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Da “We the Italians”
Il New England tra passato e futuro all'insegna
dell'Italia
Intervista di Umberto Mucci a Giuseppe Pastorelli,
Console Generale italiano a Boston
Sulla costa est, più su di New
York c'è un'area dove furono e sono tantissimi gli italiani che sbarcarono e ancora
oggi si trasferiscono. E' l'area del New England, che proprio in questo periodo
è ancora più bella grazie ai magnifici diversi colori che si possono trovare
nei tanti meravigliosi luoghi in cui la natura americana si mostra in tutta la
sua bellezza.
Il New England ha luoghi dove fu
fatta la storia americana: è qui, a Cape Cod e poi a Plymouth, che nel 1620
sbarcarono i pellegrini del Mayflower, in fuga dall'Inghilterra verso un futuro
incerto; è qui, nel porto di Boston che scoppiò nel 1773 la rivolta del Tea
Party in base al principio "no taxation without representation", che
portò poi all'indipendenza. Ma al tempo stesso qui si trovano anche, secondo il
QS World University Rankings, le due migliori università del mondo, il
Massachusetts Institute of Technology (MIT) e Harvard.
Questo sguardo rivolto al tempo
stesso verso un grande passato e un promettente futuro vale esattamente anche
per la nostra comunità che lì arrivò e oggi risiede, formata da diversi tipi di
emigrazione, integrati insieme e rappresentati da diverse associazioni e
gruppi, che fanno riferimento al Consolato di Boston. Anche qui incontriamo un
Console giovane ma molto in gamba, Giuseppe Pastorelli, a conferma del fatto
che il network diplomatico italiano negli Stati Uniti assomma in sé dinamismo,
freschezza e al tempo stesso grande competenza.
Signor Console, Boston ed il
New England sono zone che rivestono un'importanza fondamentale per la storia
degli Stati Uniti d'America. Le chiediamo di descriverci brevemente su quali
Stati si estende la giurisdizione del Consolato da Lei guidato, e qualche
nozione in più circa le caratteristiche di questo territorio e di coloro che lo
popolano.
Il Consolato ha giurisdizione per
cinque Stati: Massachusetts, Rhode Island, New Hampshire, Vermont e Maine. Sono
Stati che fanno parte della culla della civiltà americana, in particolare il
Massachusetts e il Rhode Island, dove è anche forte la presenza italiana. Sono
Stati che coniugano bene la tradizione, e quindi la storia da quando i padri
pellegrini arrivarono su queste coste, e innovazione, su cui questi Stati hanno
investito e che li proietta verso il futuro. Sono anche aree di una grande
ricchezza e bellezza naturale, meta quindi di turismo sia interno americano che
estero. E' un'area vicina all'Europa: Boston era uno dei porti che insieme a
New York accoglieva le navi europee, e per questo è un'area popolata da diverse
etnie di provenienza europea, tra le quali noi Italiani giochiamo un ruolo
molto importante.
Il New England ospita anche
diversi americani di origine italiana. A Boston c'è una Little Italy che è la
zona del North End, e la storia vuole che spesso qui ci sia stata rivalità con
la comunità irlandese, molto popolosa. Il Sindaco uscente Thomas Menino, di
origine italiana, è stato il primo ad interrompere una lunghissima serie di
Sindaci di origine irlandese. Com'è oggi la comunità italiana?
Effettivamente Boston è una città
molto irlandese, ma è vero che è anche una città molto italiana. Passeggiando
per Boston, e parlando con i Bostoniani, si capisce bene come e quanto gli
italiani abbiano contributo a costruire e a plasmare questa città, e lo stesso
Stato del Massachusetts. La nostra presenza si può dividere in differenti
categorie. Gli italiani trasferiti qui dopo la seconda guerra mondiale (anni
'50, '60 e '70), che hanno lasciato il nostro Paese principalmente per motivi
economici, costituiscono un nucleo importante della presenza italiana a Boston.
C'è poi la componente degli italiani di seconda e terza generazione, i cui
genitori o nonni o addirittura bisnonni si sono trasferiti tra la fine dell'800
e l'inizio del '900: alcuni di questi hanno riacquisito la cittadinanza
italiana, e si sentono molto vicini al nostro paese. E poi c'è un fenomeno
molto interessante, che è costituito dalla nuova emigrazione: e Boston, che è
un polo accademico di eccellenza che attrae molto i professionisti ad esempio
in campo medico e biomedico, e che ugualmente a livello finanziario è un punto
di riferimento per la comunità economica americana ma anche mondiale, è meta di
molti talenti italiani, che a volte vengono qui per brevi periodi i quali però
spesso si trasformano in più lunghe permanenze. Queste tre anime compongono una
collettività di circa 17.000 iscritti all'AIRE (la presenza reale è sempre un po'
superiore al numero degli iscritti) e un numero di italoamericani che nel solo
Massachusetts supera le 600.000 unità: quindi una presenza davvero importante.
Nel 2011, in occasione dei 150
anni dell'unità d'Italia, abbiamo realizzato un progetto con il media lab del
Massachusetts Institute of Technology, di nome Memory Traces (http://locast.mit.edu/memorytraces/),
nel quale abbiamo realizzato una serie di interviste ad un gruppo
rappresentativo di italiani che vivono in quest'area. Si tratta di persone che
hanno storie differenti, che provengono da diverse regioni, con età che vanno
dai 30 ai 70 anni, di seconda o di terza generazione, che dànno uno spaccato
dei successi che gli italiani hanno avuto in questa città: a partire proprio
dal Sindaco Menino, figura politica molto forte che ne ha fatto uno dei
politici italoamericani più popolari, erede di altri italiani che prima di lui
si sono affermati nella vita politica americana, come pure in quella economica,
accademica, civile e culturale.
Il suo Consolato si estende in
un territorio che ospita due delle istituzioni accademiche più famose del
mondo, Harvard e il Massachusetts Institute of Technology. Ci sono molti
ragazzi italiani che studiano lì?
In questo caso è più difficile
dare numeri certi, ma la stima è che siano almeno 2.000 i giovani italiani
professionisti e studenti che in queste aree vivono, studiano o lavorano. E'
una comunità dinamica, ancora molto legata all'Italia, che però rappresenta anche
nuove esigenze delle quali il Consolato deve tenere conto. Molti di essi sono
insieme in un'associazione molto attiva che si chiama Professionisti Italiani a
Boston, che opera e cresce molto bene e che vanta già più di 1.000 iscritti:
sono partner del Consolato per diverse iniziative di carattere economico e
scientifico, e con loro abbiamo organizzato ed organizzeremo eventi per il
proseguimento dell'Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti.
Sono molti, quindi gli italiani
che frequentano le università, come sono molti quelli che lavorano nelle
diverse aziende della zona, specialmente quelle del settore biomedicale: ma ci
sono poi diversi avvocati, artisti di talento. Molti sono parte di giovani
famiglie, con bambini piccoli: abbiamo pertanto sviluppato una particolare
attenzione all'insegnamento della lingua italiana e alla produzione di eventi
anche per bambini, per venire incontro alle necessità di queste nuove realtà
che numericamente stanno diventando sempre più importanti.
C'è una scuola italiana a
Boston?
Non ce n'è una dedicata, ma più di
50 istituti insegnano l'italiano, in parte anche grazie agli investimenti messi
a disposizione dal Ministero degli Esteri: è un sistema che funziona molto
bene, ci sono solo nell'area di mia competenza quasi 8.000 studenti di italiano
che beneficiano di queste opportunità. Dedichiamo a questo molta attenzione e
molte energie, perché la promozione della nostra lingua è veicolo molto
importante per promuovere anche la nostra cultura, il nostro stile di vita e quindi
anche la nostra economia. Inoltre, stiamo lavorando per incrementare il numero
di studenti liceali che fanno l'Advanced Placement di Italiano.
Quali sono i più importanti
eventi realizzati per l'Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti, e cosa
c'è in programma a Boston per l'ultima parte del 2013?
A settembre è stata in
programmazione una rassegna cinematografica sul nuovo cinema italiano presso la
Harvard Film Archive, che rafforza la collaborazione instaurata già un paio di
anni fa: quest'anno per la prima volta, anche per venire incontro alle esigenze
delle nuove e giovani famiglie cui prima accennavo, promuoviamo il cinema
italiano contemporaneo, mentre in passato ci siamo occupati di retrospettive
come ad esempio quella dedicata ad Antonioni. Continueremo a ottobre con due
importanti conferenze ad Harvard: la prima, il 4 ottobre, dedicata a Galileo e
alle macchie solari, in occasione del quattrocentenario del documento scritto
da Galileo sulle macchie solari; la seconda il 16 ottobre proseguiremo la serie
di colloqui annuali sulla storia e cultura italiana dedicati a Gaetano
Salvemini presso il Centro di Studi Europei dell'Università di Harvard:
quest'anno il Prof. Massimo Salvadori, emerito dell'Università di Torino, ci
parlerà del periodo 1943-45 e della nascita della Repubblica.
Proseguiremo poi, insieme
all'associazione Professionisti Italiani a Boston di cui prima parlavo, con un
importante convegno sulla ricerca biomedica in Italia e negli Stati Uniti, dove
approfondiremo le diverse politiche in atto per favorire la ricerca nei due
Paesi, quali best practices possiamo noi mutuare e come meglio possiamo
stimolare aziende e istituzioni accademiche americane a fare ricerca anche in
Italia. Ci occuperemo anche di promozione della lingua italiana, attraverso la
celebrazione del settecentenario di Boccaccio: insieme alla Brown University di
Providence abbiamo lanciato un concorso per la migliore traduzione in inglese
moderno ed il miglior adattamento ai nuovi media di una novella del Boccaccio,
che terminerà con una serata in cui verranno premiati i vincitori e ci sarà una
rappresentazione di una novella fatta da una compagnia di Certaldo, il comune
di origine del poeta. Parleremo di politica, attraverso una discussione sul
Principe di Machiavelli, a 500 anni dalla scrittura di questa importante opera.
Come dicevo, ci saranno anche
eventi dedicati ai bambini: avremo con noi le marionette Carlo Colla, la più
antica compagnia marionettistica italiana, che sarà a Boston per una settimana.
E' quindi un programma molto ricco, che ha l'obiettivo di coniugare tradizione
ed innovazione, di spaziare tra i diversi aspetti della cultura come la
scienza, la lingua, il cinema, le arti visive: per dare agli amici americani
una rappresentazione delle tante eccellenze del nostro Paese.
Ma sono state moltissime già
dall'inizio dell'anno ad oggi, le occasioni per farlo. Abbiamo organizzato
eventi di grande prestigio ed interesse, in stretto raccordo con le istituzioni
locali: tre concerti riguardanti la musica di Giuseppe Verdi; l'esposizione
della scultura "Il Bruto" in prestito dai musei capitolini (250.000
visitatori in meno di sei mesi); la celebrazione dei premi nobel italiani che
hanno avuto a che fare con Boston, come Franco Modigliani – che ha insegnato
tanti anni al MIT – e Rita Levi Montalcini, il cui allievo Emilio Bizzi è uno
dei massimi esperti di neuroscienze al mondo e anch'egli professore al MIT, e
fu portato negli USA quando era un giovane ricercatore proprio dalla
Montalcini. Ma sono solo tre esempi a descrizione di molti eventi, ai quali mi
piace aggiungerne un altro: con la scuola di vela di Mascalzone Latino, e
sempre insieme ai Professionisti Italiani a Boston, abbiamo promosso il viaggio
di due ragazzi della scuola di vela, che non erano mai stati qui, per
partecipare ad alcune regate con circoli di vela locali. La scuola di
Mascalzone Latino è, oltre ad una eccellente scuola di vela, ha anche una forte
componente sociale, perché aiuta a formare attraverso lo sport ragazzi
svantaggiati, favorendo il loro accesso allo studio e ad una vita sportiva e
sana: il viaggio a Boston rimarrà sicuramente per sempre nella memoria dei due
ragazzi.
E' di qualche settimana fa la
visita del Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato. Quali spazi ci
sono nel New England per le aziende italiane?
La presenza economica italiana qui
è importante, anche se in termini numerici non sono tantissime le aziende
italiane presenti, e l'interscambio tra Italia e Massachusetts è di un miliardo
di dollari all'anno, minore rispetto ad altri Stati - ma in crescita. Ma la
presenza imprenditoriale italiana è molto qualificata, soprattutto nel campo
della ricerca, a partire dal progetto che l'ENI ha sviluppato insieme al MIT da
5 anni ed è stato poi rinnovato per altri 5, per la ricerca in campo
energetico. A Boston c'è poi il quartier generale di ENEL Green Power, che è
una delle realtà più dinamiche negli USA nel settore delle energie rinnovabili;
c'è a Providence nel Rhode Island la sede di Lottomatica, dopo l'acquisizione
di GTECH; siamo presenti nel settore dell'ingegneria, con il Gruppo Trevi che
storicamente da qui comanda le operazioni in tutti gli Stati Uniti; nella
finanza, con Unicredit che controlla Pioneer Investment, che è un fondo molto
importante. I collegamenti via mare sono assicurati da due navi settimanali di
Mediterranean Shipping Company che è il principale partner del porto di Boston
per movimentazione merci. Insomma, la presenza italiana è significativa ed è
anche giovane, perché molti degli studenti che arrivano qui decidono poi di
aprire la loro piccola azienda: il fenomeno delle start up, soprattutto nel
settore biomedico o in quello tecnologico, è in forte crescita. La visita del
Ministro Zanonato si è inserita in questo contesto: c'era stata lo scorso
novembre la visita del Presidente del parlamento del Massachusetts, Robert
DeLeo – chiaramente di origine italiana – che aveva viaggiato tra Torino, Roma
e Napoli per esplorare ulteriori potenzialità; e a novembre del 2013 sarà la
volta di una missione qui a Boston di Confindustria. C'è quindi un quadro di
grande ricettività per i prodotti italiani: il Made in Italy è molto
apprezzato, in particolare per la componente tecnologica e per quella del
lusso.
Tra l'altro, il Ministro Zanonato
ha avuto occasione durante la sua visita di partecipare all'evento annuale di
raccolta fondi organizzato per la costruzione di un Centro Italiano di Cultura
a Boston: un progetto ambizioso e difficile, ma che gode del sostegno della
comunità italiana, per rafforzare ulteriormente l'offerta culturale in una
città che effettivamente è un polo culturale e accademico di eccellenza a
livello mondiale.
Recentemente Boston è stata
colpita dall'attentato avvenuto durante la maratona. Come ha reagito la città?
E la comunità italiana?
E' stato un momento molto
difficile per la città, che è rimasta profondamente ferita da quanto accaduto
ma che ha anche mostrato un grande coraggio e tanta solidarietà, per ripartire
insieme. E' stato veramente toccante vedere non solo la competenza e la bravura
delle forze dell'ordine e di soccorso, ma anche di tutti coloro che erano sul
luogo dell'attentato che si sono prodigati per dare soccorso ai feriti ed
aiutare. Per noi sono state 24 ore difficili, con l'obiettivo principale di
verificare e scongiurare la presenza di italiani tra le vittime: e per fortuna
in effetti non ci sono stati italiani tra i feriti o i deceduti. Ora a Boston,
che ha beneficiato anche di grandissimi gesti di solidarietà nazionale e
internazionale, si guarda avanti, facendo tesoro di questa tragica esperienza.
Da parte nostra, nell'evento di raccolta fondi di cui accennavo prima, abbiamo
deciso che una parte di questi fondi andrà per una borsa di studio a favore di
una delle persone che è stata ferita nell'attentato. Tra le eccellenze per le
quali la nostra comunità italiana è nota, c'è anche quella della solidarietà,
come fu il caso del terremoto in Abruzzo. (Umberto Mucci-We the Italians
/Inform)
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