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martedì 17 dicembre 2013

A Roma il Convegno “Lingua e cultura italiana. Strumento di integrazione in Italia e nel mondo”

EMIGRAZIONE - IMMIGRAZIONE
Organizzato dalla Uil Scuola

A Roma il Convegno “Lingua e cultura italiana. Strumento di integrazione in Italia e nel mondo”

Il ministro Kyenge: “ Investire in questo settore significa avere più profitto e vantaggi per l’economia”

ROMA - Nei suggestivi spazi messi a disposizione dal Vittoriano, dove è allocato il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana, si è svolto ieri a Roma il convegno organizzato dalla UIL scuola dal titolo “Lingua e cultura italiana. Strumento di integrazione in Italia e nel mondo” al quale è intervenuta anche il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge.

Il dibattito ruotava attorno a due quesiti fondamentali: Come la lingua e la cultura italiana possono favorire l’integrazione e la crescita culturale e sociale dei connazionali residenti all’estero e dei cittadini stranieri in Italia e come può la conoscenza della lingua e della cultura italiana, rappresentare un essenziale strumento di integrazione per favorire e rafforzare il percorso di cittadinanza?

E proprio queste due domande sono state poste dal coordinatore Angelo Luongo, responsabile del Dipartimento Estero Uil Scuola, alla ministra “È importante per me essere qui per poter avviare un confronto e per ascoltare temi di così alto valore e anche per rafforzare le future azioni del ministero -ha dichiarato Kyenge- L’integrazione – ha aggiunto la ministra - sta diventando fondamentale e bisogna quindi rafforzare tutti gli strumenti e definire quali siano quelli utili per dare corpo e concretezza a questo progetto. Chi arriva sul territorio, infatti, per poter accedere a certi servizi, poter capire tutti i settori e esercitare la propria professione deve essere in grado di parlare e di essere capito. Non è solo un’esigenza del migrante ma è anche una risorsa per il Paese. Investire in questo settore significa avere più profitto e vantaggi per l’economia derivanti da una professionalità altamente qualificata”.

La ministra ha inoltre ricordato che la lingua italiana è obbligatoria perché molte persone sul territorio devono superare l’esame per avere il permesso di soggiorno ma che bisogna avere anche la disponibilità e i luoghi per poter fare i corsi di italiano. Segnalata anche la necessità di avere un insegnante che conosca il percorso didattico più idoneo a chi proviene da un altro Paese, che è sicuramente diverso da quello per i madrelingua.

“Penso -ha proseguito la Kyenge - che questo sia un argomento su cui bisogna lavorare molto e su cui occorre investire. Per creare delle reti per l’insegnamento della lingua italiana sul territorio bisogna mettere figure professionalmente preparate. Alcune sono migliorate, come ad esempio quella del mediatore culturale che, in passato, era solo un traduttore per gli stranieri. Solo di recente si è compreso che invece il mediatore culturale deve avere competenza nella materia del settore in cui opera ma anche nella cultura di provenienza del migrante. Io mi sto impegnando molto per far capire che servono delle risorse e serve una rete sul territorio: luoghi in cui imparare la lingua, in cui fare gli esami e in cui verificare la competenza. La lingua italiana così potrà diventare un diritto e potrà dare la possibilità a chiunque arrivi nel nostro Paese di poterne usufruirne. Accolgo positivamente la vostra iniziativa – ha concluso la ministra - e spero che si moltiplichino quelle di questo tipo”.

Massimo Di Menna, segretario generale UIL scuola, ha spiegato la spinta motrice che ha dato vita al convegno: “Abbiamo ascoltato tante voci e provato a mettere insieme il tema della lingua e della cultura italiana cometrade union delle potenzialità dell’Italia, cioè ciò che il nostro Paese fa per gli stranieri che arrivano in Italia e ciò che fa nel mondo. La nostra lingua e la nostra cultura rappresentano un patrimonio molto importante, ed abbiamo il dovere di metterle in vetrina. Noi come UIL non ci fermeremo finché non verrà fatta un’azione che istituisce strutturalmente la lingua italiana come strumento di integrazione e sviluppo del Paese. La padronanza della lingua italiana favorisce l’integrazione ma non può essere solo la scuola ad occuparsene. Per quel che riguarda proprio la scuola ci sono due esigenze da risolvere: la prima è quella di supportare e intervenire sulla flessibilità. Noi abbiamo un sistema che è troppo ancorato alla costituzione permanente del gruppo “classe”. Ancora usiamo, per esempio, dei termini impropri come ‘stranieri’. L’obiettivo deve essere quello di far imparare in fretta l’italiano ai bambini che vengono in Italia. Vi è poi una seconda questione che è quella del valore della nostra istruzione: la cultura come bene immateriale di diffusione dello sviluppo economico del nostro Paese. C’è bisogno di spostare risorse pubbliche per fornire questo valore e dare importanza alla cultura italiana”.

Durante l’incontro ha inoltre preso la parola il consigliere Roberto Nocella, che è intervenuto al posto del direttore generale della Direzione Sistema Paese del Mae Andrea Meloni. Nocella ha sottolineato la necessità di lavorare in rete fra le scuole italiane all’estero, istituti che rappresentano un laboratorio di integrazione, le rappresentanze diplomatiche e gli Istituti di cultura. 

Da segnalare inoltre l’intervento della deputata Fucsia Nissoli Fitzgerald (Per l’Italia) , eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, che ha parlato dell’apprendimento della lingua italiana. La deputata ha sottolineato come esso vada visto oggi secondo l’ottica interculturale. È necessario, sostiene Nissoli, cambiare il proprio punto di vista per osservare il mondo con gli occhi dell’interlocutore e comprendere la diversità culturale non tanto in termini di contrasto quanto di comparazione. “La prospettiva interculturale non implica il fatto di abbandonare i propri valori per far propri quelli del luogo in cui si ‘espatria’; prevede invece di conoscere gli altri e di rispettare le differenze che rimandano a diverse storie delle varie culture. L’ottica interculturale è un atteggiamento costante, che prende atto della ricchezza insita nella varietà, che non tende all’omologazione, ma ha come obiettivo quello di permettere l’interazione più piena e fluida possibile tra le diverse culture”.

Nel suo intervento la deputata ha anche ricordato come la storia dell’immigrazione e quella dell’emigrazione siano legate dai moltissimi i punti di contatto tra gli extracomunitari e gli italiani che hanno lasciato nel secolo scorso la loro terra. “Quando guardiamo i giovani immigrati – ha continuato la Nissoli - dovremmo pensare che siamo noi allo specchio, non dobbiamo avere paura del diverso, ma per fare questo, non bastano le leggi, occorre formare una coscienza di tolleranza, di accoglienza. E in tale direzione devono muoversi tutte le istituzioni, quelle politiche, sociali e, in particolare, va riconosciuto il ruolo fondamentale della scuola, quello di formare la nuova società. Pertanto è opportuno allontanare ogni resistenza culturale, solo in tal modo, incontrandosi, confrontandosi, dialogando, si costruisce una cittadinanza interculturale. Per raggiungere questo obiettivo sono necessarie delle proposte: un più congruo stanziamento delle risorse sul piano della diffusione della lingua italiana all’estero e procedere alla riforma della legge 153/1971 per attuare una politica scolastica e linguistica nel mondo; valorizzare la lingua italiana significa anche renderla riconoscibile, in maniera chiara ed evidente, anche sul piano della qualità e pertanto è necessario affrontare con più efficacia il tema della certificazione unitaria di qualità; istituire un Osservatorio nazionale sull’emigrazione e sull’immigrazione come richiesto nell’Ordine del Giorno del Cgie del 29 novembre; incrementare corsi di italiano e percorsi di formazione professionale per i giovani immigrati accanto ad una adeguata formazione dei docenti e per figli di italiani all'estero; creare dei centri di aggregazione per i giovani immigrati in cui possono socializzare con i coetanei italiani”.

Fra i relatori anche il consigliere Maurizio Antonini, capo dell’Ufficio II della direzione generale del Mae per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie. “ Sul piano della produzione della lingua e della cultura italiana all’estero - ha sottolineato Antonini - la priorità è quella di rafforzare il coordinamento tra i vari attori, quindi il Ministero degli Esteri, il MIUR, le Regioni e realtà private all’estero come la Dante Alighieri. Sulla prospettiva di una revisione normativa complessiva del sistema di produzione della lingua e della cultura italiana all’estero è necessario un coinvolgimento di tutti i soggetti, a cominciare dal Parlamento, per arrivare ai sindacati; ognuno deve guardare all’obiettivo generale senza pensare al proprio particolare”. Antonini ha anche parlato delle sorti del Museo dell’Emigrazione che ha ospitato il convegno esprimendo “pieno sostegno all’iniziativa Nissoli e piena condivisione degli obiettivi: è una priorità del Mae e della direzione generale per gli Italiani all’estero”. In proposito ricordiamo che il Governo ha recentemente accolto un Ordine del giorno a prima firma della Nissoli che impegna lo stesso “a valutare la possibilità di intervenire, con urgenza, per garantire che il Museo nazionale dell’emigrazione italiana, per l’alto valore culturale e morale della sua azione, possa fruire di una sede definitiva e di appositi finanziamenti da parte dello Stato”. Antonini ha anche ricordato le risultanze del seminario sulla Lingua e Cultura Italiana all’estero, svoltosi alla Farnesina nel dicembre 2012. Per quanto riguarda infine l’integrazione degli stranieri in Italia ha segnalato l’impegno in questo campo della direzione generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie. “Sia da parte del Mae che, in particolare, della direzione generale – ha precisato Antonini - su questo tema vi è una sensibilità molto forte e un’azione sempre più incisiva”.

Dal canto suo Fabio Porta, presidente del Comitato Italiani all’Estero della III Commissione della Camera, ha sollevato la questione linguistica della mescolanza fra la lingua parlata dai migranti e quella parlata nel territorio oggetto di migrazione senza far distinzione fra migranti italiani o stranieri: “Dalla Costituzione, sono stati sanciti il riconoscimento e l’obbligo di tutela delle lingue delle numerose minoranze alloglotte. Credo, a questo proposito, che sia giusto parlare, come da tempo ha proposto Tullio De Mauro, più che di una lingua formale, di uno ‘spazio linguistico’ italiano, che al suo interno conosce l’italiano formale, i dialetti e le lingue delle minoranze alloglotte. Nello spazio linguistico italiano è stata poco considerata e valorizzata la straordinaria esperienza di milioni di migranti italiani che, a contatto di altre lingue, hanno subito e determinato allo stesso tempo fenomeni di contaminazioni e trasferimenti che sono diventati elementi fondamentali dell’evoluzione linguistica di altri popoli. Tutto ciò – ha proseguito Porta - per sottolineare che abbiamo oggi lo stesso atteggiamento di sottovalutazione rispetto alla straordinaria esperienza di contatto e di contaminazione linguistica che si sta realizzando a seguito dell’arrivo di alcuni milioni di migranti nel nostro Paese, portatori di centinaia di lingue diverse e di immaginari culturali altrettanto numerosi e originali. L’errore più grave che possiamo commettere – ha continuato il deputato del Pd eletto nella ripartizione America Meridionale - è quello di vivere questo irreversibile passaggio della nostra storia come un problema e come un fattore di appesantimento e di complicazione della nostra difficile condizione di Paese in crisi”. Secondo Porta è necessario aprire anche le nostre scuole a pratiche di sostegno e di integrazione delle lingue materne almeno per quei gruppi di migranti che presentano una maggiore massa critica. “Sul piano formativo non vi possono essere due verità, a seconda della nazionalità dei ragazzi in formazione. La direttiva n. 486 del ’77 affianca l’apprendimento della lingua dei Paesi di insediamento al sostegno della lingua materna. Il libro verde della CE del 2008 sulle potenzialità e le sfide delle migrazioni è ancora più esplicito nel richiamare il dovere degli Stati nazionali a sostenere le lingue d’origine dei migranti e nel perseguire prassi di integrazione linguistica e formativa”.

Come il consigliere Antonini, anche il deputato Porta ha rivolto la sua attenzione al Museo dell’Emigrazione: “Si tratta di un’idea nata con una determinata impostazione all’epoca del Governo Prodi e poi realizzata con un altro da chi è venuto dopo. Oggi in Parlamento vi sono due proposte di legge, una della collega Nissoli che tende a legittimare l’esperienza fatta in questi anni, un’altra, firmata dal collega Fedi, da me e da altri, che tende a riaccostare il Museo al modello originario, che era quello di un Museo delle migrazioni. Esso avrebbe dovuto rispecchiare meglio la condizione attuale del nostro Paese, divenuto da Paese di storica emigrazione Paese di immigrazione e di nuova emigrazione”.

Fra gli altri interventi segnaliamo quello di Antonella Vitale, dell’Università La Sapienza di Roma, che ha ricordato quando erano gli emigrati italiani ad essere disprezzati nei paesi di residenza, per sottolineare la necessità di un maggiore slancio verso l’accoglienza. Presente anche la deputata del Pd Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale. (Debora Aru/Inform)

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