MADE IN ITALY
We
the Italians.com intervista Claudio Marenzi, presidente di Sistema Moda Italia
La moda italiana negli Stati Uniti. Leadership, qualità e lusso
Pensateci un attimo. Avete mai visto un
film o una fiction americani in cui se si cita con ammirazione un capo di
abbigliamento, sia esso maschile o femminile, questo non sia italiano? Non lo
troverete. Nell'immaginario collettivo americano, non c'è abbinamento più di
classe, di qualità e del quale andare fieri, di quello che unisce il settore
della moda e dell'abbigliamento con il nostro Paese. E' il capofila del Made in
Italy, storicamente.
L'Italia continua ad eccellere nel settore
della moda. Mettendo insieme l'attitudine creativa con l'abitudine a lavorare e
innovare rispettando la tradizione, un tessuto connettivo composto da
moltissimi artigiani che affiancano alcuni nomi che si stanno affermando con
merito e altri storici brand conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo, la
moda italiana rappresenta qualcosa di cui ognuno di noi può andare fiero. Gli
Stati Uniti lo sanno e la adorano da tanto, e ciò nonostante costituiscono
ancora un mercato molto fertile. Ne parliamo con il nuovo Presidente di Sistema
Moda Italia, una delle più grandi organizzazioni mondiali di rappresentanza
degli industriali del tessile e moda: Claudio Marenzi è un giovane e dinamico
imprenditore del settore, nominato all'unanimità Presidente di SMI dopo essere
stato designato a tale incarico da un'apposita Commissione, a seguito di un
ampio confronto condotto con le realtà territoriali.
La moda è uno degli elementi più
importanti del Made in Italy. Non c'è dubbio che noi italiani abbiamo nel
nostro dna l'eleganza, l'innovazione e il genio creativo che serve per
eccellere in questo settore. A suo avviso qual è il segreto per questo primato?
Ci racconta brevemente la storia della moda italiana e perché è vincente?
Alle spalle c'è sicuramente la millenaria
storia culturale e artistica che fa dell'Italia un unicuum a livello mondiale
che ha contaminato e contribuito allo sviluppo di un tessuto artigianale
inimitabile e, in tempi più recenti, dell'industria del tessile abbigliamento.
Tutto questo si concretizza nell'incessante innovazione che caratterizza tutti
i comparti della filiera che è alla base del successo del prodotto finale
"Made in Italy". Le piccole e piccolissime dimensioni delle aziende
della filiera sono spesso viste come un fattore di debolezza ma, al contempo,
spiegano la straordinaria ricchezza delle proposte che emergono a partire dalla
filatura, dalla tessitura, dalla nobilitazione fino alla confezione. La moda
italiana ha successo nel mondo perché racchiude l'essenza di una condizione di
vita orientata al bello che in tutto il mondo ci viene invidiata.
Qual è lo stato del sistema moda
Italia oggi, dopo anni di durissima crisi? Ci può dare qualche cifra a
descrizione del vostro settore?
La lunghissima crisi che ha caratterizzato
gli ultimi 5 anni, di cui si comincia a vedere qualche timido segnale di
inversione di tendenza, ha duramente colpito la filiera del
tessil-abbigliamento-moda. In questi anni circa diecimila aziende hanno cessato
la loro attività e complessivamente si sono persi più di 60.000 posti di
lavoro. Il fatturato complessivo tuttavia, grazie soprattutto all'export, non è
mai sceso sotto i 51 miliardi di euro e il saldo della bilancia commerciale del
settore ha continuato ad essere positivo. Nel 2012, ad esempio, è stato pari a
oltre 8,7 miliardi di euro e in crescita rispetto all'anno precedente.
Sappiamo che negli Stati Uniti chi
vuole distinguersi per eleganza, qualità e gusto, sceglie di vestire italiano.
Quando è iniziata questa magnifica "invasione" italiana nel mercato
americano? C'è stato un pioniere che può intestarsi questo primato, o è stato
un movimento spontaneo che ha trovato nel mercato americano il suo sbocco
naturale?
L'invasione, come dice lei, ha
probabilmente le sue radici con le grandi migrazioni di fine Ottocento e del
Novecento verso gli Stati Uniti. Tra i tanti emigranti c'erano anche molti
sarti che hanno sicuramente contribuito a diffondere una cultura del bello e
ben fatto, soprattutto nel campo dell'abbigliamento maschile. Verso di loro
nella prima metà del secolo scorso, si indirizzarono alcuni importanti
produttori di tessuti di qualità che affermarono il valore di alcuni marchi.
Marchi che poi sono diventati leader anche nell'abbigliamento. Nel secondo
dopoguerra ci fu il successo dell'abbigliamento femminile grazie anche ad
alcune straordinarie testimonial americane, in prima luogo Jacqueline Kennedy,
innamorate delle creazioni di stiliste e stilisti italiani allora emergenti. Il
boom della moda, maschile e femminile, degli anni '80, una moderna invasione
che ha avuto come apripista il genio creativo e imprenditoriale di Giorgio
Armani e di Gianni Versace, ha poi fatto il resto.
Parliamo del presente della moda
italiana negli USA. Come sta andando? Anche qui, ci può dare qualche numero?
Il mercato Usa negli ultimi anni ha subito
un significativo rallentamento. Già nella seconda parte dei 2012, tuttavia, si
era registrata una positiva inversione di tendenza, che è proseguita nel 2013.
Nel 2012 il totale del valore delle nostre esportazioni di prodotti tessili e
di abbigliamento ha superato 1,6 miliardi di euro, in crescita del 15,1%
sull'anno precedente. L'export di abbigliamento è stato di 1,3 miliardi di
euro, pari all'80% del totale. Tra i prodotti che hanno evidenziato le
dinamiche più positive si segnalano il vestiario esterno sia maschile (+19,0%)
sia femminile (+5,9%), la maglieria esterna (maschile e femminile). Crescita
anche per la camiceria: quella femminile mostra un trend del +20,8% mentre
quella maschile del +7,1%.
C'è spazio per crescere ancora? Se
lei dovesse fare una previsione circa l'export del sistema moda italiano negli
Stati Uniti, su cosa e dove punterebbe?
Assolutamente sì, tenendo conto che degli
Usa siamo solo l'undicesimo Paese fornitore di prodotti del Tessile-Moda.
Abbiamo, dunque, grandi margini di crescita. Dobbiamo solo conoscere di più e
meglio ciò che vogliono i consumatori americani e attrezzarci di conseguenza
non tanto sulla qualità del prodotto, quanto nelle attività di marketing,
comunicazione e nella logistica. Su marketing e comunicazione, sia quando ci
presentiamo come sistema, sia come singole aziende, abbiamo molto da imparare e
soprattutto da migliorare. Ma, soprattutto, abbiamo bisogno di un maggior
impegno nei servizi logistici per abbattere i tempi di attraversamento merci e
soddisfare meglio le esigenze del mercato americano estremamente sensibile a
tale argomento. A tal fine si potrebbero studiare forme di cooperazione tra
aziende coordinate da Sistema Moda Italia.(Umberto Mucci- We the
Italians.com/Inform)
Nessun commento:
Posta un commento