Da “La Gente d’Italia” del 21 febbraio 2013
Intervista a Francisco Barone (Casa d'Italia )
Lingua italiana e attività culturali in Uruguay. "Collaborare gioverebbe a tutti"
MONTEVIDEO - Signor Barone, in un contesto di diminuzione dei soci delle associazioni si fa difficoltoso mantenere il patrimonio fisico delle stesse e della collettività in generale. Le pare ancora possibile farlo? Come? Vede possibile condividere sedi con chi non ne ha una?
Per le associazioni che hanno sedi proprie è effettivamente difficile mantenerle. Ma se i consigli direttivi sono creativi, indipendentemente dal numero dei soci, pochi o tanti, è possibile, senza dipendere dagli invii di denaro dall'Italia, come è il caso delle entità non regionali come la nostra. Noi abbiamo potuto ristrutturare la sede e realizzare le attività con i proventi delle cene o di altri tipi di eventi sociali, come corsi, etc..L'esperienza del passato a riguardo del condividere sedi non è stata del tutto felice. Nel nostro caso abbiamo offerto la nostra, ma alcune istituzioni italiane ne cercano una fuori dalle associazioni italiane o realizzano attività in sedi di associazioni non italiane. Altre vorrebbero arrivare e trovare tutto pronto come piace a loro senza fare nulla, e questo non è possibile.
Come vede il momento attuale della lingua e della cultura italiana in Uruguay?
La lingua va evidentemente sostenuta, ma nella stessa Italia si usano sempre più espressioni in inglese, a scapito dell'italiano! E se in Italia non si difende la lingua...! Varrebbe il detto “fai ciò che dico ma non fare ciò che faccio”. In quanto alle attività culturali, molte associazioni ne realizzano, alcune più adatte ai giovani e la maggior parte più per adulti o persone della terza età, cosa che è importante.
Il coinvolgimento dei giovani è una preoccupazione generale nelle associazioni italiane. C'è chi vorrebbe un congresso per ascoltare le loro esigenze e chi preferirebbe integrarli direttamente nelle commissioni direttive. secondo lei cosa si dovrebbe fare?
Pensiamo sempre a come fare coi giovani,come avvicinarli. Un modo per farlo è mettendo a loro disposizione spazi per fare ciò che desidererebbero. Ci sono associazioni che hanno gruppi di danza, o sportivi. Credo comunque che sia chiave lasciare loro spazio nella conduzione delle associazioni. Purtroppo ci sono istituzioni le cui commissioni direttive non sono aperte ai giovani, a farli intervenire e partecipare. In alcune, le regioni danno la possibilità di viaggi in Italia, per conoscere la regione o per borse di studio che sarebbero di molto interesse soprattutto per i giovani, ma questo dipende da ciascuna regione.
Nel suo caso personale, lei si è avvicinato alla collettività abbastanza giovane. Che cosa l'ha spinto a farlo?
Quando avevo 24 o 25 anni, mi sono avvicinato a Casa d'Italia, dove erano attivi i miei genitori, e poi ho finito con l'esserne l'attuale presidente. Ma la mia partecipazione nella collettività ha a che vedere anche con le istituzioni di assistenza, in particolare con il Coasit, e con la comunicazione, con Spazio Italia (radio e mensile). Mi hanno spinto ad avvicinarmi alla collettività le mie origini italiane, campane. Più che altro per via di mia madre, sono stato sempre vincolato al paesino dei miei genitori, chiamato Casalbuono (Salerno). Ancora oggi ho cugini sia da parte materna che paterna in paese, ed ho un contatto permanente con loro. Uno è consigliere comunale, un altro lo è stato in un periodo precedente. Ad ogni modo, il mio nonno materno, di cognome Gallotto, emigrò a San Paolo del Brasile, dove ha fondato un club di emigrati dal paese, chiamato UBAC: Unione Beneficiente Amici di Casalbuono, con sede sociale, chiesetta, etc. L'emigrazione da Casalbuono si diresse per la maggior parte a San Paolo, ma una parte anche a Montevideo, dove vennero i miei genitori.
Non tutti i discendenti di italiani sentono l'esigenza di ritrovare le loro radici. Perché a lei importava avvicinarsi alla collettività?
Non a tutti importa, è vero. Non saprei da cosa dipende. Ma a me è importato sempre il vincolo con le mie radici, con la mia famiglia e, come dicevo, sono in contatto permanente, settimanale, con i parenti in Italia, con il paese e persino con la parrocchia.
A riguardo dell'assistenza. Come valuta questo momento difficile?
Il Governo Prodi aumentò i fondi per l'assistenza agli indigenti all'estero, e diede importanza a questo aspetto. Il Governo Berlusconi ha cominciato a ridurre ogni hanno i contributi. Negli ultimi 3 anni ha tagliato il 50%. Ad ogni modo, il lavoro della commissione del Coasit insieme a quella dell'Aiuda ha permesso di aiutare i bisognosi attraverso lotterie, pranzi, etc. Prima occorreva contrattare l'assistenza medica per gli indigenti, ma ora la maggior parte è entrata nel Sistema Nazionale di Salute, persino i pensionati, che prima non lo potevano fare. Ma non tutti. Questo ha fatto sì che la situazione migliorasse un po' ma con i contributi non si arriva a coprire tutte le necessità. Il lavoro delle commissioni degli enti di assistenza, anche grazie ad alcune aziende e alle associazioni che hanno dato un contributo per la realizzazione dei pranzi, ha permesso di poter aiutare i più bisognosi.
Dopo la chiusura della Casa di Riposo dei Padri scalabriniani, com'è la situazione degli anziani della collettività?
Per chi non ha famiglia e non ha dove vivere è un problema, giacché l'unica soluzione attualmente è la Casa di Riposo Italiana del corso 8 de Octubre, che è una fondazione. Ci vorrebbe una grande casa di riposo, sullo stile del Hogar Español. Per questo, occorrerebbe il contributo di tutta la collettività, che sostenga le attività degli enti assistenziali. Purtroppo, da parte dell'Italia, le regioni che hanno più assistiti sono quelle che aiutano meno economicamente, e viceversa. Le regioni del nord sono quelle della prima immigrazione, ed hanno meno popolazione assistita, mentre quelle del sud, da Roma in giù, hanno visto un'emigrazione di massa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Si trattava in genere di persone con poca formazione, anche se con voglia di lavorare, senza conoscenze né professioni particolari, che in Uruguay magari ha messo su un'azienda agricola o un negozietto, e che guadagnava poco, lavorava moltissimo e non aveva poi diritto a una pensione degna. È in questo tipo di popolazione che si riscontrano i maggiori casi di necessità.
Che opinione ha del Consolato e delle sue prospettive di futuro?
Il Consolato non può fare di più di quello che fa. Purtroppo ogni giorno la situazione peggiora, e aumentano i ritardi. Ma la soluzione non dipende dal fatto che diventi un Consolato Generale o no, ma dalle risorse umane limitate.
se diventasse un Consolato Generale, automaticamente dovrebbe aumentare la dotazione di personale...
Il problema è la quantità di personale, quello che intendo dire che non dipende tanto dallo “status”, ma quello che importa davvero che aumenti il personale.
Le pare che gli utenti capiscano la situazione oppure se ne lamentano?
Suppongo che la gente capisca. I servizi sono offerti in modo corretto, e non mi sono arrivate lamentele, personalmente.
siamo ormai in periodo elettorale. Al di là dei partiti e dei candidati, se ne parla in Casa d'Italia? Vede che agli elettori in generale c'è un interesse?
La gente si interessa quando arriva la busta con il plico elettorale, generalmente prima di quel momento nessuno o quasi si interessa. E in queste elezioni in particolare, si sono candidate persone che non lavorano realmente per la collettività italiana.
Come vede la collettività italo-uruguayana nel suo insieme? C'è chi afferma che sia assai divisa. È d'accordo?
La politica che ha l'Italia nei confronti degli italiani all'estero fa si che la collettività sia separata per regioni, e alcune regioni in Italia danno più importanza ai loro emigrati ed altre poco o nulla. Ed è una pratica comune che se una Regione manda fondi per attività formative etc, destinate ai giovani, sia possibile accedervi solo per i giovani discendenti di emigrati di quelle regioni, e questa disparità di trattamento noi aiuta. Queste norme aiutano alla divisione e non all'unità. (Silvano Malini - Gente d’Italia del 21.2.2013 /Inform)
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