Ha svolto il suo ministero pastorale in Israele e Giordania. Dal
2011 era direttore generale delle scuole del Patriarcato latino in Israele
Don Ilario Antoniazzi
nominato dal papa arcivescovo di Tunisi
Le felicitazioni del
vescovo di Vittorio Veneto mons. Pizziolo e del presidente della Regione Veneto
Zaia
TREVISO – Don Ilario Antoniazzi è stato nominato arcivescovo di Tunisi da papa Benedetto XVI.
Nato 65 anni fa a Rai, frazione di San Polo di Piave (Treviso) nel 1962 Ilario Antoniazzi era partito per la Palestina insieme ad altri ragazzi della diocesi di Vittorio Veneto. Studi al seminario di Beit-Jala e l’ordinazione a sacerdote nel 1972 a Gerusalemme. Per venti anni don Antoniazzi ha svolto il suo servizio pastorale in diverse sedi della Giordania, prima di trasferirsi in Israele. Parroco di Rameh (Galilea) dal dicembre 2011 era anche direttore generale delle 44 scuole del Patriarcato latino in Israele . L’ordinazione episcopale si terrà a Nazareth il prossimo 16 marzo.
“Siamo davvero riconoscenti verso Benedetto XVI per questo atto di grande fiducia nei confronti del nostro conterraneo - ha detto il vescovo della diocesi di Vittorio Veneto mons.Corrado Pizziolo -La scelta del Papa di affidargli la guida della diocesi di Tunisi è certamente un riconoscimento delle qualità personali e ministeriali di don Ilario, da tutti apprezzato per le sue doti personali e presbiterali e per la generosità e la competenza del suo ministero”.
Felicitazioni a don Antoniazzi arrivano dal presisdente della Regione Veneto Luca Zaia. “Sono sicuro che le esperienze fatte in contesti difficili come Israele, Gerusalemme e Giordania gli permetteranno di svolgere un ottimo lavoro anche in Tunisia . A lui va il mio abbraccio affettuoso, insieme a quello della stragrande maggioranza dei veneti, come sincero augurio di buon lavoro”, ha detto Zaia sottolineando che la nomina “conferma ancora una volta il legame che il Veneto e i veneti hanno con la religione cristiana i cui valori, da sempre, sono profondamente radicati nelle nostre comunità e fanno parte dell’identità di chi vive in questi territori”. (Inform)
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