ITALIANI
ALL’ESTERO
Laura Garavini
(Pd) sulle preannunciate chiusure di Istituti Italiani di Cultura
“Decisione
irrazionale: costano 12 milioni di euro e ne incassano 17”
ROMA - "Chiudere gli Istituti Italiani di Cultura all'estero non significa razionalizzare. Significa semmai precludersi fonti di guadagno” Lo sostiene Laura Garavini, deputata Pd eletta nella circoscrizione Europa, commentando le chiusure di Istituti tura e di agenzie preannunciate dal Mae prima di Natale. “Gli Istituti Italiani di Cultura - precisa - costano allo Stato 12 milioni di euro e ne incassano 17. Portano entrate attive allo Stato grazie ai corsi di lingua che organizzano e a sponsorizzazioni che ricevono per iniziative culturali. Soprattutto in Paesi europei come la Germania o il Lussemburgo, in cui le autorità straniere locali apprezzano a tal punto l'offerta di cultura italiana, da investire a loro volta, pur di favorire l'insediamento della lingua e cultura italiana nei loro territori. Senza considerare il ritorno che producono in termini di indotto economico: chi impara l'italiano è un acquirente di prodotti Made in Italy e più in generale è un consumatore del sistema Italia, vuoi come turista, vuoi come amante della cultura, vuoi come investitore in Italia".
"Come si fa a chiudere un Istituto come quello di Stoccarda - prosegue la deputata Pd - che costa appena 92.000 euro all'anno e consente di promuovere un volume d'affari di centinaia di migliaia di euro annui, attraverso oltre 200 iniziative? e come si fa a chiudere un'agenzia come quella di Wolfsburg che ottiene contributi stranieri quasi maggiori rispetto ai costi di gestione sostenuti dall'Italia? Non regge la scusa di dovere chiudere in Europa onde potere aprire nuove sedi nei Paesi emergenti. Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna dimostrano che le due cose non sono in contraddizione tra di loro: negli ultimi anni hanno operato una profonda revisione dei propri Istituti di Cultura, rendendoli da una parte più efficienti in Europa e dall’altra investendo in nuove aree di interesse strategico, come l’Africa e il Medio Oriente. Soprattutto, questi paesi hanno capito quanto frutti investire in cultura: la Francia mette a disposizione della sua rete di lingua e cultura nel mondo risorse per 760 milioni di euro. II British Council dispone di 826 milioni di euro annui di finanziamento pubblico. Il Goethe Institut riceve complessivamente 218 milioni di contributi statali. In Spagna la rete dei Cervantes ha un bilancio di 97 milioni di euro, di cui 80 milioni di contributi pubblici. Mentre l'Italia, nonostante il bilancio in attivo, chiude sedi e taglia risorse".
Concludendo Laura Garavini sostiene che una riforma organica non può che partire "dalla consapevolezza dell’importanza strategica della lingua e cultura italiana come volano della promozione del Sistema Paese". (Inform)
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