FARNESINA
Oggi
la terza edizione della Giornata dell’Integrità
Un’iniziativa
volta ad indicare i passi compiuti per una maggiore trasparenza dell’attività
del Mae. Regole e assunzione di responsabilità i due elementi cardine del
processo di modernizzazione intrapreso dalla Farnesina e richiamato dal
ministro degli Esteri Emma Bonino: “La dislocazione attuale risente di un
periodo storico e politico che non c’è più”
ROMA – In vista della Giornata internazionale contro la corruzione (il 9 dicembre) la Farnesina ha organizzato stamani la terza edizione della Giornata dell’Integrità, iniziativa volta a indicare i passi compiuti per una maggiore trasparenza dell’attività del ministero, in linea anche con le nuove disposizioni normative in materia di lotta alla corruzione. È del 2012 infatti la legge anticorruzione (cosiddetta legge Severino) che impone alle pubbliche amministrazioni una serie di adempimenti per prevenire illeciti di questo tipo, mentre solo pochi giorni fa sono stati diffusi i dati dell’Indice di percezione della corruzione (Corruption Perception Index- Cpi) che vedono l’Italia passare nell’ultimo anno dal 72° al 69° posto nella scala di corruzione percepita, allo stesso livello di Romania e Kuwait e tra gli ultimi posti in Europa.
Un lieve miglioramento da cui partire per l’applicazione senza indugio della nuova normativa, “perché la lotta alla corruzione deve essere vissuta come un impegno grandissimo per la pubblica amministrazione – ha rilevato Luigi Maria Vignali, capo dell’Unità di coordinamento del Mae, ribadendo come tale impegno non debba ridursi “ad un mero adempimento formale”, “ma essere piuttosto una convinta adesione” a fare tutto quanto possibile per riflettere e sensibilizzare i dipendenti pubblici e l’opinione pubblica in generale sull’importanza di una svolta nell’approccio al problema, preventivo piuttosto che punitivo. Una svolta che deve avvenire di pari passo con un atteggiamento culturale volto a valorizzare il merito, la correttezza e l’efficienza nell’impresa pubblica e privata.
A segnalare la novità dell’approccio adottato dalla norma Severino è stato Davide Colombo, giornalista de Il Sole 24 ore, che ha spiegato come la legge preveda a partire dal prossimo mese di gennaio la presentazione da parte dei diversi soggetti della pubblica amministrazione di un piano triennale di contrasto alla corruzione, mentre si attende la nomina da parte del Governo del presidente dell’organismo nazionale anticorruzione. “Sono convinto che insistere sulla percezione del fenomeno sia un metodo giusto di procedere, perché se i cambiamenti non sono percepiti come efficaci è come se non li avessimo operati – afferma Colombo, che rileva tra le novità di maggior rilievo della legge 190 del 2012 anche un’attività di monitoraggio utile al riscontro dell’efficacia della normativa e ad un suo eventuale miglioramento.
Non si dice altrettanto convinta dell’attendibilità del fattore di percezione invece Maria Teresa Brassiolo, presidente di Trasparency Italia, associazione non governativa che redige, oltre al Cpi, altri indici sul fenomeno. “In Italia si parla molto di corruzione da un lato perché la magistratura se ne occupa in maniera coscienziosa, ma anche perché è strumento di lotta politica e per questo costantemente sui giornali – afferma Brassiolo, rilevando come tale sovra-esposizione finisca talvolta per alterare la consapevolezza delle reali dimensioni della corruzione nel nostro Paese. Altri indici, come il Global Corruption Barometer, frutto di oltre 40 mila interviste su esperienze di corruzione pubblica e privata, mostrano come l’Italia esca meglio di Paesi come Germania e Francia – afferma il presidente di Trasparency Italia, segnalando tuttavia come la rilevanza del fenomeno non consista solo nell’aspetto più strettamente economico – tangenti, mazzette, appalti truccati, etc. – su cui spesso si concentra la magistratura, ma includa il sistema che si instaura nel suo complesso, sistema che finisce per inquinare la cultura d’impresa e quella privata, arrivando a minare le pre-condizioni necessarie ad un autentico processo democratico. Brassiolo segnala infatti “una sfiducia strutturale nel settore pubblico da parte dei cittadini”, nonostante vi siano al suo interno persone di competenza e integrità morale, e ribadisce come l’applicazione della legge anticorruzione sia necessaria “a colmare la sfiducia che mette a rischio il nostro sistema democratico”. Pur riconoscendo l’importanza del più recente impianto normativo, Brassiolo e Paolo Ielo, sostituto procuratore al Tribunale di Roma, non nascono alcune criticità che possono incidere sull’applicazione della norma da parte della pubblica amministrazione, in particolare quelle connesse all’attribuzione delle responsabilità derivanti dagli illeciti che dovessero verificarsi. “La parola responsabile è un termine in disuso nel sistema della pubblica amministrazione – riconosce Brassiolo – e agli ottimi stipendi dei dirigenti quasi mai corrisponde un corrispettivo di responsabilità”. Ielo aggiunge alla riflessione sulla complessità del modo di identificare ed attribuire le responsabilità – modalità su cui incide anche il tema del processo, viziato oggi da tempistiche eccessive cui è associato il fenomeno della prescrizione, – una precauzione relativa all’eccesso di regolamentazione cui una norma preventiva può dare luogo. “La densità della regolamentazione – afferma - può produrre poca chiarezza, opacità in cui facilmente si annida la possibilità di corruzione”.
“Negli ultimi 20 anni vi è stata una sorta di rimozione del problema della corruzione, nonostante il nostro Paese abbia attraversato la difficile fase di mani pulite, quasi come se, non parlando della questione, il problema si potesse risolvere da solo – prosegue il procuratore, rilevando la difficoltà di quantificare ed identificare i danni provocati dalla corruzione, “danni che non sono solo personali ma riguardano tutta la collettività” (si pensi, ad esempio, ad un costo maggiore delle opere pubbliche oppure ad una maggior incidenza della tassazione). Richiamato infine come il fenomeno corruttivo incida sull’economia, con effetti depressivi che agiscono anche sulla sua classe dirigente del Paese. Un rapporto diretto, quello tra corruzione ed impoverimento, che ci dovrebbe far riflettere anche sugli effetti della crisi economica che perdura in Italia.
La Farnesina non è però impreparata nel contrasto alla corruzione e nella prevenzione richiesta della legge. “Da tempo abbiamo rafforzato l’attività del nostro Ispettorato con una serie di azioni preventive e di ispezione delle sedi all’estero e sensibilizzando la rete consolare in merito alla gestione di alcune attività che consideriamo particolarmente a rischio – spiega Vignali, citando l’erogazione dei visti e il disbrigo delle pratiche per la concessione della cittadinanza. “Su questi due temi – evidenzia Vignali - svolgiamo attività di formazione costante, perché sono aspetti particolarmente seguiti e su cui abbiamo una serie di procedure di contrasto e prevenzione delle irregolarità che sino ad oggi hanno avuto un certo successo”. Sono la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo e la Direzione generale per gli Italiani all’estero ad aver già realizzato un processo di analisi del rischio che ha consentito il rafforzamento della prevenzione e l’identificazione della pratiche più a rischio. Nel caso della Direzione per la Cooperazione allo sviluppo – fa sapere Vignali – l’individuazione di alcuni illeciti compiuti sulle indennità di missione hanno consentito anche un recupero di risorse di 1,6 milioni di euro. “Si tratta di uno score relativamente incoraggiante sia in termini di consapevolezza del fenomeno che di azioni concrete di contrasto della corruzione – afferma il capo dell’Unità di coordinamento, segnalando la volontà di intervenire in modo accurato e attento anche sulla materia delle “vedette civiche” e sui casi da loro segnalati (i segnalatori di illegalità che desiderano restare anonimi o temono per la loro incolumità, in inglese whistleblowing).
C’è insomma la consapevolezza che sia necessario fare di più, anche per far conoscere le normativa anticorruzione italiana all’estero, magari attraverso il coinvolgimento delle sedi diplomatiche, impegno auspicato dal presidente di Trasparency Italia e che consentirebbe un miglioramento della stessa reputazione italiana – di tutto il sistema Italia – all’estero.
Ha concluso l’evento il ministro degli Affari Esteri Emma Bonino, richiamando e riconoscendo lo sforzo già messo in atto dalla Farnesina in questi ultimi anni nell’applicazione della trasparenza alla sua attività amministrativa. “Trasparenza che è un prerequisito necessario, ma non sufficiente, al buon funzionamento di un ministero, se non viene associata all’accountability, la capacità di rendere conto e l’assunzione di responsabilità individuale, termine inglese cui non corrisponde una parola italiana - fa notare il ministro, - quasi fosse qualcosa che sfugge nella nostra cultura”. “Le regole sono fondamentali, e ad esse concorrono le linee guida identificate dalle due Direzioni generali sopra richiamate al termine di un processo di analisi del rischio. Tuttavia è necessario arrivare all’assunzione di responsabilità individuale – afferma Bonino, chiarendo come le regole di condotta siano preziose in quei settori che conoscono una “crescita vertiginosa”, come quello dei visti rilasciati, passati dagli 850 mila del 2002 a 1.850 mila del 2012.
Il ministro torna poi sul “processo di trasparenza e nello stesso tempo di modernizzazione che sta attraversando la Farnesina”, processo determinato in primis dal “quadro normativo deciso dal Parlamento a più riprese” e che “non piacerà a tutti e potrà essere penoso per alcuni, ma che è indice di un’amministrazione che si adatta ai tempi, condotto nella trasparenza e e nel limite delle risorse di cui disponiamo”. Per Emma Bonino “un’operazione trasparenza” consentirà allo stesso Parlamento di verificare il costo effettivo dell’amministrazione – “il nostro personale diplomatico – segnala - costa un terzo dei diplomatici europei” – e agire a ragion veduta sulla distribuzione delle risorse. I limiti normativi e di bilancio non consentono però di tornare indietro sulle decisioni sino a qui adottate nell’ambito del piano di ri-orientamento della rete consolare: “Voglio dire con chiarezza – afferma il ministro - che le sedi consolari che abbiamo già deciso sin qui di chiudere saranno chiuse”. “La linea politica che vogliamo seguire è questa: smagrire le presenze europee nei Paesi in cui siamo più integrati e incrementarla dove essa è più fragile, nei Paesi emergenti”, perché “la dislocazione attuale risente di un periodo storico e politico che non è più”.
Confermata infine l’assistenza ai connazionali all’estero in difficoltà: “10 mila sono i connazionali all’estero che la Farnesina segue direttamente e la nostra assistenza è un impegno che altri Paesi neppure concepiscono culturalmente – conclude il ministro, che tiene a ribadire, a dispetto della critiche, come “nessuno venga lasciato solo”. (Viviana Pansa – Inform)
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