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martedì 1 ottobre 2013

Presentato alla Farnesina il Rapporto ANCE 2013


INTERNAZIONALIZZAZIONE

Presentato alla Farnesina il Rapporto ANCE 2013

Mentre crescono i profitti delle imprese italiane di costruzione all’estero, cala il fatturato del mercato interno

Dassù:  “Questo mettere al centro dell’azione diplomatica non solo la gestione delle crisi politiche, ma anche lo sforzo di promozione economica ha aiutato il Mae a ripensare la propria funzione e a restare vitale”

Valensise “La dimensione economica della diplomazia è assolutamente prioritaria in questo difficile momento del nostro paese”

 

ROMA _ E’ stato presentato alla Farnesina il Rapporto 2013 dell’ANCE sull’industria delle costruzioni nel mondo. Nell’indagine si evidenzia come il fatturato prodotto all’estero dalle imprese edili italiane sia aumentato nel 2012 dell’11,4%, a fronte di una perdita del 4,2%  del prodotto sul mercato interno. Un differenziale fra il trend del mercato interno e quello estero  che da tempo si sta allargando. Negli ultimi 8 anni infatti il fatturato realizzato oltreconfine è triplicato passando  da 2,955 a 8,7 miliardi, con  una crescita media annua del 14,5%.  In questo contesto va inoltre segnalato che dal 2009 per un numero sempre maggiore di imprese l’estero ha rappresentato oltre il 50% del fatturato totale. Sempre per quanto concerne il 2012 dal rapporto dell’Associazione nazionale costruttori edili viene inoltre posta in evidenza la presenza delle imprese italiane in 88 paesi, nove dei quali,  Irlanda, Cipro,  Thailandia, Canada Camerun, Zambia, Guinea, Costa d’Avorio e Malawi, sono nuove acquisizioni. Le nuove commesse delle nostre aziende, per un totale di 12 miliardi, riguardano l’aerea europea extra Ue (26%), il Medio oriente (15,6%), il Sud America (15,4%), l’Ue (12%), l’Africa Sub-Sahariana (10,2%) e Nord America (10%). Da segnalare inoltre sia la creazione, da parte di 36 gruppi edili italiani, di oltre 250 imprese di diritto estero in 81 paesi, sia l’importanza del mercato del Sud America nella ripartizione geografica del portafoglio globale delle imprese (28%) e nei contratti di concessione all’estero (47,7%) . Da ricordare infine, oltre alla positiva crescita delle concessioni per autostrade, ospedali, impianti energetici e acquedotti, il fatto che più del 46% delle commesse all’estero sono state superiori ai 500 milioni.   

Aprendo i lavori il segretario generale della Farnesina Michele Valensise ha sottolineato l’andamento promettente di questo settore “Sono stato personalmente colpito – ha affermato Valensise - dal carattere positivo ed impressionante di determinati numeri che l’associazione può vantare in termini di fatturato, di nuove commesse e di apporto al sistema economico italiano” . “Il settore delle costruzioni – ha continuato il segretario generale - è nel mondo simbolo della dinamicità e della incisività del made in Italy e il nostro compito, come Farnesima, è quello di sostenere all’estero, per quanto più possibile, lo sforzo di questo importantissimo segmento della vita economica italiana quando si affaccia nel mondo”. “Sono convinto – ha concluso Valensise dopo aver segnalato la massima attenzione data dalla Farnesina alla presentazione all’estero di pacchetti finanziari ed assicurativi che possano favorire ancora di più le imprese italiane di costruzione - che la dimensione economica della diplomazia sia assolutamente prioritaria in questo difficile momento del nostro paese in cui dobbiamo lavorare con grinta”.

Dal canto suo il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti, ha spiegato come  la crescita costante della presenza della nostra industria edile all’estero, anche in grandi mercati consolidati e all’avanguardia come gli Stati Uniti o l’Australia,   sia giustificata dal costante calo del mercato interno italiano, dove vanno male gli investimenti pubblici e privati,  che costringe le nostre imprese a verso proiettarsi all’estero. Un successo , quello in capo internazionale che, per Buzzetti , va attribuito sia alla competitività tecnologia delle nostre imprese, sia all’importante azione di supporto svolta dal ministero degli Esteri. Il presidente dell’Ance ha poi sottolineato come le nostre piccole e medie impresi , che si stanno affacciando sui mercati internazionali, siano capaci di promuovere e favorire la nascita di imprenditoria locale in quei paesi emergenti che si stanno creando una struttura imprenditoriale. “L’edilizia italiana – ha poi concluso Buzzetti – auspica che il possibile aggancio della ripresa internazionale non venga  vanificato dalle problematiche politiche che il paese sta attraversando e che quindi si proseguano le positive scelte economiche portate avanti fino ad oggi”

Ha poi preso la parola il vice ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che, dopo aver sottolineato la necessità di portare avanti delle politiche industriali che non seguano l’avvicendarsi dei governi ma riflettano interessi condivisi di lungo periodo, ha evidenziato come dal Rapporto dell’Ance si evinca la capacità delle nostre imprese edili all’estero di lavorare in ogni parte del mondo, diversificando i rischi , e di essere competitive soprattutto nelle strutture di rete che rappresentano la parte più pregiata della filiera di produzione. Una competitività dal valore aggiunto che consente alle imprese italiane di trasmettere ai partener locali, attraverso consolidate prassi, conoscenze ed esperienze di lavoro nuove ed essenziali per lo sviluppo dei paesi emergenti. Calenda ha poi annunciato la prossima realizzazione di alcune missioni ministeriali all’estero, in Algeria, Canada, Azerbaigian, Singapore e Malesia, che porranno al centro la questione infrastrutture. Il sottosegretario ha infine segnalato l’importanza che avranno, per l’apertura di nuovi mercati alle nostre imprese edili all’estero, gli accordi commerciali di libero scambio in itinere, come ad esempio quelli con il Canada, un intesa ormai in dirittura di arrivo, e gli Stati Uniti. Importante in questo contesto anche il prossimo negoziato con la Cina sugli investimenti.

Dopo l’intervento del vice presidente dell’Ance con delega per i Lavori all’Estero Giandomenico Ghella, che ha auspicato una radicale riforma che favorisca le imprese ponendo freno alla burocrazia e all’eccessivo frazionamento delle competenze fra enti locali e governo, il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti Rocco Ghirlanda ha sottolineato la capacità delle imprese italiane di essere competitive all’estero, soprattutto nei settori della metallurgia, della farmaceutica e della moda. Diversa la situazione in Italia dove, secondo il sottosegretario, la debolezza del sistema scolastico e della ricerca  e l’eccessiva pressione fiscale, finiscono con il pesare sul nostro sistema produttivo “mettendo piombo sulle ali delle nostre imprese che sarebbero pronte a spiccare il volo”.

“Nel futuro – ha proseguito Ghirlanda  dopo aver auspicato la nascita di un sistema fiscale meno pesante nei confronti delle aziende- la creatività e l’innovazione delle imprese italiane dovrebbero essere premiate e riconosciute in Italia, come oggi lo sono fuori dai confini nazionali, perché proprio questo nostro valore di essere italiani nel mondo è la cosa che poi alla fine spicca sempre, ovunque noi andiamo”      

Ha infine preso la parola il vice ministro degli esteri Marta Dassù che ha in primo luogo ricordato come l’instabilità politica abbia un costo economico che si riflette innanzitutto nel drammatico divario, evidenziato nel Rapporto dell’Ance, fra la domanda interna e quella internazionale. Un divario che, per il vice ministro, va colmato anche attraverso la semplificazione delle norme e il superamento della frammentazione delle competenze fra Governo e poteri locali. Dopo aver ricordato la recente presentazione da parte del Governo del programma  “Destinazione Italia”, volto a favorire gli investimenti esteri verso il nostro paese e all’interno dell’Italia, la Dassù ha poi sottolineato come la collaborazione fra il Mae e l’Anci abbia portato  la Farnesina a  “considerare la diplomazia economica non come uno slogan, ma come il cuore di una missione moderna della diplomazia italiana. Questo mettere al centro dell’azione diplomatica non solo la gestione delle crisi politiche, ma anche lo sforzo di promozione economica – ha precisato il vice ministro - ha aiutato il Mae a ripensare la propria funzione e a restare vitale. A tal proposito stiamo compiendo un lavoro che darà dei frutti importanti per continuare ad adattare e modernizzare la rete diplomatica alle nuove sfide che pone l’evoluzione del sistema internazionale dei mercati”.   La Dassù ha infine segnalato come un accordo fra gli Stati Uniti e l’Iran potrebbe creare nella regione del Medio Oriente nuove opportunità imprenditoriali per le nostre aziende operanti nel settore delle infrastrutture. (Goffredo Morgia-Inform)  

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