RASSEGNA STAMPA
Da “La Stampa.it”
Malindi, italiani ancora nel mirino .Un commando assalta ville private
Nuovo assalto in Kenya: potrebbero essere gli stessi malviventi del blitz al resort. Un connazionale ferito da un colpo di pistola alla pancia, un altro accoltellato a una mano
Nuovo episodio di violenza contro turisti italiani a Malindi, in Kenya. Un commando di sei persone incappucciate ha assaltato con pistole e machete un gruppo di ville private per rapinarle. Un connazionale è stato ferito a colpi d’arma da fuoco: trasportato in ospedale sarebbe fuori pericolo. Un altro è stato invece accoltellato a una mano, ha raccontato un testimone all’Ansa. Poco dopo anche la Farnesina ha confermato la notizia, precisando che il rappresentante consolare Roberto Macrì sta seguendo la vicenda sul posto.
L’episodio potrebbe essere opera della stessa banda che la notte tra il 3 e 4 febbraio fu responsabile dell’attacco a un resort di Mayungu, dove una turista italiana, Paola Boglio di Brescia, era sopravvissuta per miracolo a un colpo di pistola che l’aveva ferita alla nuca. Dopo 48 ore di ricovero nell’ospedale di Malindi, ha fatto rientro in Italia in buone condizioni di salute.
«È stata un’esperienza assurda». È ancora scossa la voce di Alessandro Aiani che al telefono con l’Ansa racconta la notte da incubo appena trascorsa nella villa a Mayungu, tra Malindi e Watamu, in cui era ospite con un gruppo di amici. «Erano sei persone, avevano due pistole e dei machete. All’1.30 di notte stavamo tornando a casa, hanno aspettato che scendessimo dalla macchina e ci hanno aggrediti», racconta Aiani, originario di Genzano, in provincia di Roma. «Ci hanno buttati a terra e minacciati. Un mio amico è stato accoltellato a una mano. Ci hanno portato via soldi e macchine fotografiche. Poi sono passati alle altre ville», aggiunge il testimone spiegando che si tratta di un gruppo di 5 ville private, tutte abitate da turisti italiani, una decina in totale.
Alla casa accanto, quindi, i banditi «hanno sparato a un altro signore, un abruzzese, ferendolo alla pancia. È stato un incubo, sanguinava, volevamo portarlo in ospedale ma ci avevano chiusi dentro. Solo grazie all’intervento di una persona della security locale siamo riusciti a farlo portare in ospedale», prosegue Aiani, aggiungendo che il console Roberto Macri’ lo aveva appena chiamato dall’ospedale di Malindi per dirgli che l’uomo «è fuori pericolo». Ora, Alessandro non sa bene cosa fare nei prossimi giorni: «Vengo qui da tanti anni e sarei dovuto rimanere fino a fine febbraio. Ora non lo so...». (La Stampa.it, 20 febbraio 2013)
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