INTERNAZIONALIZZAZIONE
Presentato alla Farnesina il Rapporto
ANCE 2013
Mentre crescono i profitti delle
imprese italiane di costruzione all’estero, cala il fatturato del mercato
interno
Dassù: “Questo mettere al
centro dell’azione diplomatica non solo la gestione delle crisi politiche, ma
anche lo sforzo di promozione economica ha aiutato il Mae a ripensare la
propria funzione e a restare vitale”
Valensise “La dimensione economica
della diplomazia è assolutamente prioritaria in questo difficile momento del
nostro paese”
ROMA _ E’
stato presentato alla Farnesina il Rapporto 2013 dell’ANCE sull’industria delle
costruzioni nel mondo. Nell’indagine si evidenzia come il fatturato prodotto
all’estero dalle imprese edili italiane sia aumentato nel 2012 dell’11,4%, a
fronte di una perdita del 4,2% del prodotto sul mercato interno. Un
differenziale fra il trend del mercato interno e quello estero che da
tempo si sta allargando. Negli ultimi 8 anni infatti il fatturato realizzato
oltreconfine è triplicato passando da 2,955 a 8,7 miliardi, con una
crescita media annua del 14,5%. In questo contesto va inoltre segnalato
che dal 2009 per un numero sempre maggiore di imprese l’estero ha rappresentato
oltre il 50% del fatturato totale. Sempre per quanto concerne il 2012 dal
rapporto dell’Associazione nazionale costruttori edili viene inoltre posta in
evidenza la presenza delle imprese italiane in 88 paesi, nove dei quali,
Irlanda, Cipro, Thailandia, Canada Camerun, Zambia, Guinea, Costa
d’Avorio e Malawi, sono nuove acquisizioni. Le nuove commesse delle nostre
aziende, per un totale di 12 miliardi, riguardano l’aerea europea extra Ue
(26%), il Medio oriente (15,6%), il Sud America (15,4%), l’Ue (12%), l’Africa
Sub-Sahariana (10,2%) e Nord America (10%). Da segnalare inoltre sia la
creazione, da parte di 36 gruppi edili italiani, di oltre 250 imprese di
diritto estero in 81 paesi, sia l’importanza del mercato del Sud America nella
ripartizione geografica del portafoglio globale delle imprese (28%) e nei
contratti di concessione all’estero (47,7%) . Da ricordare infine, oltre alla
positiva crescita delle concessioni per autostrade, ospedali, impianti
energetici e acquedotti, il fatto che più del 46% delle commesse all’estero
sono state superiori ai 500 milioni.
Aprendo i
lavori il segretario generale della Farnesina Michele Valensise ha sottolineato
l’andamento promettente di questo settore “Sono stato personalmente colpito –
ha affermato Valensise - dal carattere positivo ed impressionante di
determinati numeri che l’associazione può vantare in termini di fatturato, di
nuove commesse e di apporto al sistema economico italiano” . “Il settore delle
costruzioni – ha continuato il segretario generale - è nel mondo simbolo della
dinamicità e della incisività del made in Italy e il nostro compito, come
Farnesima, è quello di sostenere all’estero, per quanto più possibile, lo
sforzo di questo importantissimo segmento della vita economica italiana quando
si affaccia nel mondo”. “Sono convinto – ha concluso Valensise dopo aver
segnalato la massima attenzione data dalla Farnesina alla presentazione
all’estero di pacchetti finanziari ed assicurativi che possano favorire ancora
di più le imprese italiane di costruzione - che la dimensione economica della
diplomazia sia assolutamente prioritaria in questo difficile momento del nostro
paese in cui dobbiamo lavorare con grinta”.
Dal canto suo
il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti, ha spiegato come la crescita
costante della presenza della nostra industria edile all’estero, anche in
grandi mercati consolidati e all’avanguardia come gli Stati Uniti o
l’Australia, sia giustificata dal costante calo del mercato interno
italiano, dove vanno male gli investimenti pubblici e privati, che
costringe le nostre imprese a verso proiettarsi all’estero. Un successo ,
quello in capo internazionale che, per Buzzetti , va attribuito sia alla
competitività tecnologia delle nostre imprese, sia all’importante azione di
supporto svolta dal ministero degli Esteri. Il presidente dell’Ance ha poi sottolineato
come le nostre piccole e medie impresi , che si stanno affacciando sui mercati
internazionali, siano capaci di promuovere e favorire la nascita di
imprenditoria locale in quei paesi emergenti che si stanno creando una
struttura imprenditoriale. “L’edilizia italiana – ha poi concluso Buzzetti –
auspica che il possibile aggancio della ripresa internazionale non venga
vanificato dalle problematiche politiche che il paese sta attraversando e che
quindi si proseguano le positive scelte economiche portate avanti fino ad oggi”
Ha poi preso
la parola il vice ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che, dopo
aver sottolineato la necessità di portare avanti delle politiche industriali
che non seguano l’avvicendarsi dei governi ma riflettano interessi condivisi di
lungo periodo, ha evidenziato come dal Rapporto dell’Ance si evinca la capacità
delle nostre imprese edili all’estero di lavorare in ogni parte del mondo,
diversificando i rischi , e di essere competitive soprattutto nelle strutture
di rete che rappresentano la parte più pregiata della filiera di produzione.
Una competitività dal valore aggiunto che consente alle imprese italiane di
trasmettere ai partener locali, attraverso consolidate prassi, conoscenze ed
esperienze di lavoro nuove ed essenziali per lo sviluppo dei paesi emergenti.
Calenda ha poi annunciato la prossima realizzazione di alcune missioni
ministeriali all’estero, in Algeria, Canada, Azerbaigian, Singapore e Malesia,
che porranno al centro la questione infrastrutture. Il sottosegretario ha
infine segnalato l’importanza che avranno, per l’apertura di nuovi mercati alle
nostre imprese edili all’estero, gli accordi commerciali di libero scambio in
itinere, come ad esempio quelli con il Canada, un intesa ormai in dirittura di
arrivo, e gli Stati Uniti. Importante in questo contesto anche il prossimo
negoziato con la Cina sugli investimenti.
Dopo
l’intervento del vice presidente dell’Ance con delega per i Lavori all’Estero
Giandomenico Ghella, che ha auspicato una radicale riforma che favorisca le
imprese ponendo freno alla burocrazia e all’eccessivo frazionamento delle
competenze fra enti locali e governo, il sottosegretario alle Infrastrutture e
Trasporti Rocco Ghirlanda ha sottolineato la capacità delle imprese italiane di
essere competitive all’estero, soprattutto nei settori della metallurgia, della
farmaceutica e della moda. Diversa la situazione in Italia dove, secondo il
sottosegretario, la debolezza del sistema scolastico e della ricerca e
l’eccessiva pressione fiscale, finiscono con il pesare sul nostro sistema
produttivo “mettendo piombo sulle ali delle nostre imprese che sarebbero pronte
a spiccare il volo”.
“Nel futuro –
ha proseguito Ghirlanda dopo aver auspicato la nascita di un sistema
fiscale meno pesante nei confronti delle aziende- la creatività e l’innovazione
delle imprese italiane dovrebbero essere premiate e riconosciute in Italia,
come oggi lo sono fuori dai confini nazionali, perché proprio questo nostro
valore di essere italiani nel mondo è la cosa che poi alla fine spicca sempre,
ovunque noi andiamo”
Ha infine
preso la parola il vice ministro degli esteri Marta Dassù che ha in primo luogo
ricordato come l’instabilità politica abbia un costo economico che si riflette
innanzitutto nel drammatico divario, evidenziato nel Rapporto dell’Ance, fra la
domanda interna e quella internazionale. Un divario che, per il vice ministro,
va colmato anche attraverso la semplificazione delle norme e il superamento
della frammentazione delle competenze fra Governo e poteri locali. Dopo aver
ricordato la recente presentazione da parte del Governo del programma
“Destinazione Italia”, volto a favorire gli investimenti esteri verso il
nostro paese e all’interno dell’Italia, la Dassù ha poi sottolineato come la
collaborazione fra il Mae e l’Anci abbia portato la Farnesina a
“considerare la diplomazia economica non come uno slogan, ma come il cuore di
una missione moderna della diplomazia italiana. Questo mettere al centro
dell’azione diplomatica non solo la gestione delle crisi politiche, ma anche lo
sforzo di promozione economica – ha precisato il vice ministro - ha aiutato il
Mae a ripensare la propria funzione e a restare vitale. A tal proposito stiamo
compiendo un lavoro che darà dei frutti importanti per continuare ad adattare e
modernizzare la rete diplomatica alle nuove sfide che pone l’evoluzione del
sistema internazionale dei mercati”. La Dassù ha infine segnalato
come un accordo fra gli Stati Uniti e l’Iran potrebbe creare nella regione del
Medio Oriente nuove opportunità imprenditoriali per le nostre aziende operanti
nel settore delle infrastrutture. (Goffredo Morgia-Inform)
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