ITALIANI
ALL’ESTERO
Da
“Tribuna Italiana”, 8.1.2014
Nuove strutture
più forti per una nuova rappresentanza degli italiani all’estero
Necessarie
confederazioni forti e un ente che ci rappresenti a Roma, creato e sostenuto
dalle nostre strutture
BUENOS AIRES - In un momento chiave nella storia fra l`Italia e le proprie comunità all`estero, il nostro paese vive in un labirinto che, tra l`altro, non gli consente di pensare a noi emigrati. Ragion per cui dobbiamo essere noi a lavorare a una iniziativa per ambedue le parti.
Perchè dobbiamo farlo? Perché siamo in migliori condizioni di loro ma, fondamentalmente, perchè crediamo fermamente nel potenziale economico che possiamo trarne fuori da un`associazione strategica che ci consenta di crescere assieme, approfittando le sinergie esistenti, sia negli aspetti comparativi che competitivi.
Detto questo, c'è da sottolineare che le attuali strutture di rappresentanza delle comunità oltre confine non sono più in grado di funzionare come nel passato, per cui dobbiamo impegnarci a rinnovarle. E il nuovo, a mio parere, si dovrebbe stabilire, puntando, come nel caso dell`associazionismo in Argentina, a limitare l`organizzazione alle associazioni di primo e di secondo grado: federazioni regionali, circoscrizionali, zonali, ecc.
Queste ultime dovrebbero essere raccolte da un nuovo ente, che sarebbe sostenuto da esse e dalle quali dovrebbe ricevere tutto il potere. Si tratterebbe di un nuovo ente, da creare in ognuno dei paesi di accoglienza.
Questa nuovo ente confederale dovrebbe anche essere più forte degli attuali raggruppamenti di terzo grado che esistono in vari paesi, come la Feditalia in Argentina. Una grande confederazione capace di articolare tutte le azioni riguardanti la vita e le problematiche delle nostre grandi comunità in Argentina, negli Stati Uniti, in Germania, in Brasile, ecc.
Ma soprattutto, dovrebbe costituirsi nel grande interlocutore dell`Italia e con l`ente o associazione italiana costituita da noi stessi in Italia (per essere più preciso, creato dalle confederazioni di ognuno dei paesi di accoglienza), che dovrebbe essere sostenuto da esse fino a quando possa diventare autosufficiente o avere diritto all`autosufficienza per propri meriti.
Secondo me questo è il cammino più efficace e creativo, abbiamo a disposizione noi residenti all`estero per farci ascoltare e per mettere a fuoco l`handicap che rappresentiamo uniti in un progetto comune.
Per completare quanto sopra, bisogna porsi questa domanda chiave: chi devono essere i soci della nuova confederazione? E io non ho dubbi in questo punto: tutti i rappresentanti delle istituzioni italiane che operano in un paese oltre confine (con scopo lucrativo o no): le associazioni di primo grado, comprese le camere di commercio, le istituzioni culturali, i patronati, le fondazioni, le grandi e medie imprese italiane, i singoli cittadini in condizioni da determinare, ecc.
Il ponte metaforico che nascerà da questo nuovo e articolato rapporto, dovrebbe avere come supporto un Progetto Strategico Italiano, più volte da noi reclamato all`Italia, però nell`interregno elaborato e gestito anche dai rappresentanti delle nuove strutture menzionate per coinvolgere - quando saremo in grado di dimostrare con fatti e non con parole che siamo una vera “risorsa” - anche l`Italia.
Da sottolineare, dunque: pensare a un futuro con caratteristiche rinascimentali per tutti gli italiani del mondo; federazioni nuove e forti, come nuovi interlocutori in grado di gestire tutti gli interessi (social, culturali ed economici) delle comunità italiane all`estero; autorità consolari più funzionali agli interessi e allo sviluppo delle nuove strutture citate. E una confederazione italiana, costituita da noi in Italia, che abbia un obiettivo globale, un piede strategico posto nel mondo, che ci riguardi, più approfondito e obiettivo di quello italiano di oggi. (Domenico Di Tullio - “Tribuna Italiana” dell8 gennaio 2014 /Inform)
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