ITALIANI ALL’ESTERO
La Newsletter di Gianni Farina, deputato eletto per il Pd nella
ripartizione Europa
“L’ambizione del Pd
non è il governo delle larghe intese, ma il governo del cambiamento, perché il
Paese ha bisogno di riforme”
ROMA – Definisce il governo guidato da Enrico Letta “soluzione frutto della necessità e della responsabilità” Gianni Farina, deputato confermato nella ripartizione Europa per il Pd, nella sua ultima Newsletter, in cui sottolinea come il quadro politico italiano si vada “ricomponendo”, nonostante le persistenti difficoltà sul piano interno e internazionale.
Un governo dunque di “ampia coalizione”, necessario per “mettere mano ai problemi più urgenti, soprattutto il lavoro, prima di cadere in una deriva irreversibile – scrive Farina, non sottovalutando l’esistenza di “evidenti e ampie distanze tra le forze che sostengono il nuovo governo”. Si tratta, per l’esponente democratico, di “una legislatura che avrà vita e durata solo se si rivelerà capace di sciogliere alcuni nodi molto intricati e rispondere alle attese più stringenti”.
“Le domande che all’inizio di ogni legislatura gli italiani all’estero si pongono, almeno da quando nel 2006 è entrata a regime la circoscrizione Estero, sono sempre le stesse - scrive Farina: - quale spazio occuperà la comunità italiana all’estero negli orizzonti strategici della classe dirigente italiana? Si capirà che l’Italia ha nelle mani una formidabile leva per la sua proiezione internazionale, purché la sappia utilizzare con convinzione ed intelligenza? Dopo l’orribile sequenza dei tagli alle risorse destinate alle politiche emigratorie, ci sarà finalmente il riconoscimento della produttività degli interventi necessari a promuovere l’italianità nel mondo?”. “Il presidente Letta, nel discorso fatto alle Camere in occasione della fiducia, ha detto che il suo governo si propone di valorizzare i nuovi italiani e gli italiani all’estero. Importante affermazione, soprattutto perché fatta in un contesto di annunci programmatici. Ma ora si tratta di vedere come questi buoni propositi si traducono in fatti, a partire dalla legge di stabilità finanziaria che tra pochi mesi approderà in Parlamento – afferma il parlamentare, soffermandosi poi sul recente affidamento della delega per gli italiani nel mondo al vice ministro Bruno Archi. “Avrei preferito una responsabilità politica piena – scrive Farina, guardando ai diversi compiti assegnati (ad Archi spettano anche le relazioni con i Paesi dell’Asia, Oceania e Pacifico, le tematiche inerenti ai processi G8/G20 e quelle relative all’esportazione di armamenti). Da parte del parlamentare viene inoltre avanzato il timore che i connazionali all’estero siano considerati più quali “utenti di servizi amministrativi che una forza sociale e culturale da valorizzare in un quadro di espansione del Paese”.
“Da quando in Parlamento siedono i rappresentanti espressi dai cittadini italiani all’estero - prosegue, - è arrivato il tempo di superare atteggiamenti di pura rivendicazione e di assumere l’iniziativa per mettere al centro dell’agenda politica le migrazioni, tutte le migrazioni: quella storica degli italiani, quella di chi arriva in Italia per viverci e lavorare, quella di chi oggi attraversa i confini per cercare un lavoro qualificato”. “Occorrono strumenti istituzionali nuovi – rileva, come una “Commissione bicamerale forte”, “capace di diventare un osservatorio parlamentare sulle migrazioni e di richiamare l’attenzione del governo, dei gruppi politici e dell’opinione pubblica sulla necessità di costruire politiche adeguate in questo campo”. Una Commissione la cui istituzione era stata già proposta dal parlamentare nel corso della passata legislatura.
Farina torna poi sull’esercizio di voto all’estero, vista la proposta di abolizione formulata dai saggi: egli richiama le ragioni dell’istituzione della circoscrizione Estero e tra esse quella del “dare effettività al voto dei cittadini italiani all’estero che prima, dovendo tornare in Italia per esercitarlo, praticamente ce l’avevano solo sulla carta”, effettività definita in concreto poi dal voto per corrispondenza. “Circoscrizione Estero e voto per corrispondenza, dunque, per come sono nati e per come sono intrecciati staranno insieme come cadranno insieme – scrive Farina, ricordando anche come “cinque eminenti costituzionalisti, tra cui un presidente emerito della Corte Costituzionale, dissero che la rappresentanza diretta degli italiani all’estero assicurata da un’apposita circoscrizione era perfettamente legittima in quanto rispondente alle peculiarità storiche e giuridiche della comunità italiana nel mondo”. “Se si vuole diminuire il rischio di irregolarità nel voto ed elevare il tasso di costituzionalità di esso sotto il profilo della personalità e della segretezza, anziché imboccare strade tortuose e senza uscita, basta mettere mano alle proposte di miglioramento del voto stesso che in passato sono già state presentate. Ad iniziare – rileva - dalla creazione di democratici comitati elettorali per ogni circoscrizione consolare e dall’inversione dell’opzione, vale a dire dalla richiesta di voler votare per corrispondenza, in modo da pulire una volta per tutte gli elenchi degli elettori e da responsabilizzare i singoli votanti”.
Tra i temi sui quali gli eletti all’estero stanno concentrando la loro attenzione anche la riforma dell’Imu, in merito alla quale viene richiesta la parità di trattamento con i connazionali residenti in patria e su cui sono attese novità dal governo entro la metà di giugno. Prosegue dunque “la battaglia per vedere accolta la nostra richiesta affinché la casa degli italiani residenti all’estero sia considerata prima abitazione, come per gli italiani in patria”.
“Noi del Pd ci siamo fatti carico negli ultimi due anni di grande senso di responsabilità per permettere all’Italia di uscire dall’emergenza. Il risultato elettorale non ci ha permesso di assumerci pienamente il carico del governo. Ora siamo impegnati in un governo di grande coalizione, con un mandato preciso, perché non possiamo e non vogliamo rinunciare ad alcuni punti essenziali delle nostre idee e della nostra missione. L’ambizione del Pd non è il governo delle larghe intese, ma il governo del cambiamento – conclude Farina, - perché il Paese ha bisogno di riforme”. (Inform)
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