ITALIANI ALL’ESTERO
Angela Fucsia Nissoli
(Scelta civica) su voto all’estero, riforma degli organismi di rappresentanza,
promozione di lingua e cultura e cittadinanza italiana
Alcune riflessioni
della deputata eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale in
questo difficile avvio di legislatura
ROMA – Tra i nuovi parlamentari della circoscrizione Estero vi è Angela Fucsia Nissoli, deputata eletta dai connazionali residenti nella ripartizione America settentrionale e centrale per Scelta Civica. A lei abbiamo rivolto alcune domande sull’impegno a favore dei connazionali in questo complesso avvio di legislatura.
Quali ritiene debbano essere le priorità di azione per i parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, considerando la complessità della situazione economica e politica italiana, complessità che ha inciso sull’avvio di questa legislatura e ancora pone dubbi sull’effettiva durata di questo governo?
Le priorità di azione devono essere tese a migliorare l’assistenza e i servizi per gli italiani all’estero, la promozione linguistica e culturale, oltre a rendere effettivi alcuni diritti in maniera che non vi siano trattamenti differenziati rispetto ai concittadini residenti in Italia, caso Imu docet. Allo stesso tempo, però, bisogna lavorare affinché il sistema Italia possa ripartire e riformare le Istituzioni per renderle adeguate ai tempi senza tradire quei valori che rendono la nostra Costituzione un esempio limpido di umanesimo integrale, un umanesimo da far vivere in rinnovate strutture democratiche. In questo contesto appare importante la riforma della legge elettorale, per permettere che il cittadino possa scegliere nel modo migliore possibile chi lo rappresenta e gli italiani all’estero possano esercitare il diritto di voto salvaguardando i criteri definiti nell’art. 48, comma 2, della Costituzione dove si specifica che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto”.
Crede che vi saranno margini di azione per intervenire sulla legge che regolamenta l’esercizio del voto all’estero e in quale direzione? Nutre dei timori rispetto alla possibilità di abolire la circoscrizione Estero formulata dai 10 Saggi?
Ritengo che il voto all’estero vada riformato e non abolito. In effetti abolire la circoscrizione Estero significherebbe di fatto abolire il voto all’estero e fare un passo indietro nelle conquiste democratiche degli italiani all’estero in un momento in cui altri Paesi stanno ipotizzando di istituire forme di rappresentanza come la nostra e la Francia ne è un esempio. Se riusciamo a far capire concretamente l’importanza di una rappresentanza parlamentare diretta di chi vive fuori dal territorio nazionale, soprattutto in un momento di crisi in cui l’Italia ha bisogno di rilanciarsi sul piano internazionale anche con il contributo degli italiani all’estero, allora sarà conseguenza naturale mantenere la circoscrizione Estero e fare opportune riforme per garantire l’effettività del voto esercitato in tale ambito.
A proposito invece di Comites e Cgie, crede sia il caso di riprendere in questa legislatura la proposta di riforma discussa nella precedente? Crede che questi organismi vadano riformati?
Penso che i Comites e Cgie siano delle forme di rappresentanza importanti per le nostre comunità italiane all’estero che possono lavorare, nella distinzione dei ruoli, in sinergia con gli eletti all’estero. Certamente il fatto che non siano stati rinnovati crea non pochi problemi dovuti sia alla stanchezza di chi già da molto svolge tale servizio di rappresentanza in tali organismi sia per la necessità di adeguare la rappresentanza ai mutamenti sociali avvenuti, in questi anni, nella comunità italiana nel mondo, basti pensare alla forte migrazione giovanile ed intellettuale che si registra ultimamente, la cosiddetta “fuga di cervelli” che è a margine di queste forme di rappresentanza e che invece, se opportunamente coinvolta, potrebbe dare un contributo qualificato ed importante per la politica estera e le politiche migratorie italiane. Per cui ritengo che questi organismi vadano riformati in maniera che si possa coinvolgere in maniera ampia, con una adeguata informazione, tutta la comunità italiana all’estero senza trascurare le giovani generazioni.
Nell'incontro avvenuto a margine del Comitato di presidenza del Cgie a Roma, nei giorni scorsi, vi sono dei temi specifici su cui voi parlamentari eletti all’estero avete convenuto di intervenire? Se sì, quali e in quale modo?
Sicuramente, è di interesse comune la questione del voto all’estero e della promozione linguistica e culturale oltre che di Rai Italia. Ma durante l’incontro abbiamo ritenuto opportuno aggiornarci per entrare nel merito di alcune questioni da portare avanti in maniera bipartisan.
Nella proposta di legge sulla cittadinanza italiana presentata da Scelta Civica, a cui lei stessa ha contribuito, si pone molta importanza sull’identità culturale che dovrebbe essere alla base delle nuove norme di concessione della cittadinanza. Come è possibile alimentare tale identità anche tra i connazionali all’estero?
Qui gioca un ruolo importante la promozione linguistica e culturale e ritengo che in questa Legislatura si dovrà porre rimedio ai danni causati dai tagli operati in precedenza ma nello stesso tempo andrà riformato il sistema di promozione linguistica e culturale rendendolo più efficiente ed efficace in un contesto dove la promozione culturale rappresenta uno “smart power” in grado di costruire le basi per lo sviluppo all’estero del nostro Sistema Paese. Se gli italiani all’estero vengono seguiti dalla madrepatria nella volontà di mantenere saldo il legame con le origini culturali e linguistiche con adeguati corsi di lingua e cultura, questo potrà alimentare quel senso di italianità che diventa cittadinanza culturale nella prospettiva dello ius culturae.
In questi ultimi anni di forte crisi economica, è ripresa fortemente l'emigrazione italiana all'estero, specie di giovani laureati. Vista anche la sua esperienza, crede che occorrerebbe intervenire per arginare il fenomeno?
Credo che gli scambi culturali rappresentino una ricchezza per un Paese, il problema è che l’Italia non alimenta il ritorno dei cervelli o l’ingresso di cervelli da altre nazioni. Allora penso che non bisogna bloccare l’emigrazione dei giovani laureati ma che bisogna costruire un sistema che favorisca il loro ritorno e l’ingresso di altri per arricchire il nostro patrimonio culturale mentre l’Italia, oggi, fa entrare sul proprio territorio soprattutto lavoratori a bassa qualificazione intellettuale.
Quali sono le sue prime impressioni di neo-eletta al Parlamento italiano? Quale crede possa essere il contributo qualificante degli eletti nella circoscrizione Estero alla politica italiana? Ed il suo personale contributo di italiana all'estero?
Le prime impressioni sono di un contesto un po’ confuso, in cui tuttavia bisogna portare le attese degli italiani all’estero che guardano con grande trepidazione alle sorti del nostro Paese in difficoltà ma che vogliono sentirsi parte di questo Paese che amano vedendo riconosciuta l’effettività dei propri diritti.
In questo contesto credo che gli eletti all’estero, tra cui la sottoscritta, possono contribuire a inserire in maniera sistemica quegli elementi di modernità che hanno permesso ad altri Paesi di affrontare con successo le sfide poste da una società globalizzata e complessa. La mia esperienza di vita negli Stati Uniti sarà senza dubbio utile per inserire nel processo legislativo quegli elementi tipici della cultura occidentale che possono contribuire ad un maggiore dialogo tra le due sponde dell’Atlantico. (Viviana Pansa – Inform)
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