INTERVENTI
Michele Schiavone
(Cgie/Pd Svizzera): “Tutto cambia affinché nulla cambi”
ZURIGO - Siamo al solito refrain, alla replica di un film sbiadito superato dagli eventi ma di grandissima attualità, che ripropone con tono gracchio quella celebre frase ‘tutto cambia affinché nulla cambi’ pronunciata dal principe Salina nel capolavoro di Tommasi di Lampedusa. Da quel dì, sono trascorsi oltre 200 anni. La nuova formazione del governo italiano, dopo un lungo travaglio e tante tristi vicissitudini, era chiamata a compiere un profondo cambiamento in discontinuità con le antiche pratiche e consuetudini per riappacificare i cittadini con le istituzioni, dopo decenni di malcostume e malversazioni compiuti ai danni di un paese inerme. Dalle prime scelte compiute si nota che la risposta alle attese é stata blanda, anzi sembra essere ritornati indietro nel tempo in cui era sufficiente cambiare le facce di ministri e sottosegretari per continuare a gestire spensieratamente il potere. Si è badato più all’estetica, alla carta d’identità, dando un’idea di “nuovismo” ma si è ritornati ad usare il manuale Cencelli.
Il tempo sembra essersi fermato. La differenza tra ieri ed oggi é che oggi le casse dello stato sono vuote, che la povertà è aumentata a dismisura, la credibilità delle istituzioni è ai minimi storici, l’Italia intera rischia il fallimento, il sistema paese è imploso e non si intravede una via d’uscita. La costante, invece, rispetto a ieri è data dal continuo aumento del fenomeno migratorio, che paradossalmente funge da calmiere e tiene circoscritta l’alta percentuale dei disoccupati. E non solo. Questi cittadini, che hanno il diritto di avere dei diritti e dei trattamenti come tutti i cittadini italiani, perché italiani sono, spesso vengono trattati in maniera abnorme rispetto ai connazionali che vivono nella Penisola. Sono costretti a pagare contributi fiscali sproporzionati per servizi che non usufruiscono. Le loro abitazioni sono sottoposte ad imposizione tributaria maggiorata e considerate case di vacanze, mentre queste spesso rappresentano il sacrificio di una lunga vita di risparmi e sacrifici. E’ ancora sostenibile tale ingiustizia?
Qualcuno dei componenti dell’attuale governo si rende conto che, alle recenti elezioni legislative, circa tre milioni di cittadini italiani residenti nella circoscrizione estero, sono stati coinvolti nella scelta delle sorti politiche del nostro paese e che inspiegabilmente non sono rappresentati nella compagine governativa? Ciò è ingiusto, assurdo e ripugnante e non c’è motivo che possa giustificare tale miopia.
Ora che l’Italia, finalmente, ha un ministro senza portafoglio per l’integrazione, quanti secoli dovranno ancora passare affinché il nostro governo si renda conto che, è necessario dotarsi di un’istituzione capace di promuovere le politiche rivolte agli italiani che vivono all’estero? Basterebbe chiudere qualche ambasciata superflua per trovare le risorse necessarie a garantire la presenza di un ministro o di un viceministro per gli italiani nel mondo. Diamine, se il coraggio è un termine oramai svuotato di valore, forse con un po’ di buona volontà si riuscirebbe a capire che errare humanum est, perseverare autem diabolicum, et tertia non datur. (Michele Schiavone* -Inform)
* Componente la delegazione svizzera nel Consiglio generale degli italiani all’estero e segretario del Partito democratico in Svizzera
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