Per il reindirizzamento cliccate link to example

lunedì 2 settembre 2013

A Berna la riunione del Comitato dei presidenti dei Comites in Svizzera

RETE CONSOLARE
In seguito all’annuncio della chiusura delle agenzie consolari di Neuchâtel, Sion e Wettingen

A Berna la riunione del Comitato dei presidenti dei Comites in Svizzera

“Possibile ridurre la spesa lasciando invariati i servizi senza chiudere sedi consolari”

BERNA – Una riunione dedicata al ri-orientamento della rete consolare italiana all’estero quella del Comitato dei presidenti dei Comites in Svizzera, svoltasi il 31 agosto alla presenza della rappresentanza diplomatica dell’ambasciata italiana, dei parlamentari eletti nella ripartizione Europa Claudio Micheloni e Gianni Farina (Pd) e dei consiglieri del Cgie residenti in Svizzera.

Un ri-orientamento che si inserisce in una riorganizzazione già in atto della rete e che ha visto negli ultimi anni la soppressione di 27 sedi consolari e una riduzione di 1000 unità di personale utile per la gestione delle attuali 319 sedi all’estero – si legge nella nota diffusa in proposito e firmata da Giuliano Racioppi, coordinatore dei Comites in Svizzera, Grazia Tredanari, presidente del Comites di Vaud-Friburg, Paolo Da Costa, presidente del Comites di Zurigo e dal consigliere del Cgie Michele Schiavone, i quali sottolineano in particolare la mancata consultazione degli organismi di rappresentanza dei connazionali all’estero in merito ai provvedimenti annunciati e confermati in ultimo nell’audizione del vice ministro agli Esteri Marta Dassù alla Commissione Affari Esteri del Senato prima della pausa estiva dei lavori parlamentari (vedi Inform del 9 agosto: http://comunicazioneinform.blogspot.it/2013/08/alla-commissione-affari-esteri.html).

La nota richiama in particolare la preoccupazione per la chiusura delle agenzie consolari di Neuchâtel, Sion e Wettingen, chiusura già annunciata nel 2011 ma prospettata ora in un contesto di ripresa dell’emigrazione italiana e su cui si invita ad una più accurata riflessione sul mantenimento dei servizi. Ribadita anche la preoccupazione “di tutte le rappresentanze degli italiani all’estero e, nello specifico, dei Comites e del Cgie per la difficile situazione economica e politica dell’Italia ed all’origine di alcuni provvedimenti legislativi per il contenimento della spesa pubblica”, ottica che determina la condivisione della “necessità di un riassetto della rete diplomatica”, ma attraverso “un piano ragionato di semplificazione amministrativa, di maggiore efficienza dei servizi, di collocazione in strutture centrate territorialmente ed idonee all’esercizio delle funzioni che devono svolgere, con personale proporzionale al numero di concittadini o ai servizi da svolgere”, una “ristrutturazione autentica – ribadisce la nota, - che garantisca all’Italia oltre alla promozione del «Sistema Italia» nel mondo, anche un’offerta adeguata di servizi ai cittadini italiani e agli stranieri”.

Il Comitato dei presidenti dei Comites svizzeri ribadisce quindi alle ragioni addotte da Mae e governo “la necessità di ricercare scelte e indirizzi condivisi”, contestando “provvedimenti discriminatori in materia fiscale (Imu), formativa (riduzione drastica dei contributi ai corsi di lingua e cultura italiana) e legislativa (mancato rinnovo di Comites e Cgie)”. “Un Paese che si vuole civile e moderno – scrivono a questo proposito - non può applicare in maniera discrezionale il proprio ordinamento giuridico-legislativo”.

“La Svizzera, non facendo parte della UE, essendo il 4° partner commerciale dell’Italia ed essendo contigua territorialmente al nostro Paese, proprio per i nuovi scenari internazionali ha esigenze specifiche che giustificano la garanzia di servizi efficienti e semplici da fruire – prosegue la nota, sollecitando interventi che tengano conto “degli aspetti territoriali e morfologici della complessità svizzera”, oltre che di un ripensamento della struttura stessa della rete. Nello specifico si richiamano “sedi o localizzazioni più centrate o situazioni quali quelle ad esempio dei cittadini e delle ditte elvetiche residenti nel cantone Friburgo, distanti pochi chilometri da Berna, che per l’erogazione dei servizi consolari sono costretti ad andare fino a Ginevra, vale a dire a qualche centinaio di chilometri”. “Ancora meno si tiene conto delle differenze linguistiche: la francofona Neuchâtel deve interloquire con la germanofona Berna. Inoltre – aggiunge la nota, - la decisione annunciata dal vice ministro Marta Dassù conferma, ancora una volta, che nessuna riflessione è stata fatta sullo scompaginarsi delle competenze degli uffici scuola e/o degli enti gestori, che si ritroverebbero a confrontarsi con le istituzioni federali di due cantoni e di due circoscrizioni consolari. Si chiede per questi ultimi, che prima di assumere provvedimenti definitivi, essi possano continuare le loro attività relazionandosi con la stessa struttura; uffici scuola, enti, personale, alunni”.

Per il Comitato dei presidenti dei Comites in Svizzera “il contenimento dei costi potrebbe avvenire certamente con maggiore efficacia rafforzando i servizi, modernizzandoli, razionalizzandoli, semplificandoli e informatizzandoli. Nello specifico, ciò si potrebbe raggiungere – evidenziano - anche con una riduzione numerica della classe diplomatica di ruolo, assegnandola nei Paesi in via di sviluppo e in quelle realtà ritenute in posizione strategica per l’Italia per conquistare nuovi mercati economici; assumendo, di converso, personale italiano in loco per il disbrigo di funzioni in cui sono richieste conoscenze territoriali e linguistiche locali, tutt’oggi alla portata di eccellenti figure professionali cresciute all’estero”. L’invito rivolto al ministro degli Esteri, Emma Bonino, è dunque quello di “sospendere la decisione presa alla luce di quanto esposto per avviare un ri-orientamento che porti davvero ad una «riduzione della spesa stante un’invarianza dei servizi»”. (Inform)

Nessun commento:

Posta un commento