STAMPA PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO
Dal “Messaggero di sant’Antonio”, settembre 2013
Un italiano alla conquista del parlamento
bavarese
Presidente delle Acli-Germania e membro
del Comites di Monaco, Carmine Macaluso è il primo italiano candidato alle
elezioni politiche bavaresi del prossimo 15 settembre
In tutta la storia politica della Bavaria non era mai successo che un cittadino di origine italiana si candidasse alle elezioni del Bayerischer Landtag (il parlamento del Land bavarese). A rompere il ghiaccio è stato Carmine Macaluso che il prossimo 15 settembre – supportato dagli organi della Spd (il partito socialdemocratico tedesco) – concorrerà al mandato diretto nelle circoscrizioni di Kaufbeuren, Mindelheim, Türkeim e Bad Wörishofen (un bacino di circa 100 mila elettori).
Prima presidente delle Acli di Kaufbeuren-Marktoberdorf (carica tuttora ricoperta), poi di quelle della Baviera, ora a capo delle Acli tedesche e membro del Comites di Monaco, dopo esserne stato alla guida, Carmine Macaluso è un personaggio noto nel campo dell’associzionismo europeo. Il suo impegno ultratrentennale nel contesto socio-culturale a favore della comunità italiana e delle nuove generazioni residenti in Germania gli è valso diversi riconoscimenti da parte delle autorità di entrambi i Paesi. Tutte soddisfazioni che ora Macaluso intende ripagare offrendosi come rappresentante di un Land – la Bavaria – sviluppatosi (socialmente e non solo) grazie al contributo di migliaia di emigrati italiani. In questo senso, la candidatura del presidente delle Acli-Germania al parlamento di Monaco rappresenta per la comunità italiana in terra straniera un passo cruciale, nonché uno stimolo a partecipare alla politica del Paese ospite.
Msa. Presidente, a quando risale la sua decisione di emigrare in Germania?
Macaluso. Da studente, in Sicilia, per non pesare sulla debole economia familiare, lavoravo nei villaggi turistici frequentati dai tedeschi. Erano i primi anni Settanta quando conobbi Ursula, la mia futura moglie da cui, successivamente, ebbi tre figli: Federico, Leonardo e Marcello. Dopo gli studi universitari, nel 1980, decisi di trasferirmi in Germania e dedicarmi all’insegnamento. Per quasi trent’anni, alle dipendenze del Governo della Svevia, ho seguito i giovani nell’apprendimento della lingua e della cultura italiana. Quali motivazioni l’hanno spinta a operare nel sociale?
Provenivo da esperienze giovanili in ambito parrocchiale e l’approccio con le Acli, espressione dell’associazionismo cattolico, è stato naturale e consequenziale. Esse hanno rappresentato un laboratorio di democrazia partecipativa. La centralità dell’individuo è stato il principio ispiratore della mia azione nel campo sociale non solo come insegnante, ma anche come persona che nell’emigrazione coglieva la sfida ad affermarsi e integrarsi in un contesto europeo.
In oltre trent’anni di carriera nel campo dell’associazionismo, quali sono le esperienze che, nel bene e nel male, l’hanno segnata di più?
Nel 1981, con la fondazione del circolo Acli di Kaufbeuren-Marktoberdorf, iniziai un impegnativo percorso di formazione civile. Ancora oggi ricopro la carica di presidente di tale circolo, perché ritengo fondamentale il contatto quotidiano con una «base» grazie alla quale l’aggregazione crea solidarietà ed è immagine di una comunità. Con oltre duecento iscritti, ora il circolo è una fucina di esperimenti. Un traguardo tagliato grazie a tutti coloro che hanno investito energie e talento in nome di progetti vivi e pulsanti. Uno su tutti, quello del gruppo Folk-Acli di Kaufbeuren: creato nel 1988, questo laboratorio si è rivelato uno spazio di ricerca musical-popolare in cui più di cento giovani testimoniano e recuperano tradizioni e radici. Proseguendo con le mie esperienze nel mondo delle associazioni, dalla metà degli anni Novanta ho assunto, per due mandati, la presidenza regionale delle Acli di Baviera, in concomitanza con la guida del Comites di Monaco. Il radicamento nel territorio e l’impegno per i valori democratici, la tutela dei lavoratori e la fedeltà alla dottrina sociale della Chiesa cattolica hanno assunto pian piano contorni marcati nella nostra collettività. Ma veniamo all’oggi: dal 2005 ho l’onore di guidare le Acli-Germania, in un periodo costellato di difficoltà, non ultima la chiusura dell’Enaip (Ente nazionale Acli istruzione professionale) che, per oltre quarant’anni, ha offerto corsi serali professionali per adulti.
Come presidente Acli lei ha avuto contatti con autorità italiane e tedesche. Chi ha favorito maggiormente lo svolgimento del suo lavoro?
Ritengo la concordia – nel significato etimologico di «unità dei cuori» – fondamentale per un riposizionamento della collettività italiana in Germania. Nei rapporti con le autorità abbiamo rilevato ascolto e disponibilità sia da parte italiana che tedesca. Ma è proprio sul versante tedesco, promuovendo la campagna per la doppia cittadinanza, che si è riscontrato il terreno dove le sfide per il futuro ricevono maggiore permeabilità. Il raggiungimento dell’esercizio del voto comunale ha rappresentato una tappa importante per una partecipazione più qualificata e responsabile. Nello stesso tempo, l’acquisizione della doppia cittadinanza resta un punto irrinunciabile. Considerato l’ingiustificato e incomprensibile rinvio, a più riprese dal 2009, dell’elezione dei Comites e dei Cgie (organi di rappresentanza degli italiani nel mondo nei territori di residenza), risulta fondamentale un rapporto di omogenea essenzialità con la realtà tedesca che dia adeguate risposte ai problemi della formazione scolastica e professionale, della famiglia e della casa, del lavoro e delle pensioni, della partecipazione e della rappresentanza. Vogliamo fare di questi obiettivi la carta d’identità dell’azione sociale di ogni circolo Acli.
La sua candidatura nelle liste del partito socialdemocratico tedesco è una «prima volta» carica di attese…
Con il rinnovo del parlamento bavarese si incrociano i destini di una parte rilevante della popolazione, stimolandone il coinvolgimento. Il cammino è impervio. La mobilitazione non risulta scontata. Vorremmo spendere tutte le energie per il raggiungimento di obiettivi che ormai la società civile impone e che in altre regioni europee rappresentano un dato acquisito. Personalmente auspico che tanti si rendano moltiplicatori di questo messaggio di positiva apertura, rivolto in particolare alle giovani generazioni e veicolato da una forza politica – la Spd – che, con i suoi centocinquant’anni di storia, ha sempre difeso principi di democrazia, libertà, tolleranza e giustizia sociale, anche nei momenti più bui delle vicende tedesche. (Luigi Rossi - Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)
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