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mercoledì 4 settembre 2013

La tavola rotonda “Migranti alla specchio. Cittadinanza e culture in un mondo in movimento”

PARTITI
Alla Festa Democratica di Genova

La tavola rotonda “Migranti alla specchio. Cittadinanza e culture in un mondo in movimento”

Gli interventi del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, del responsabile del Pd per gli italiani nel mondo Eugenio Marino, del deputato Gianni Farina (Pd), del coordinatore del Forum per l’Immigrazione Marco Pacciotti e del senatore del Pd Claudio Micheloni

GENOVA – Nell’ambito della Festa Democratica di Genova si è svolto ieri il dibattito sul tema “Migranti alla specchio. Cittadinanza e culture in un mondo in movimento”. Il dibattito è stato introdotto e coordinato da Eugenio Marino, responsabile nazionale del Pd per gli italiani all’estero, che ha spiegato come con questo incontro si sia cercato di dare un segnale di continuità culturale, anche per quanto riguarda la rivendicazione dei diritti, fra persone che hanno fatto le stesse esperienze di vita, cioè gli immigrati in Italia e i nostri connazionali all’estero. Dopo aver evidenziato la necessità di dare risposte condivise dalle due realtà dell’immigrazione e dell’emigrazione alla grave crisi economica che colpisce il nostro paese, Marino ha ricordato il percorso di integrazione portato avanti in vari paesi dalle nostre collettività nel mondo. Un cammino che, partendo alla cittadinanza e grazie ad adeguati strumenti economici, sociali e culturali, ha consentito agli italiani all’estero di dare un contributo fondamentale allo sviluppo di grandi paesi come il Brasile, gli Stati Uniti e l’Australia. Marino si è poi soffermato sia sulla presentazione in Parlamento da parte del Pd di varie proposte di riforma volte a favorire l’integrazione, come ad esempio la modifica della legge sulla cittadinanza, la trasformazione del museo dell’emigrazione in quello delle migrazioni e l’inserimento nei programmi scolastici italiani dello studio del fenomeno migratorio, sia sulla necessità di trovare, per quanto concerne la concessione della cittadinanza, un giusto equilibrio fra i principi dello ius soli e dello ius sanguinis. Una riforma, quella della cittadinanza, che dovrà tutelare i bambini nati in Italia da genitori stranieri e garantire al contempo una corretta e sana integrazione dei nostri connazionali all’estero. 

Il responsabile del Pd per l’estero ha inoltre posto l’accento sui quattro miliardi che ogni anno entrano in Italia dalle casse previdenziali di vari paesi europei che versano le pensioni ai nostri connazionali tornati in Italia e sulla necessità di porre rimedio, nella futura legge sulla cittadinanza, ai problemi delle donne italiane all’estero che hanno perduto la nostra cittadinanza per aver sposato uno straniero e che, nonostante alcune sentenze favorevoli della Cassazione, possono trasmetterla solo ai figli nati dopo il 1948. In pratica, secondo Marino, una doppia discriminazione nei confronti delle donne e delle famiglie all’estero. 

“L’emigrazione italiana – ci ha poi spiegato al margine dell’incontro Eugenio Marino - è l’altra faccia dell’immigrazione in Italia, anche perché i nostri connazionali nel mondo hanno dovuto subire, nei 150 anni di storia della nostra diaspora, molti dei problemi e delle discriminazioni che oggi affrontano nel nostro paese gli immigrati. Le nostre comunità nel mondo – ha aggiunto Marino - hanno però anche dimostrato che ci si può integrare e che l’integrazione aiuta le nazioni che ospitano gli immigrati. Quindi le buone pratiche degli italiani all’estero o dei paesi che hanno accolto i nostri connazionali rappresentano un positivo esempio per la realizzazione di politiche di integrazione in Italia. L’emigrazione e l’immigrazione – ha concluso Marino - sono dunque due fenomeni culturali e come tali vanno percepiti, mentre spesso in Italia vengono visti solo come aspetto di ordine pubblico. Noi vogliamo lavorare sulla cultura sull’integrazione”. 

Dal canto suo il deputato del Pd Gianni Farina, eletto nella ripartizione Europa, ha ricordato le tragedie di Marcinelle e di Mattmark e le difficili condizioni in cui erano costretti a vivere e lavorare nel secondo dopoguerra i nostri connazionali in Europa, con intere famiglie di minatori falcidiate dal dramma della silicosi. Dopo aver illustrato i modelli di integrazione presenti in Inghilterra e in Francia, più rispettoso delle memorie e delle tradizioni storiche delle comunità il primo e più volto all’assimilazione dello straniero il secondo , Farina ha sottolineato come il processo di integrazione non finisca mai e l’esigenza di ricordare il passato emigratorio del nostro paese per governare i nuovi fenomeni migratori e costruire un processo virtuoso di cittadinanza che consenta all’Italia di diventare , dopo gli Stati Uniti, una nuova e straordinaria nazione di integrazione in cui tutti siano più liberi, più europei e cittadini. 

“L’esperienza traumatica e drammatica e di alto valore democratico della comunità italiana in Europa e nel mondo – ha poi detto a Inform Gianni Farina - può essere essenziale oltre che utile al processo di mescolanza delle comunità che arrivano in questo paese. Io penso sempre – ha aggiunto il deputato del Pd – all’esempio dell’America. Lì vi sono gli irlandesi, i francesi, gli inglesi, gli italiani e gli africani. Comunità che hanno saputo creare una straordinaria mescolanza, anche se ogni collettività continua ad avere una fortissima memoria delle sue origini… Io credo – ha proseguito Farina - che sia necessario aiutare gli immigrati che giungono in Italia riaccendendo la memoria, anche perché il nostro paese sta perdendo il ricordo del suo passato di grande terra di emigrazione. Una storia migratoria che andrebbe studiata nelle scuole. Dopo di che bisogna capire che quando un immigrato arriva in un paese straniero non è solo un lavoratore, ma una persona con i suoi sentimenti, i suoi valori e le sue speranze. Un aspetto – ha precisato Farina - che va affrontato con il rispetto e la concessione della cittadinanza , che è un sogno, una mescolanza di diritti, doveri, aspirazioni, speranze e delusioni… In ogni caso la cittadinanza non è mai un punto di partenza o di arrivo. E’ chiaro che quando giunge un povero disperato sulle nostre coste prima di parlare di cittadinanza bisogna risolvere alcuni problemi fondamentali anche umanitari. La partenza può avvenire lì. L’arrivo non c’è mai perché anche un cittadino italiano che vive in Italia non è sempre integrato. Quindi l’integrazione è un idioma molto difficile e complesso, non esiste mai una fine, ma esiste sempre un andare vanti, un guardare avanti”

Ha poi preso la parola il coordinatore del Forum per l’Immigrazione del Pd Marco Pacciotti che ha evidenziato il forte contributo economico e culturale dato all’Italia in crisi dagli immigrati che oggi vivono e lavorano nel nostro paese. Pacciotti ha inoltre sottolineato l’esigenza di una politica che riconosca i percorsi di integrazione degli immigrati che spesso sono già in atto nella quotidianità italiana, soprattutto in ambito scolastico e lavorativo. Una piccola rivoluzione culturale già avviata che, secondo Pacciotti, va portata avanti in Parlamento, nei luoghi di lavoro e nella quotidianità inserendo, ad esempio, lo studio delle migrazioni in una scuola pubblica rafforzata che formi i futuri cittadini. Una nuova cittadinanza, finalizzata all’integrazione, che dovrà prevedere altre politiche come l’introduzione dello ius soli, la concessione del diritto di voto amministrativo agli stranieri residenti da un certo numero di anni e la valorizzazione delle nuove generazioni. Ragazzi e ragazze che, per Pacciotti, devono avere la possibilità di accedere alla politica anche attraverso la creazione di forme associative e l’adesione a forze sindacali o di volontariato. 

“L’Italia – ha inoltre affermato Pacciotti rispondendo alle nostre domande - ormai ospita stabilmente e non in modo occasionale cinque milioni di persone. Un paese grande quasi quanto l’Olanda. La domanda retorica da parte mia è se conviene all’Italia che qui esistano 5 milioni di persone senza gli stessi diritti degli italiani autoctoni. E’ ovvio che la risposta è no! Perché la storia ci insegna che l’abbassamento della soglia dei diritti finisce per valere per tutti . Sicuramente – ha aggiunto Pacciotti - il tema della cittadinanza intesa come nazionalità è una di quelle questioni che rafforza le politiche di integrazione, ma non è l’unica politica di cittadinanza, perché queste politiche in senso esteso vanno sicuramente dalla nazionalità, per chi nasce o cresce in Italia o chi la richiede, al diritto di voto amministrativo e alla possibilità di accesso ai servizi sociali. Bisogna quindi avere dei servizi all’altezza delle esigenze di questi nuovi cittadini, uomini e donne che pagano le tasse e contribuiscono all’erario. Vuol dire costruire un’Italia diversa e una società aperta, probabilmente migliore di quella che abbiamo conosciuto, dove semplicemente una cittadinanza nuova fatta di persone che vengono da più parti del mondo aiuta il nostro paese ad essere meno provinciale, come ha affatto in passato l’emigrazione italiana all’estero che ha reso l’Italia meno provinciale ed ha contribuito alla ricchezza ed al benessere di paesi come l’Argentina che senza i nostri connazionali avrebbero stentato ad assurgere il ruolo che hanno oggi a livello mondiale”

“L’integrazione – ha affermato il senatore del Pd Claudio Micheloni - è un’utopia che però dobbiamo perseguire in permanenza. L’integrazione non è una cosa che si raggiunge, ma che si vive ogni giorno e per ottenerla ci vogliono due persone che abbiano intenzione di vivere in modo integrato: quella che riceve e chi arriva. Questo implica l’arricchimento delle due componenti e si creano così le nuove culture e le nuove società. Però è una cosa molto complicata che va bene al di là della politica che, secondo me, dovrebbe limitarsi a fare delle leggi che permettano di vivere con questo spirito, poi sarà la gente costruire tutti i giorni una società diversa”. Dopo aver ricordato che la concessione della cittadinanza cambia lo stato del migrante trasformandolo da oggetto delle politiche a soggetto attivo di politica, Micheloni ha sottolineato come in Europa il multiculturalismo rappresenti ormai una realtà che tocca la vita di tutti i giorni ed ha evidenziato l’importanza della donna come elemento stabilizzante e di integrazione dell’emigrazione italiana nel mondo. Il deputato del Pd eletto nella ripartizione Europa, ha anche segnalato l’importante contributo dato dall’emigrazione italiana alla crescita economica del nostro paese. Una valenza e una prerogativa che oggi si riscontra nella presenza immigrata in Italia. Micheloni si è infine soffermato sull’esigenza di proteggere i bambini migranti dalle discriminazioni e di dare voce politica agli immigrati attraverso l’espressione del voto. 

“Quello che dovremo capire come italiani – ha precisato Micheloni al margine dell’incontro – è che il fenomeno migratorio non è provvisorio, perché la provvisorietà è l’errore che abbiamo fatto noi in Europa con i nostri nonni e genitori. Uomini e donne che sono partiti per l’estero con l’idea di star via tre o quattro anni per farsi la casetta in Italia. Ma poi tre o quattro anni sono diventati trenta, quaranta e cinquanta e sono nate nuove generazioni . Quindi i primi anni non si parlava di integrazione perché i nostri genitori e nonni non erano nello stato d’animo di integrasi e sostenevano una bassa qualità della vita poiché la pensavano provvisoria. E quando poi hanno capito che si trattava di una realtà stabile era già nata un’altra generazione. Noi oggi in Italia – ha proseguito Micheloni - dovremo comprendere tutto questo ed essere più realisti e concreti e meno viscerali nella lettura dell’immigrazione che giunge oggi in Italia. Un fenomeno obbligatoriamente stabile”

“Se riflettiamo sull’integrazione – ha affermato il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge concludendo il dibattito – allora dobbiamo parlare di immigrazione ed emigrazione. Mettere a confronto questi due temi significa anche dare un contributo molto forte alle nostre politiche. Partire anche dal sostegno che gli italiani all’estero hanno dato al nostro paese in tutti questi anni è importante anche perché favorisce la costruzione di un percorso scolastico per quanto riguarda la memoria. I nostri giovani devono infatti conoscere la storia dell’emigrazione e quella dell’immigrazione”.

I ministro ha poi posto in evidenza sia l’importanza delle politiche di cittadinanza per l’integrazione degli immigrati, sia lo sforzo da lei compiuto con i parlamentari eletti all’estero per promuovere un percorso comune di riforma della cittadinanza che riguardi sia gli immigrati che i connazionali nel mondo. La Kyenge ha inoltre precisato come obiettivo del principio dello ius soli sia quello di dare maggiore attenzione ai bambini di genitori immigrati che nascono e crescono in Italia. “Noi – ha spiegato il ministro – dobbiamo dare un’opportunità ai bambini che saranno i futuri dirigenti di questo paese che devono crescere con la serenità e la possibilità di sentirsi uguali. Noi tutti abbiamo la responsabilità di portare avanti questi strumenti per questi giovani”. Il ministro ha poi sottolineato l’esigenza sia di far conoscere in profondità all’opinione pubblica italiana il fenomeno migratorio, superando lo stereotipo della mera sicurezza e illustrando politiche di accoglienza e di inclusione, sia di prendere spunto dai modelli di rappresentanza e di associazionismo degli italiani all’estero per rafforzare i rapporti fra i migranti presenti in Italia ed i loro paesi d’origine, nonché le stesse politiche di immigrazione. “Se l’Italia – ha poi puntualizzato la Kyenge – riuscirà a gestire l’immigrazione, avrà una risorsa in più per il superamento dell’attuale crisi economica e un’ulteriore possibilità di apertura sui mercati della globalizzazione.. Molte battaglie che facciamo oggi per l’integrazione – ha concluso il ministro dopo aver ricordato il contributo del cinema italiano alla lotta contro le discriminazioni – forse non avranno effetti immediati e i risultati si vedranno solo nei prossimi anni. Ma dobbiamo essere lungimiranti e preparare l’Italia del futuro”. (Goffredo Morgia/Inform)

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