STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “Tribuna Italiana” del 9.10.2013 l’editoriale del direttore Marco Basti
Un 12 ottobre senza il “nostro” monumento
BUENOS AIRES - Sabato prossimo ricorre il 521mo anniversario della Scoperta dell’America ad opera di Cristoforo Colombo. Il grande navigatore genovese, che con la sua curiosità, il suo coraggio, la sua scienza e la sua intelligenza fu un chiaro esponente del genio rinascimentale italiano, viaggiando in cerca di regni antichi attraverso una rotta praticamente sconosciuta, trovò un mondo nuovo.
Il fatto concreto e storico, che mette in evidenza il genio del navigatore genovese, è proprio e semplicemente quello. L’incontro tra due mondi e tra culture diverse avvenuto come conseguenza di quella scoperta, con tutti i suoi aspetti positivi e anche negativi, non vanno certo attribuiti a Colombo. Il quale, tra l’altro, non fu certo trattato benevolmente dai suoi contemporanei.
Quindi le accuse di genocidio o di essere responsabile di tutti i mali subiti dal popoli originari (anche se si sa che in realtà provenivano dall’Asia da dove si erano spostati verso questo continenti qualche migliaio di anni prima) che gli sono rivolte, sono frutto di ignoranza o di malafede.
Anche perché bisogna ricordare che in quell’epoca, sia gli europei, sia i popoli che abitavano queste terre, decidevano le contese interne o con altri popoli o paesi, con guerre atroci e con atrocità varie, compiuti sui vinti, uomini, donne o bambini che fossero.
Ad ogni modo, almeno fino alla metà del secolo scorso, il genio di Colombo era apprezzato e celebrato in Europa e ancora di più in America dove la sua impresa veniva considerata tra le più significative della storia dell’umanità.
Proprio in considerazione di tali giudizi su Colombo e sulla sua opera, gli emigrati italiani in Argentina e in altri paesi del continente americano, si identificarono con il grande navigatore e vollero rendergli omaggio donando monumenti in sua memoria nei Paesi nei quali erano stati accolti. Monumenti, sia subito detto, che sono stati ricevuti dai governi e dalle società di accoglienza, con estrema soddisfazione, come lo dimostrano le cronache di un secolo fa.
Gli emigrati si identificarono con Cristoforo Colombo perché come loro, il grande genovese, non trovando nella sua terra natia la possibilità di realizzare il suo sogno, aveva deciso di partire verso altri paesi dove tentare di realizzarli. Perché come Colombo, gli emigrati italiani dovettero affrontare diffidenza e ostilità nei paesi nei quali si sono stabiliti.
Perché come Colombo, gli emigrati italiani riuscirono a fare tanto con poche risorse e con scarsi mezzi a disposizione, contando però con la loro intelligenza, tenacia, sacrifici e lavorando senza risparmiarsi.
Perché come Colombo, gli emigrati italiani partirono verso un mondo per loro sconosciuto. Perché in fondo Cristoforo Colombo fu il primo emigrante italiano verso le Americhe, come fu definito il giorno dell’inaugurazione dello splendido monumento a lui dedicato a Buenos Aires, nel 1921, davanti all’ingresso posteriore della Casa Rosada, guardando verso il fiume, come dando il benvenuto ai milioni di emigrati giunti in Argentina dall’Italia e da altri paesi.
Emigrati dall’Italia, immigrati in Argentina che per questo Paese hanno fatto e dato tanto, tantissimo. Un contributo che, come viene ricordato spesso (anche se spesso è poco noto), è stato determinante. Il che significa che senza di esso l’Argentina sarebbe un paese molto diverso.
Un contributo non solo di genio, di sacrifici, di lavoro, di patrimonio e anche di dolore, del cui risultatogli italiani emigrati un secolo fa si sentivano fieri.
Fierezza per le loro origini, fierezza per quanto avevano contribuito a creare in queste terre tanto lontane. Un orgoglio che hanno voluto manifestare con una grande opera da donare al popolo argentino.
Come è stato spiegato in tante occasioni negli ultimi mesi, il monumento a Colombo donato dagli italiani in Argentina, da molti considerato il più bello al mondo dedicato al grande navigatore genovese, rappresenta la riconoscenza degli emigrati italiani verso il popolo argentino, verso questa terra che li ha accolti con generosità maggiore che in altri paesi. E rappresenta allo stesso tempo il sentimento di appartenenza che provarono quegli emigrati e altri che sono giunti al Plata dopo di loro, verso la società argentina.
Gli emigrati italiani, pur mantenendo i legami con la terra natia, pur fieri delle proprie origini, si sentono fieri del Paese che hanno contribuito a creare. Perché in tutto il mondo è noto a chi parla e conosce l’Argentina, che in questo Paese la impronta italiana è profonda, è marcata come in nessun altro paese.
Non si capisce quindi l’assurdo atteggiamento delle autorità argentine che hanno voluto smontare quel simbolo della presenza italiana, quell’espressione di gratitudine e di appartenenza di gente che è bisnonno, nonno o padre di milioni di argentini.
Non si capisce come mai un governo argentino dimostra in modo così palese o ignoranza o noncuranza della storia del popolo che dice di rappresentare. E offenda la nostra memoria, i nostri sentimenti e la storia argentina.
Sabato prossimo non ci sarà l’annunciato festival perché anche il governo della Città di Buenos Aires ha dimostrato scarso interesse nella difesa del monumento e nell’iniziativa delle istituzioni di rappresentanza della nostra comunità che avevano deciso di lavorare unite per organizzare la celebrazione popolare..
Sabato prossimo, davanti al monumento smontato senza cura e apparentemente senza che nessuno assuma la responsabilità per gli eventuali danni, sicuramente ci sarà un gruppo di italiani o di argentini di origine italiana che non si rassegnano a vedere cancellata una storia che è parte consistente e determinante di questo Paese.
Diranno sicuramente che non si rassegnano e non si rassegneranno mai ad accettare che politicanti ignoranti e prepotenti, tolgano il nostro monumento da quella piazza. E che se per caso sarà portato via, lotteranno perché prima o poi sia rimesso in piazza Colombo. (Marco Basti -Tribuna Italiana /Inform)
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