospedale Italiano di Buenos Aires
ha raggiunto i mille trapianti epatici
BUENOS AIRES - Venticinque anni fa, il team guidato dal dott. Santibañez faceva il primo trapianto in Argentina e in Sudamerica. Da allora l’Ospedale è diventato il più importante centro di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie in questo vitale settore della medicina.
Non tutti i giorni un’istituzione può festeggiare un evento così importante come quello che ha fatto l’Ospedale Italiano di Buenos Aires, cioè essere arrivati alla soglia dei mille trapianti epatici.
Per questo motivo giovedì scorso l’istituzione, fondata nel 1853 dagli emigrati italiani qui residenti ha festeggiato con i suoi direttivi, con i medici e personale dell’Ospedale. Erano presenti tra gli altri il Console di Buenos Aires, dott. Giacalone, il presidente di Feditalia e della Camera di Commercio sen. Luigi Pallaro e la presidente del Comites Graciela Laino.
Il presidente Ing. Franco Livini ha salutato i presenti ringraziando il team guidato dal dott. Santibañez e tutti i suoi componenti per il lavoro svolto, per l’importante azione umanitaria, dove tutti gli sforzi sono stati importanti, tanto importanti quanto la decisione dei donanti che coi loro gesti consentono agli altri di avere una nuova opportunità nella vita.
L’ing. Livini ha messo in rilievo l’importanza della permanente attualizzazione dei professionali dell’Ospedale quanto dell’infrastruttura che gli consente di lavorare nel miglior modo, e anche ha sottolineato l’importante opera di insegnamento e di ricerca (l’Ospedale Italiano di Buenos Aires è ospedale scuola ed ha il suo centro universitario). Oltre a questo l’Ospedale è in costante contatto con altri centri di ricerca scientifica attraverso i quali riceve e trasferisce informazione.
Infine l’ing. Livini ha annunciato che prossimamente si creerà la carriera di biotecnologia per accompagnare, con quel importante settore delle investigazioni, il lavoro che i medici dell’Ospedale svolgono in esso.
Dopo l’ing. Livini, il direttore medico dell’Ospedale, dott Miguez ha messo in rilievo come i trapianti consentono di recuperare una vita piena e come, essendo stato l’Ospedale italiano il primo in Argentina e in Sudamerica e fare e sviluppare tutte le tecniche di trapianto, si è costituito nel più importante centro di ricerca e i suoi professionali sono ricercati dai centri sanitari pubblici e privati.
Il dott. Miguez ha ringraziato anche l’INCUCAI per il lavoro che svolge, che ha consentito di incrementare notevolmente la quantità di trapianti.
A suo turno il dott. Santibañez ha anche ringraziato tutti i collaboratori che da 30 anni, quando cominciarono a studiare la possibilità di fare i trapianti all’Ospedale Italiano, si sono preparati, studiando e sviluppando diverse tecniche da essere utilizzate. Ha messo in rilievo le diverse tappe fin d’ora compiute per arrivare ai mille trapianti.
Dopo le parole del dott. Santibañez, il dott. Antonio Pinna, Chairman del dipartimento di chirurgia generale dell’Università di Bologna, ha salutato i presenti e si è detto fiero che l’Ospedale sia la prima istituzione che portasse dalla sua fondazione il nome Italiano, prima che l’Italia sorgesse come Paese, simbolo dell’amore che esisteva tra gli emigrati e la terra natia.
Il dott. Pinna ha messo in rilievo l’importanza della mistica nei componenti medici che gli porta a continuare la loro formazione, le loro ricerche, a non mollare quando trovano un problema che a semplice vista non si può risolvere, e quella mistica la vede nella squadra guidata dal dott. Santibañez, al quale ha rivolto un caloroso omaggio.
Venticinque anni fa un team di medici dell’Ospedale Italiano appariva su tutti i giornali argentini: avevano fatto il primo trapianto di fegato nell’Argentina e in tutta Sudamerica. Ma per arrivare a quel importante evento la squadra guidata dal dott. Santibañez si era preparata tanto qui come all’estero, studiando tutti i possibili sviluppi, sempre appoggiata dalle massime autorità dell’istituzione che, fedeli ai principi degli italiani che la fondarono nel lontano 1853, doveva essere ospedale, ma anche scuola e centro di ricerca, e così è stato, durante gli ultimi venticinque anni sono stati realizzati ben 700 trapianti in adulti e 302 pediatrici, con una sopravita uguale ai migliori centri del mondo, e non solo. Dopo gli interventi 44 donne sono diventate mamme e altri trapianti sono stati fatti a testimoni di Jehova con una tecnica che non ha avuto bisogno di trasfusione di sangue.
Oltre questo si sono sviluppate nuove tecnologie per sostenere le funzioni epatiche fino al trapianto definitivo, così come innovazioni nel campo del supporto epatico artificiale come i MARS e Prometheus, sistemi di dialisi utilizzati in pazienti con insufficienza epatica.
Così come ci sono stati sviluppi nel campo delle tecnologie, anche nel campo educativo l’Ospedale Italiano di Buenos Aires ha formato “fellows” (discepoli) in trapianto epatico e in epatologia di adulti e bambini.
Diverse sono state le tappe che hanno portato all’importante traguardo, come l’implantazione nel 1989 di un fegato ridotto in un bambino.
Nel 1990 la bipartizione di un fegato per utilizzarlo in due malati.
Nel 1992 dopo aver chiesto ed ottenuto dalle autorità argentine un decreto presidenziale per permettere i trapianti epatici tra donanti vivi relazionati, si realizzò con notevole successo questa tecnica che oggi è utilizzata universalmente, riducendo in questo modo la mortalità infantile dal 40% al 2%.
Nel 1996 si svolse il primo trapianto congiunto di fegato e rene e, nel 1998 il primo trapianto di fegato con donatore vivo adulto.
Tutto questo sviluppo ha permesso di arrivare, dopo venticinque anni di sodo lavoro tra la squadra medica, le autorità e tutti i settori dell’Ospedale Italiano di Buenos Aires ai 1000 trapianti, un lavoro del quale anche la collettività italiana di Buenos Aires e dell’Argentina si sente orgogliosa. (Tribuna Italiana /Inform)
Nessun commento:
Posta un commento