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venerdì 24 maggio 2013

A colloquio con Renata Bueno (Usei) su nuove generazioni e voto all’estero


ITALIANI ALL’ESTERO

A colloquio con Renata Bueno (Usei) su nuove generazioni e voto all’estero

“Soprattutto in questo momento di crisi economica il ponte fra Italia e Brasile deve poter contare sul forte e positivo apporto dei giovani”

 

 


ROMA - Pochi giorni fa è stato inaugurato a Roma un giardino dedicato agli italiani nel mondo. In questo modo la città eterna ha deciso di ricordare i tanti connazionali che hanno lasciato l’Italia per cercare fortuna all’estero. La cosa curiosa è che questo riconoscimento, nato per commemorare la diaspora del passato e le nostre comunità all’estero, diviene oggi, a causa della crisi economica che sta dando nuovo slancio all’emigrazione italiana verso altri paesi, un simbolo di estrema attualità. In quella targa toponomastica dedicata agli italiani all’estero troviamo dunque la medesima dualità , fra passato e futuro, che caratterizza le giovani generazioni nel mondo. Ragazzi che pensano alla costruzione del loro avvenire traendo forza dalla cultura e dalle tradizioni di origine. Su questo tema della nuova emigrazione e su altre questioni di stretto interesse per gli italiani all’estero abbiamo rivolto, al margine dell’inaugurazione del Giardino degli italiani nel mondo, alcune domande alla deputata Renata Bueno (Misto- Maie), eletta con l’Usei nella ripartizione America Meridionale.



Il comune di Roma ha deciso di dedicare un giardino della città agli italiani nel mondo. A suo giudizio quale valenza assume questa iniziativa?



E’ importante che la capitale d’Italia, abbia un luogo per ricordare gli italiani all’estero. Io vengo da un consiglio comunale del Brasile e so cosa voglia dire avere luoghi in ambito locale che rappresentano qualcosa. Questo riconoscimento della città di Roma per gli italiani nel mondo è molto interessante, anche perché abbiamo qui in Parlamento una rappresentanza dei nostri connazionali all’estero. Allora sono contenta di partecipare a questa inaugurazione e di poter vedere il giardino degli italiani nel mondo.



Dopo un lungo periodo di rodaggio l’attività parlamentare è ormai tornata a pieno regime. Come intende promuovere in questo rinnovato contesto politico le istanze degli italiani nel mondo e in particolare delle comunità del Sud America?



La legislatura ha preso il via da poco più di due mesi, ma anche da prima quando seguivo la politica dal Brasile capivo che le istanze delle nostre comunità sono quelle classiche, come ad esempio il miglioramento delle strutture consolari e l’accelerazione dei tempi per il riconoscimento della cittadinanza italiana. Richieste che rimangono ferme nel tempo. Però la mia priorità è quella di puntare sul futuro. Nella sua audizione davanti alla III Commissione il ministro degli Esteri Emma Bonino ha affermato che dobbiamo guardare agli italiani nel mondo e alle nuove generazioni all’estero. Io faccio parte di questa nuova generazione. Ho un nonno nato in Italia e in un primo momento mi ero un po’ allontanata dalla tradizione italiana, poi però sono venuta in Italia dove ho ricostruito tutta la storia della mia famiglia e ho conosciuto le origini dell’emigrazione italiana. E’ dunque importante che i nostri giovani vengano dall’estero in Italia, ma anche che i ragazzi italiani possano andare in altri paesi, come ad esempio il Brasile. Soprattutto in questo momento di crisi economica il ponte fra Italia e Brasile deve poter contare sul forte e positivo apporto dei giovani. Un rapporto da sviluppare attraverso scambi universitari e formazione lavorativa.



Negli ultimi anni, anche a causa della crisi economica, la diaspora verso l’estero dei nostri connazionali ha ripreso spessore numerico. Cosa ci può dire della nuova emigrazione?



Noi abbiamo avuto tanti circuiti diversi di migrazione in Brasile. Cento anni fa sono arrivati i migranti che partivano dall’Italia e dall’Europa, poi sono giunte anche le persone che hanno investito e fondato aziende. Adesso dall’Italia partono i giovani, che pur avendo avuto un’ottima formazione dal sistema educativo italiano, vanno a cercare lavoro nei paesi europei come ad esempio la Germania , ma anche in Brasile. Una nazione, quest’ultima, dall’economia creativa, con tante opportunità e ampi spazi di mercato in tanti settori. Ma io vedo che gli italiani che vanno a lavorare all’estero, e che forse non torneranno a vivere nel loro Paese, rimangono affettivamente molto legati alle famiglie in Italia e alle tradizioni della terra d’origine.



Periodicamente si torna a parlare dell’eliminazione o dell’apporto di eventuali modifiche al sistema di voto per corrispondenza dei nostri connazionali. Cosa pensa in proposito?



Io spero che il meccanismo del voto all’estero sia solo modificato perché oggi il modello italiano, che prevede dei rappresentanti eletti all’estero, è guardato con interesse e discusso anche in altri paesi. Anche in Brasile stiamo parlando della possibilità di seguire il modello italiano, perché ormai dobbiamo pensare alla globalizzazione. Vi sono ad esempio tanti brasiliani nel mondo, a Londra ad agosto si terrà un incontro di tutti i brasiliani in Europa, che chiedono una rappresentanza presso il Parlamento brasiliano. Dico questo perché in Italia vi è spesso stata polemica sul voto degli italiani all’estero, ma secondo me si tratta solo di un po’ di gelosia di quelle persone che non possono raggiungere gli italiani nel mondo e non riescono a guardare oltre la loro ristretta realtà. Bisogna infatti vedere tutto quello che gli italiani all’estero hanno fatto nel mondo. Vi sono più italiani ed oriundi all’estero che dentro il territorio italiano. Uomini e donne che diffondono nel mondo la cultura, la tradizione , l’arte e la lingua italiana, accrescendo la forza dell’Italia all’estero. (Goffredo Morgia - Inform)

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