PREMI
Un
articolo di Goffredo Palmerini
Roccamorice, i vincitori del Premio
Editoria Abruzzese
“L’Aquila nuova negli itinerari del Nunzio”, di
Mons. Antonini, vince nella sezione Saggistica
ROCCAMORICE (Pescara) – Uno sperone di roccia proteso verso
il vuoto fa da soglia tra le opere d’arte testimoni della storia e la sublime
bellezza d’una natura incontaminata. Punto d’incontro tra l’opera dell’uomo e
l’insuperabile grandezza del paesaggio, su questo basamento di pietra sta
Roccamorice, pittoresco borgo in provincia di Pescara che affaccia su strapiombi
di spettacolare bellezza, un balcone su splendidi scorci naturalistici.
All’ombra della Majella, a 520 metri d’altitudine, con poco più di mille
abitanti, Roccamorice è un villaggio dove sembra si respiri il tempo senza i
parossismi della vita attuale, dove tutti si conoscono, dove tradizioni e senso
dell’ospitalità sono il tratto perdurante d’una antica attitudine
all’accoglienza. Pare che le stradicciole, le case del suo impianto
medioevale e gli antichi monumenti siano stati intagliati direttamente sulla
montagna, a guisa di sculture affascinanti a stretto contatto con una natura
che copiosamente espone un fascino selvaggio.
E’ in questo magnifico contesto ambientale che domenica
scorsa, 4 agosto, nel cuore del borgo, si è svolta la proclamazione dei
vincitori del “Premio Editoria Abruzzese 2013 - Città di Roccamorice” e la
cerimonia di consegna del riconoscimento agli autori delle opere. I
riconoscimenti sono stati consegnati da Nazario Pagano, Presidente del
Consiglio Regionale d’Abruzzo, alla presenza del sindaco di Roccamorice,
Alessandro D’Ascanio, e del presidente dell’Associazione Editori Abruzzesi,
Marco Solfanelli. L’evento, curato dall’Associazione Editori Abruzzesi e dalla
municipalità di Roccamorice, si è svolto in due magnifiche giornate del fine
settimana, nel corso delle quali i finalisti hanno potuto apprezzare le
bellezze naturali e le valenze artistiche del borgo, compresi gli splendidi
eremi celestiniani nella Valle dell’Orfento, e nelle serate presentare le loro
opere. Infine, appunto domenica sera, a cura della Giuria composta da Luca
Gasbarro, Enrico Santangelo e Francesca Piccioli, la proclamazione dei
vincitori nelle Sezioni del Premio (Saggistica - Narrativa - Poesia) dedicate
agli autori abruzzesi e non abruzzesi, dei vincitori dei Premi Speciali della
Giuria (Narrativa per l’infanzia - Storia dell’ambiente in Abruzzo).
Vincitori delle Sezioni dedicate agli autori abruzzesi
SAGGISTICA: Orlando ANTONINI, L’Aquila nuova negli
itinerari del Nunzio (One Group Edizioni)
NARRATIVA: Pasquale CUCCO, La rosa e il cormorano (De Felice Edizioni)
POESIA: Alessandra ANGELUCCI, Mi avevi chiesto di
fermarmi qui (Galaad Edizioni)
Premi speciali della Giuria
per la narrativa per l’infanzia, Roberto MELCHIORRE, Manga
contro Ercole (Edizioni Le matite colorate)
per la storia dell’ambiente in Abruzzo, Aurelio MANZI, Storia
dell’ambiente nell’Appennino Centrale (Meta
Edizioni)
Vincitori delle Sezioni dedicate agli autori non abruzzesi
SAGGISTICA: Franco FERRAROTTI, Un popolo di
frenetici informatissimi idioti (Edizioni Solfanelli)
NARRATIVA: Loredana PIETRAFESA, Al di là della
ferrovia (Edizioni Tabula fati)
POESIA: Francesco BALDASSI, Divagazioni sulla
libertà (Edizioni Tabula fati)
L’Associazione Editori Abruzzesi, con la municipalità
promotrice del Premio, ha deciso di conferire cinque Riconoscimenti di merito
ad altrettante personalità che nel corso del biennio 2012-2013 si sono distinte
per particolari meriti, con la seguente motivazione: “Premio per la promozione
e diffusione della cultura e dell’editoria abruzzese”. Queste le personalità
insignite del riconoscimento: Lucia ARBACE, Soprintendente ai Beni storici,
artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo; Nicoletta DI GREGORIO,
presidente onorario dell’Associazione Editori Abruzzesi; Antonio DI MARCO,
presidente del Premio Parco Majella di Abbateggio; Rosa GIAMMARCO, direttrice
dell’Agenzia per la Promozione Culturale di Sulmona; Maria Rosaria LA MORGIA,
giornalista Rai.
Orbene, da aquilano, mi sia consentito di soffermarmi solo
sul premio conferito a Mons. Orlando Antonini per il volume “ L’Aquila nuova negli itinerari del
Nunzio”, ricevuto in suo nome da Francesca Pompa, presidente One Group,
editrice dell’opera, non essendo stato possibile per il diplomatico vaticano,
nunzio apostolico a Belgrado, presenziare alla cerimonia di premiazione. Questa
che segue la motivazione della Giuria: “L’opera si distingue per il taglio
narrativo originalissimo con cui l’autore, studioso già noto quale profondo
conoscitore del patrimonio architettonico dell’Aquila, riformula l’approccio ai
monumenti della Città proponendo una stimolante ipotesi di ricostruzione
dell’impianto urbanistico aquilano. Il contributo critico dell’autore, oggi
imprescindibile punto di riferimento per gli studi di storia dell’architettura
non solo aquilana ma abruzzese tout
court, non si limita infatti a ripercorrere i luoghi già magistralmente
descritti nella fondamentale opera: Chiese dell’Aquila, ma alla conoscenza
puntale di ogni singolo monumento viene ora ad aggiungersi uno sforzo
ulteriore, insolito da parte della comunità degli studi storici,
l’immaginazione di una possibile ricostruzione della Città dopo il devastante
terremoto del 2009. L’Autore propone soluzioni architettoniche da autentico
progettista del restauro corredando l’opera con un appropriato apparato
iconografico, in cui alla documentazione fotografica si associa la simulazione
tridimensionale. L’invenzione narrativa che ipotizza un percorso del Nunzio
dopo vent’anni dal sisma rende l’opera suggestiva e ne fa un accorato atto
d’amore per la propria Città senza nulla togliere all’approccio scientifico che
resta come nelle altre opere, di altissimo profilo”.
La motivazione coglie gli aspetti essenziali del volume di
Mons. Antonini, un’opera davvero di capitale interesse per la ricostruzione
dell’Aquila, dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Il diplomatico, nato a Villa
Sant’Angelo, un bel borgo a pochi chilometri dalla città capoluogo d’Abruzzo
anch’esso massacrato dal sisma, è studioso insigne di architettura religiosa e
di storia dell’urbanesimo. Di notevole rilievo i suoi studi sul patrimonio
architettonico, particolarmente religioso, della città dell’Aquila, e le
numerose sue pubblicazioni diventate imprescindibili per chiunque voglia
affrontare tali discipline. Il libro di Mons. Antonini, dal giorno stesso della
sua uscita, è stato non solo un “caso” editoriale ma un autentico lievito di
dibattito culturale in tema di restauro del patrimonio artistico e
architettonico, ancor più stimolante e coraggioso in tema di ricostruzione di
una straordinaria città d’arte come L’Aquila. Ha infatti acceso un interesse scientifico,
e non solo, intorno all’opera e alle originalissime proposte sulla città futura
- nuova o “dov’era e come era” - che nelle documentate ed efficaci
argomentazioni dell’autore propendono per una rinascita dell’Aquila “meglio di
come era”. Il tomo dell’Antonini, di pregevole fattura, ricco di analisi,
richiami storici, proposte di grande interesse scientifico e architettonico,
forti e coraggiose come si conviene agli studiosi di rango, ha dato una scossa
al dibattito sin dal giorno della presentazione, il 16 luglio dell’anno scorso
all’Aquila, con la partecipazione di illustri studiosi, quali Leonardo Benevolo
(urbanista e studioso di Storia dell’architettura italiana), Paolo Marconi
(storico dell’architettura e architetto restauratore), Pier Luigi Cervellati
(urbanista ed esperto in Storia urbana), Sandro Ranellucci (architetto e
docente di restauro urbano), Elpidio Valeri (storico), Maurizio D’Antonio
(architetto, deputato di Storia Patria), e dell’editore Francesca Pompa
(presidente di One Group).
Nel libro, con la finzione letteraria del viaggiatore che
nel 2029, a vent’anni dal devastante terremoto, visita L’Aquila nuova che
stupisce in bellezza, l’Autore propone un modello di ricostruzione della città
“meglio di come era”. Egli sfida ogni regola codificata con il recupero della
regola suprema della bellezza, come stella polare e punto qualificante della
ricostruzione. Un’opera di grande valore, dunque, un atto d’amore verso la
città capoluogo d’Abruzzo, tra le più belle d’Italia, un contributo concreto
per il futuro dell’Aquila e del suo territorio attraverso la valorizzazione del
suo straordinario patrimonio architettonico, artistico, storico e ambientale,
cespiti su cui fondare una prospettiva di turismo culturale di ampio respiro.
Ancora due settimane fa, sempre stimolato dall’opera di Mons. Antonini, appunto
sul tema “Recuperiamo la Bellezza” si è tenuto un convegno all’Aquila con la
partecipazione di Massimo Cacciari, filosofo e già sindaco di Venezia, Pietro
Di Stefano, assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila, Rodolfo De
Laurentiis, consigliere d’Amministrazione Rai, Gabriele Centazzo, industriale e
designer, Fabrizio Magani, direttore regionale per i Beni Culturali, Francesca
Pompa, presidente One Group, e con una relazione inviata da Belgrado lo stesso
Mons. Orlando Antonini. Interessanti gli esiti del convegno, “provocati” anche
grazie alle proposte operative avanzate con alcuni casi esemplari di possibile
ricostruzione della città dell’Aquila “meglio di com’era”, da un lato confermati
dall’intervento molto applaudito di Cacciari, quindi dalle stimolanti
riflessioni di Centazzo riguardo al coraggio della “visione”, dagli altri
interventi e infine dall’apertura dell’assessore Di Stefano alle proposte di
Mons. Antonini, a cominciare dal recupero di Porta Barete, la più importante
porta dell’antica cinta muraria, d’accesso alla città, ora che il sito è
interessato da rilevanti lavori di riordino della viabilità.
L’intervento, invocato da Mons. Antonini con un’argomentata
proposta per Porta Barete e via Roma, con la conseguente valorizzazione e
“riscoperta” della Chiesa di Santa Croce, attualmente mortificata dal
terrapieno, è ora raccolta in un’ipotesi progettuale dell’ing. Giacomo Di Marco
e dell’arch. Chiara Santoro. Può diventare il primo esempio di intervento di
restauro della città “meglio di com’era”. Ma alle affermazioni di attenzione
alla proposta debbono seguire hic
et nunc decisioni vere ed
operative, alla disponibilità di principio deve corrispondere il coraggio delle
scelte dell’Amministrazione civica. Decisioni che ad essa solo competono e che
dimostrerebbero finalmente di voler intraprendere una rotta nella ricostruzione
che faccia della Bellezza e della Qualità i princìpi ispiratori.
L’Aquila deve rinascere più bella di prima, per poter
incardinare il suo futuro sul turismo d’arte, una delle vocazioni del suo
sviluppo, come ben ha postulato Mons. Antonini nel suo libro e in numerosi
interventi pubblici. “L’Aquila nuova negli itinerari del Nunzio” è
infatti un’opera che al valore scientifico e culturale associa uno “scopo
pratico”, non una petizione di principio ma un vero e proprio vademecum
operativo. E’ un pressante appello ai responsabili locali e nazionali della
ricostruzione, ed agli stessi cittadini aquilani, a far di tutto perché le
proposte siano recepite nei lavori di ricostruzione, senza farsi condizionare
dalle urgenze o da miopi interessi personali, senza intralciare una rinascita
che, in ordine allo sviluppo e alla ripresa economica della città e del
cratere, deve essere “migliorativa”. Non solo a livello strutturale e della
sicurezza, ma anche a livello delle forme, quindi della Bellezza. Correggendo
cioè i deturpamenti architettonici e urbanistici che hanno sfigurato in alcuni
punti la città e il territorio. Tocca ora al sindaco Massimo Cialente e alla
sua amministrazione operare la scelta. Una scelta a tutto vantaggio della
capacità d’attrazione e della competitività turistica dell’Aquila, uno dei
cespiti del suo futuro. (Goffredo Palmerini - Inform)
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