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martedì 3 settembre 2013

Commozione e orgoglio alla festa per il 40° anno di fondazione dell’ULEV Svizzera

ASSOCIAZIONI
Commozione e orgoglio alla festa per il 40° anno di fondazione dell’ULEV Svizzera

Interventi di Giuseppe De Bortoli, Adriano Frigo, Luciano Alban e Franco Narducci

ZURIGO - “40 anni, un traguardo importante per un’Associazione in cui abbiamo vissuto la nostra giovinezza e il nostro impegno, 40 anni di esperienze vissute, di speranze, di emozioni, di trepidazioni, di lunghe attese e di arrabbiature”. Con queste parole colme di emozione, Giuseppe De Bortoli, Presidente dell’ULEV (Unione lavoratori emigrati veneti) Svizzera, ha introdotto sabato 31 agosto la festa per celebrare il 40° anniversario della nascita dell’Associazione che ha contribuito a far nascere nel lontano 1973.

“Di fronte alla necessità di tutela e valorizzazione dell’emigrazione veneta in Svizzera ritenemmo, assieme a Franco Chiaro e Adriano Frigo, che si doveva dare vita ad una organizzazione che partendo dal mondo del lavoro fosse in grado di creare una rete di protezione, di difesa dei più deboli e di valorizzazione della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Ma anche di battersi per il raggiungimento di alcuni diritti che allora venivano negati, aprendo un canale di dialogo e un rapporto di collaborazione tra l’associazionismo veneto e l’Ente Regione per ottenere interventi concreti e individuare le soluzioni ai tanti problemi di quel tempo. Il tutto nell’ottica di una valorizzazione della nostra presenza che fosse a doppio binario, dalla Svizzera al Veneto e dal Veneto alla Svizzera.

De Bortoli ha poi ricordato l’azione svolta dall’ULEV nei suoi primi anni di vita, caratterizzata da un forte spirito di collaborazione con l’intero mondo dell’associazionismo italiano, con le associazioni provinciali e regionali operanti in Veneto, con i sindacati cristiani grazie a Bepi Bosa, vicentino e figura storica, assurto già all’epoca al ruolo di vice presidente della FCOM (federazione sindacale svizzera della metallurgia).

“Erano tempi duri, dominati dalle iniziative antistranieri – ha ricordato De Bortoli – e il nostro impegno si concretò nel CNI (Comitato nazionale d’intesa), nella stesura dei documenti per la 1° Conferenza Regionale dei veneti all’estero e la 1° Conferenza nazionale degli italiani all’estero. Alla Regione Veneto chiedemmo soprattutto l’insediamento di una struttura che garantisse un livello di consultazione permanente tra l’associazionismo veneto in emigrazione e l’Ente Regione. Alla Conferenza Regionale a Verona del 1974 - ha ricordato De Bortoli - l’ULEV propose la costituzione della Consulta, una proposta condivisa da tutte le rappresentanze politiche e associative presenti, che fu definitivamente realizzata nel 1978.

A questo punto il presidente De Bortoli, con voce rotta dalla commozione, ha ricordato un personaggio storico e un grande amico, Loris Andrioli, scomparso lo scorso mese di giugno, che dalla sua sede in Veneto ha rappresentato per un ventennio gli interessi dell’ULEV e dei lavoratori veneti emigrati nei confronti dell’Ente Regione e di ogni istanza politica e sociale in cui si discutesse di emigrazione, ruolo svolto grazie anche alla fattiva collaborazione e ospitalità della CGIL veneta. Le ultime parole di Lori Andrioli prima di morire, pronunciate a De Bortoli e riportate fedelmente ai presenti, sono state per i suoi amici in Svizzera: “Bepi, mi raccomando, salutami tutti gli amici e dì loro che li abbraccio forte, forte”.

“Abbiamo seminato e abbiamo raccolto, ha proseguito De Bortoli, e abbiamo avuto tanti compagni di viaggio famosi che hanno ricoperto cariche istituzionali importanti: Maurizio Sacconi, più volte ministro, Andrea d’Apporto, segretario regionale della CGIL veneta, Spartaco Marangoni, Vice presidente del Consiglio, Umberto Carraro, Presidente del Consiglio Regionale Veneto, e tante altre persone del mondo della politica”. Ha poi sottolineato l’intensa collaborazione con la CAVES (Confederazione Associazioni dei Veneti Emigrati in Svizzera) che è stata sempre l’interlocutore privilegiato dell’ULEV.

De Bortoli ha poi ricordato in “lingua veneta” alcuni episodi simpatici e di grande allegria raccolti durante tanti congressi, incontri e conferenze, riconducibili in particolare alla verve di Tina Merlin e Anselmo Boldrin.

“Cari amici – ha concluso De Bortoli – questa è un po’ della nostra storia, ma in conclusione mi domando cosa possiamo chiedere alla nostra associazione per il futuro affinché possa continuare la sua storia e ritrovarci tra qualche anno per festeggiare ancora?” Alcune indicazioni De Bortoli le ha elencate subito, soffermandosi in particolare sul ricambio generazionale, per ritrovare la forza, la volontà, la fiducia e l’orgoglio che in questi 40 anni hanno animato l’ULEV, ma anche sull’impegno concreto “verso i nostri giovani affinché possano sperimentare forme di solidarietà e l’orgoglio di appartenere alla nostra associazione e alla Regione Veneto e al suo leone alato”.

Grande attenzione ha destato anche l’intervento di Adriano Frigo, co-fondatore dell’ULEV, venuto appositamente dall’Italia dove è rientrato oltre venti anni fa e dove ha mantenuto il suo appassionato impegno verso il mondo dell’emigrazione italiana. Oltre ad un breve “richiamo storico”, Frigo ha analizzato alcuni aspetti che caratterizzano in questa fase il rapporto tra il mondo dell’associazionismo, la Consulta e l’Ente Regione. Aspetti che anche Luciano Alban, presidente della CAVES - massima espressione dell’associazionismo veneto in Svizzera - ha richiamato dopo avere espresso le più vive felicitazioni all’ULEV per questo quarantesimo compleanno e i ringraziamenti per il prezioso impegno. “Impegno che deve essere rivisitato e deve proseguire con la stessa intensità, perché la storia dell’emigrazione veneta in Svizzera e le problematiche nuove che si profilano all’orizzonte lo richiedono con forza” ha concluso Alban.

Non poteva mancare l’indirizzo di saluto dell’UNAIE (Unione nazionale associazioni immigrati ed emigrati) cui aderisce la quasi totalità delle associazioni che dal Veneto rappresentano gli interessi dei loro emigrati in ogni parte del mondo e si battono con forza per mantenere vivi i legami con la terra di origine e valorizzare la cultura veneta nel mondo. Franco Narducci, presidente dell’UNAIE, ha ringraziato l’ULEV e tutti suoi dirigenti passati e presenti per l’apporto fruttuoso che ha dato ad un reale miglioramento dei diritti dei lavoratori italiani in Svizzera e per la l’opera di tutela dei suoi aderenti verso la regione Veneto. “L’associazionismo non ha esaurito il proprio ruolo, anzi occorre rafforzarlo – ha sottolineato Franco Narducci – poiché non sono in gioco soltanto la difesa di diritti elementari sanciti dalla Costituzione italiana, come la parità di trattamento riservata ai cittadini italiani (riferimento all’IMU sulla prima casa degli italiani all’estero) o il diritto all’apprendimento della nostra lingua, ma è in gioco una visione di sistema, un patrimonio di valori umani, culturali e sociali che soltanto l’associazionismo può preservare e mantenere vivi. Nella relazione del presidente De Bortoli ho colto un aspetto – ha sottolineato Narducci – fondamentale, quello delle relazioni umane derivanti dalla nostra tradizione solidale e popolare che hanno rappresentato il filo indistruttibile con cui gli emigrati hanno mantenuto la propria identità culturale. L’Italia e i Governi che la dirigono non possono ignorare, come purtroppo stanno facendo da vari anni, l’importanza di tale capitale che è da annoverare tra le risorse fondamentali del nostro Paese, ha concluso Narducci, non senza esprimere la massima vicinanza e solidarietà ai cittadini italiani che stanno facendo sacrifici enormi per superare una drammatica crisi economica e di valori, che dura purtroppo da troppo tempo”.

La parte commemorativa per il 40° anniversario della fondazione dell’ULEV si è conclusa con gli interventi delle altre rappresentanze dell’associazionismo veneto in Svizzera: Federazione dei Trevisani, dei Bellunesi, dei Vicentini, ecc. quasi a sigillare la capacità dei veneti di essere forza propulsiva e altamente attenta a quanto accade in Regione. (Inform)

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