NOTE DI VIAGGIO IN RUSSIA
Di Emanuela Medoro
Da San
Pietroburgo a Mosca per via fluviale
Questo articolo riporta note su una crociera fluviale da San
Pietroburgo a Mosca, sulla motonave Repin, costruita in Austria nel 1975. Il
percorso comprende il fiume Neva, i laghi Ladoga, Onega e il lago Bianco e
parecchi fiumi dal nome difficilissimo prima di giungere al Volga, largo più di
un kilometro da una riva all'altra, ed alla Moscova.
Il paesaggio baltico
S. Pietroburgo fu fondata nel 1703, alla foce della Neva sul Mar
Baltico. Costruita e progettata da architetti ed ingegneri italiani, è
cresciuta per due secoli espandendosi nelle pianure circostanti, con edifici
che non potevano essere più alti del campanile principale. L’architettura è
omogenea, fabbricati di tre piani, colorati in tinte pastello molto chiare,
giallo, rosa o celeste, si estendono per centinaia di metri, interrotti
da fiumi e canali. La facciata principale del mitico Hermitage consiste di un
vastissimo ed uniforme colonnato a semicerchio, il cui centro è segnato da una
colonna. Rigidissimi i controlli per l’accesso all'interno dei sontuosi
scaloni, corridoi e saloni. Proibito l’uso dei flash, l’indisciplinato che lo
ha usato è stato subito minacciato di essere spedito a svernare in Siberia.
Il paesaggio baltico è piatto ed uniforme, le acque dei fiumi e dei
laghi sono di un colore tra il verde ed il marrone, che riflettono un cielo
sempre nuvoloso, bianco.
Lo sperdimento in un mondo altro.
Una accompagnatrice ha narrato che anni fa è stato proposto ai
moscoviti un referendum. Dovevano decidere se spendere o no dei soldi per
mettere almeno nelle stazioni della metropolitana di Mosca i cartelli con
i nomi delle stazioni e le altre indicazioni necessarie trascritti in
alfabeto latino. I moscoviti hanno detto di no. Significa che un visitatore
straniero a Mosca difficilmente può girare da solo, se non riesce almeno a
leggere l’alfabeto cirillico. Difficilissimo. Forte la sensazione di
sperdimento, nel trovarsi in un luogo ignoto, dove non sai parlare o leggere,
affollato da persone con facce mai viste di uzbechi, tartari, mongoli etc. etc.
che producono suoni incomprensibili.
Evgeniy Nazarenko e Aleksey Pastarnak sono le uniche due persone
russe con cui nei miei 10 giorni di Russia sono riuscita ad
interagire direttamente, senza bisogno di interpreti bilingui. Sono due
musicisti, il primo suona la fisarmonica, il secondo la balalaika. Insieme
eseguono versioni personali di motivi a noi notissimi e musica popolare russa,
in duetti e divertenti dialoghi musicali. E tramite loro ho capito meglio
le esibizioni del Trio Liritza, fisarmonica, balalaika, percussioni e voce, che
per due volte si è esibito a L’Aquila, in brillanti ed originali
esecuzioni del repertorio russo e della più nota musica classica occidentale.
Sono stili e modi espressivi che, pur a diversi livelli di
esecuzione, mostrano le vaste e profonde radici popolari
della musica russa. E’ un linguaggio universale, parla a tutti, esprime
sentimenti ed emozioni, superando enormi distanze spaziali ed inevitabili
differenze culturali. Evgeniy ed Aleksey suonavano volentieri la sera mentre la
barca solcava fiumi e canali, e gli applausi sentiti e sinceri del
pubblico comunicavano loro che erano riusciti a trasmettere, direttamente,
senza interprete, con la fisarmonica e la balalaika, sentimenti di
allegria, nostalgia, tristezza, gioia.
Mosca, secondo l’accompagnatrice di San Pietroburgo. “A Mosca
troverete un tempo orribile e freddo, vi accorgerete che costa tutto il triplo
di qui, e tutti i moscoviti, proprio tutti, hanno la luce degli occhi a forma
di dollaro”.
Mosca secondo me. Ho constatato di persona la correttezza
delle prime due profezie, e per la temperatura e la pioggia, gelida ed
abbondante come quella del nostro dicembre ma all'inizio di settembre, e per i
prezzi dei variopinti souvenir. Della osservazione sulla luce degli occhi
dei moscoviti non ho testimonianze dirette, a parte il fatto che lungo la via dei
negozi e ristoranti di lusso chiusa al traffico ho visto un negozio di
preziosi, una via di mezzo tra gioielleria ed antiquariato, da far
invidia ai migliori dei nostri simili di Roma.
Pittoresca, vivace, estesa in mezzo ad una foresta di betulle, pini ed
abeti, Mosca è ricchissima di verde curatissimo (finché dura, durante il
lunghissimo inverno gela tutto) che rende attraenti anche i grattacieli
di appartamenti di 20 piani, ed i palazzoni megalomani dell’epoca staliniana.
Infatti non sono ammassati l’uno vicino all'’altro, ma spuntano dal verde.
Illuminati, di notte creano un paesaggio fiabesco.
La storia del campanile che emerge dal Volga: narrata da un
italiano, narrata da un russo.
L’Italiano Simone: Negli anni ’30 fu presa la decisione di collegare
il Volga con la Moscova, per portare a Mosca l' acqua del Volga. Per
questo furono necessarie importanti e difficili opere di canalizzazione.
Tra l’altro si dovette ricoprire con l’ acqua lo spazio di un villaggio. Gli
abitanti del villaggio protestarono per questa decisione, che fu realizzata
nonostante le loro proteste. Il villaggio fu evacuato, ma tanti abitanti
rifiutarono di lasciare il paese natio, legandosi con catene al posto loro.
Oggi giacciono sotto le acque ed il campanile che emerge dalle acque del
Volga ricorda il loro attaccamento alla terra natia.
Il Russo Denise: Vi hanno detto che ci sono tanti cadaveri qua
sotto? Non è certo che qui sotto ci siano dei cadaveri, il villaggio fu
evacuato per intero, e se qualcuno per protesta si legò con catene, non morì
per acqua, ma per fame, in quanto passò moltissimo tempo prima che l’acqua
arrivasse ad inondare lo spazio del villaggio. Gli eventuali incatenati
hanno avuto tutto il tempo di salvarsi, e se non lo hanno fatto, si trattò di
decisioni individuali, per cui non c’è nulla da dire.
Anch’io ho ben poco da dire, tranne il fatto che di sicuro sarei
andata via, e che sento profonda pietà per tutte le morti causate dalle
tragedie della storia. Oltre, preferisco non andare, e francamente mi
sembrano superficiali e limitate le persone che hanno una risposta sicura per
tutto.
L’italiano Simone, a proposito dei lavori di canalizzazione: la
parola GULAG è un acronimo formato con le lettere iniziali delle parole russe
che indicavano il progetto di canalizzazione dell’acqua del Volga, affinché
questa giungesse a Mosca. Indica il modo autoritario ed arbitrario,
assolutamente privo di rispetto per la vita umana, con cui veniva reclutata e
trattata la manodopera. Nei dintorni della zona ancora non si può costruire per
le troppe fosse comuni piene dei resti di quelli che morivano durante il
lavoro.
I cigni del lago. Durante il giro di Mosca di
notte, ho visto il laghetto che sarebbe stato la fonte d’ispirazione della
famosa musica e del balletto. Una scena che più romantica di così non si può.
Acqua, sullo sfondo torri merlate e cupole d’oro a cipolla, tutt’intorno parco,
fiori e prati curatissimi. Sull’acqua, niente cigni.
“I cigni non ci stanno più”, dice l’accompagnatrice.
“Se li sono mangiati tutti durante la rivoluzione di ottobre”,
ribatte pronta una voce dal gruppo.
“Sempre, sempre, dagli italiani esce questa risposta”, replica
l’accompagnatrice. Seguono commenti divertiti, ironici ed anche sarcastici.
Non so perché, ma ancora rido pensando a quel dialogo. Chi volesse
visitare Mosca, non dimentichi il giro della città by night.
I magazzini GUM nella Piazza Rossa, di fronte al
sacrario di Lenin , tutti illuminati di notte con lampadine piccole, come
quelle che noi usiamo a Natale. Contrastanti presenze simboliche del passare
del tempo. Il teorico della rivoluzione egualitaria, della lotta ai privilegi
degli zar e dei boiardi, riposa ancora oggi col suo volto di cera, (bruttissimo
secondo l’accompagnatrice) di fronte a dei grandiosi magazzini, spazi di
vendita immensi, dove tutti i fabbricanti occidentali di articoli di
lusso hanno uno showroom, come vetrine aperte su quel mondo
ricchissimo di risorse materiali ed umane e di stridenti contraddizioni
fra enormi ed ostentate ricchezze, es.: le limousine per gli zar ed i boiardi
di oggi, e la modesta semplicità dei tanti che si spostano su autobus
vecchissimi.
Però, anche questi ultimi a Mosca hanno una cosa bella: la
metropolitana precisa e veloce. Simbolo della rivoluzione e del regime sovietico,
le magnifiche stazioni, pulitissime, mettono le grandiose bellezze prima
riservate agli zar a disposizione di tutti : i corridoi delle stazioni
sono arredati con lampadari di onice, marmi, statue, colonnati, mosaici
multicolori e decorazioni a iosa. Ce n’è per tutti i gusti.
Il Kremlino. Ma che è questo luogo? E’ una fortezza, una città
nella città recintata da mura, lunghi controlli per entrare, camminare
sempre sui percorsi segnati, non invadere gli spazi e le strade
interne, larghissime e deserte. Mi ha meravigliato vedere dentro la fortezza
cinque chiese, in piedi da secoli e funzionanti. Quindi oltre le torri merlate,
tante cupole a cipolla, dorate o azzurre con le stelle, decorative,
anche belle, simboliche di fede e riti. Ma infastidiscono parecchio il mio
senso estetico formato sulla cupola del Brunelleschi di
Firenze.
Che stanchezza!, dicevo subito dopo il ritorno. La Russia ha
distrutto gli eserciti invasori, ed oggi distrugge anche i turisti. Non mi sono
mai sentita così stanca dopo un viaggio. Ed ammetto di aver preso male, come
un’ arbitraria limitazione del mio diritto di muovermi oltre l’area Schengen,
il fatto che il passaporto mi sia stato trattenuto dall’ambasciata russa
dal momento della prenotazione del viaggio, a luglio, fino alla partenza
il 7 settembre, e poi dalla nave/hotel fino al momento del ritorno. Tutto
questo per rilasciarmi un visto d’ ingresso e soggiorno rigorosamente limitato
ai giorni previsti per il viaggio. Nessuna possibilità di passare anche un solo
giorno in più a Mosca oltre il tempo programmato. (Emanuela Medoro/Inform)
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