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mercoledì 18 settembre 2013

Tribuna Italiana: Il Papa venuto dalla fine del mondo


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Su “Tribuna Italiana” del 18-9-2013 l’editoriale del direttore Marco Basti
Il Papa venuto dalla fine del mondo, dove emigrarono milioni di italiani

BUENOS AIRES -  “I fratelli vescovi sono andati a cercare questo Papa quasi alla fine del mondo”. Sono state le prime parole di Jorge Mario Bergoglio, subito dopo il “buona sera” col quale conquistò il popolo romano e i fedeli riuniti in piazza San Pietro, ad accoglierlo come successore di Pietro, lo scorso 13 marzo.
Il Papa argentino, che dalla sua elezione ha sempre parlato in italiano, non ha mai nascosto le sue origini: il padre e i nonni paterni, nati in Piemonte, la nonna materna, di origine ligure.
Un Papa che è, come milioni di argentini, come tanti di noi, figlio di emigrati italiani. E’ un comunissimo argentino, proprio perché è discendente di emigrati italiani. In questo paese, infatti, la maggioranza della popolazione ha almeno un avo giunto dall’Italia, cosa che non avviene quasi in nessun altro paese. La presenza italiana al Plata, come è noto, risale perfino a prima della nascita dell’Argentina e specialmente a partire dagli anni ‘70 del XIX secolo, assunse proporzioni quasi di esodo. Ma non fu solo la quantità di italiani a lasciare una impronta in ogni aspetto della realtà argentina, ma sopratutto la qualità, intesa come senso di appartenenza che gli italiani hanno sviluppato in questo Paese. E’ stato più volte ricordato che uomini di cultura e scienziati, politici e imprenditori, artisti e religiosi, nati in Italia, si sono distinti per il loro determinante contributo in ogni campo di attività. E lo stesso vale per i loro discendenti.
Ma oltre ad essere un argentino di origine italiana - quindi come milioni di argentini - Papa Bergoglio è un argentino fiero di esserlo, eppure consapevole delle proprie radici e inoltre, se ne vanta e prova amore per la terra dei suoi avi, come lo ha spiegato, tra l’altro, nel libro-intervista “El Jesuita” a Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin. Libro nel quale ricorda con grande affetto i nonni (e sottolinea che va riscattato il rispetto verso i nonni), ricorda quando si recò a Portacomaro, nel Piemonte, per conoscere il paese del padre e dei genitori. Nel quale viene raccontato inoltre quando si recò in casa Caretti - apprezzato dirigente dei piemontesi e degli alpini dell’Argentina - per mangiare la bagna cauda e ricordare canzoni alpine, tra le quali “Il testamento del capitano”. O il ricordo, che non c’è in quel libro ma che è stato raccontato recentemente, di quando ancora bambino, era portato ogni anno dalla mamma, figlia di genovesi per linea materna, alle celebrazioni della Madonna della Guardia, nel santuario che i genovesi costruirono in onore alla loro patrona, a Bernal.
Quindi anche noi italiani dell’Argentina, figli e nipoti o pronipoti di italiani emigrati in questo Paese, proviamo una grande allegria e speranza per la sua elezione al soglio di Pietro, la stessa felicità che prova il popolo argentino del quale siamo parte. E anche ammirazione e amore come quelle che suscita in tutto il mondo per la sua opera, per l’aria di rinnovamento che ha portato nella Chiesa, per la grande umanità (che a molti fa pensare in Papa Giovanni XXIII, come ricordava giorni fa Francesca Ambrogetti), per l’intelligenza e la semplicità.
E così ci siamo chiesti, come mai, se tutti parlano e si sentono attratti da questo Papa argentino, noi che siamo come lui, argentini di origine italiana, non abbiamo ancora fatto niente per dimostrare la nostra felicità e la nostra speranza?
Ecco allora che abbiamo accolto l’idea nata da un incontro del nostro Walter Ciccione con la cara Francesca Ambrogetti, che hanno pensato giustamente che fosse necessario esprimere la nostra gioia pubblicamente, con una grande manifestazione in onore di Papa Francesco.
Insieme a FEDIBA, abbiamo portato la proposta al Console generale il quale l’ha accolta con grande entusiasmo, lo stesso col quale anche il COMITES di Buenos Aires e la FEDITALIA hanno aderito e impegnato la loro partecipazione nella buona riuscita dell’evento. Raccogliendo anche in questo caso, l’insegnamento del Papa argentino in favore dell’unità, in questo caso, degli organi di rappresentanza della collettività, insieme al Console generale, per questo grande Concerto di Natale, in omaggio a Papa Francesco. (Tribuna Italiana - Il Direttore /Inform)

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