RASSEGNA STAMPA
Da “La Stampa.it”
Napolitano,
appello per la stabilità:
“Nei prossimi
mesi servono riforme”
Il Capo dello
Stato: “Bisogna porre fine alla fragilità endemica dei governi”
Sempre più gente lo capisce: ci vuole stabilità per fare le riforme
che garantiranno al sistema sempre più governabilità. Giorgio Napolitano lo
ripete, dopo averlo scandito ieri di fronte alle alte cariche della Repubblica,
agli ambasciatori accreditati al Quirinale. Il che, nel linguaggio cauto e
cristallizzato della democrazia, significa dirlo alle cancellerie di tutto il
mondo. Le elezioni - il messaggio non è esplicito, ma lo si può facilmente
dedurre dal contesto - non sono una via praticabile. Se ne facciano una ragione
quanti le sognano.
Ore 11, Salone dei Corazzieri: seduti a ferro di cavallo e con posti
assegnati rigorosamente in ordine alfabetico, per non far emergere alcun tipo
di preferenza, gli uomini e le donne del Corpo Diplomatico acoltano la versione
del Colle attraverso la traduzione simultanea. «L’Italia, i suoi cittadini, le
sue forze politiche, sono protesi nello sforzo di superamento di una fase
difficile e sofferta, che non ha però mancato di rafforzare la convinzione, in
una parte sempre più larga dell’opinione pubblica, che tra i doveri delle
istituzioni vi sia quello di garantire alla nazione stabilità politiche e
governabilità», spiega quasi pedagogicamente il Capo dello Stato.
A maggior uso e consumo degli scettici il ragionamento prosegue così:
«Sono in pochi coloro che dubitano che, nel rispetto rigoroso dei principi
sanciti dalla Costituzione, si debba por fine a quella fragilità endemica che
ha caratterizzato in passato le sorti dei troppi governi, impedendo loro di
rispondere con piena efficacia e con una adeguata visione strategica alle sfide
poste al Paese». Insomma, sempre più quelli che vogliono la stabilità, sempre
meno quelli disposti a perpetuare l’attuale situazione di ingovernabilità,
anche a costo di rinunciare alle riforme. Come spesso accade, si parla a chi
sta lontano ma si vuole che ascolti chi è fisicamente molto vicino. È il
linguaggio della diplomazia (La Stampa.it, 17 dicembre 2013)
Inform
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