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lunedì 9 settembre 2013

Gli Italiani in Paraguay

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “Gente d’Italia” del 9.9.2013

Gli Italiani in Paraguay

“Quella del Paraguay è una collettività italiana estremamente partecipativa”. A colloquio con Antonella Cavallari Ambasciatore d’Italia ad Assunzione

ASUNCION - L’Ambasciata d’Italia ad Assunzione (che include la cancelleria consolare) è una moderna palazzina, bella e non eccessivamente appariscente, situata nella zona nuova di Villa Morra.

Un’ampia sala d’attesa sobria ma non fredda accoglie i visitatori: vista sul ben curato giardino con piscina, un paio di armadi-biblioteca con l’Enciclopedia Italiana in vista, e sul grande caminetto chiuso con gusto da una composizione di fiori secchi, sei premi del pubblico del Festival Internazionale del Cinema di Asuncion ad altrettanti film italiani.

L’Ambasciatore Antonella Cavallari parla con un certo ottimismo del momento che attraversa il Paraguay del nuovo presidente imprenditore Horacio Cartes (“in modo inedito ha invitato gli imprenditori stranieri alla cerimonia del suo insediamento, e per mezzo dei suoi ministri, ha mostrato loro molto professionalmente un paese attraente, senza camuffare troppo le cose”). Quindi: “Adelante con juicio”, scherza.

Ambasciatore Cavallari, come valuta il momento che attraversa il Paraguay dopo l’insediamento del presidente Cartes?

Sin dal periodo precedente alle elezioni noi ambasciatori europei, abbiamo avuto incontri con l’equipe tecnica di Cartes, e abbiamo sottolineato l’esigenza di avere un quadro giuridico di sicurezza, di protezione degli investimenti stranieri molto più efficace. È chiaro che se ci chiedono di promuovere gli investimenti stranieri - ci dicono che il paese ha bisogno ed è pronto a riceverne – la nostra riposta, anche allo stesso presidente - che ci ha invitati a colazione a casa sua ancora prima di insediarsi, proprio per perorare questa causa – non poteva essere che questa. Gli abbiamo detto, gli abbiamo anche fatto avere una breve nota scritta, che era prioritario agire in questo senso, e lui si è impegnato con noi in questo. E vedo dai suo primi passi una certa decisione. Anche questa lotta senza quartiere, con pugno di ferro, ai nuovi attacchi dell’EPP (l’auto denominato Ejercito del Pueblo Paraguayo ha assassinato cinque guardie private nel fine settimana seguente al suo insediamento, NdR) è un modo di dire “io rispondo a una sfida di questo tipo con decisione, perché la prima cosa che devo fare per il decollo economico di questo paese è garantire la sicurezza”. Sicurezza fisica, sicurezza ai proprietari terrieri, sicurezza giuridica per chi investe e deve avere la sicurezza che il suo investimento è tutelato. Anche una legge come quella approvata adesso, di Difesa Nazionale (che permette alle Forze Armate di entrare in azione con repressione e controllo nelle aree minacciate, NdR), è un segnale dell’attenzione che il nuovo presidente ha proprio per la sicurezza giuridica. E questo mi pare importante.

Quali sono oggi i rapporti sul piano politico e su quello economico tra Italia e Paraguay?

Si inseriscono nel contesto europeo, nel senso che l’Italia ha agito, sia durante il periodo di interim di Franco (quindi subito dopo la destituzione di Lugo), sia adesso, in sintonia con gli altri paesi europei, che sono qui rappresentati, e cioè la Francia, la Germania, la Spagna e, di recente, il Regno Unito, oltre alla Delegazione Europea. Abbiamo sempre coordinato la nostra posizione e direi che abbiamo offerto al Paraguay un fortissimo sostegno politico. Dopo la destituzione di Lugo, il paese si è trovato in una situazione di isolamento in ambito latinoamericano. Non così in ambito europeo: l’Europa è stata vicina al Paraguay. E di questo, sia il presidente sia successivamente Cartes, ci hanno sempre ringraziato tantissimo. E questo è servito anche a loro come leverage nei confronti dei loro vicini. Per quanto riguarda l’Italia, da quando sono arrivata io ho sempre detto ai paraguaiani che noi abbiamo una posizione forse ancor più decisa, perché abbiamo una tradizione forte in questo paese. Abbiamo 10.000 cittadini italiani con passaporto, ma un buon 35% di paraguaiani che sono di origine italiana. Molti italiani hanno lasciato un segno in questo paese.

Per fare solo qualche esempio, il Codice Civile paraguaiano è stato redatto da un italiano, De Gasperi, parente del celebre Alcide. L’aeroporto di Asuncion si chiama Silvio Pettirossi, il Palazzo Lopez (presidenziale) è stato costruito da un architetto italiano. Quindi ci sono dei segni importanti di italianità in questo paese, dei legami profondi, tradizionali. Durante l’epoca delle Missioni Gesuitiche, un famoso e rinomato musicista italiano – Domenico Zipoli – ha avuto un ruolo importante. E poi anche caratterialmente i paraguaiani si sentono legati all’Italia e guardano con interesse all’Italia. Quindi c’è questo patrimonio di relazioni - che peraltro è comune ad altri paesi dell’America Latina. In Brasile, in Argentina… abbiamo una presenza che ci consente di avere un rapporto privilegiato anche con le autorità. Quante volte in questi paesi ci si imbatte in un Ministro, se non in un Presidente che ha origine italiana? E questo chiaramente ci facilita.

Quando il presidente Franco decise di andare a Roma per la messa di insediamento del papa, all’ultimo momento il Ministro degli Esteri paraguaiano, che si trovava a Ginevra, (era una domenica), mi fece sapere che aveva deciso di andare a Roma. C’erano solamente due giorni disponibili, e io riuscii a fargli incontrare il nostro Ministro degli Esteri, che allora era il ministro Terzi di Sant’Agata. Anche di questo incontro bilaterale, che era il primo dopo anni ed anni a livello di ministri tra Italia e Paraguay, mi sono stati molto riconoscenti. Avveniva inoltre in un momento che era quello dell’isolamento internazionale, e quindi il fatto è stato per loro particolarmente importante. Adesso con il nostro attuale sottosegretario Giro abbiamo pensato ad una visita di lavoro nei prossimi mesi. Bisognerà vedere qual è la situazione del governo italiano, ma se si conferma l’attuale governo è prevista questa visita, che è un altro passo importante.

A questo contesto politico, aggiungo l’interesse degli imprenditori italiani.

Quando il presidente Cartes ha rivolto l’invito agli imprenditori a partecipare alle cerimonie, io ho fatto sapere ad alcune delle nostre aziende di questa possibilità, nonostante fosse il 15 di agosto sette-otto imprenditori italiani si sono materializzati. Questo dà la misura dell’interesse dei nostri imprenditori per il paese. È ovvio che se uno si deve spostare dall’Italia per venire in Paraguay è complicato, e deve avere un assetto di grossa azienda, come ENEL e ANAS, che si muovono dall’Italia e hanno presentato dei progetti molto interessanti qui.

Ma oltre a queste grosse aziende che vengono dall’Italia, ci sono i vicini, che sto cercando di stimolare. In Brasile, dove mio marito, Gherardo La Francesca, era ambasciatore fino alla fine del 2012, ho vissuto gli ultimi 4 anni, e abbiamo chiaramente moltissime relazioni con imprenditori italo-brasiliani e italiani stabiliti in Brasile, in tutta la zona di San Paolo, e quindi con la Camera di Commercio di San Pablo alla quale fano capo centinaia di imprenditori italiani. Molti di questi, anche per la situazione attuale lì – il famoso “costo Brasile” e il relativo vantaggio che si avrebbe a produrre in Paraguay, sarebbero interessati a spostarsi qui. E quello è un altro bacino che è molto più rapido e facile. Non conosco bene la realtà di Argentina e Uruguay, ma mi immagino che magari potrebbero avere anche loro convenienza. Quindi quello che sto cercando di fare adesso con la Camera di Commercio Italo-Paraguaya è di organizzare una Fiera del Made in Italy, verso novembre, alla quale invitare sia imprese italiane sia soprattutto quelle vicine, che possono avere interesse a cogliere questa opportunità. Cercheremo di presentare questo paese, sempre con le cautele del caso, ovviamente. Poi ogni impresa valuterà il “rischio paese”. Ma le prospettive mi sembrano buone, gli imprenditori sono interessati, politicamente siamo pronti a collaborare e a continuare a testimoniare la nostra vicinanza a questo paese, quindi le premesse sono buone. Si tratta di darsi da fare, con i pochi mezzi di cui disponiamo (ride).

Ci può parlare brevemente dei progetti di ENEL e ANAS?

Quello di ENEL è un progetto grosso, che ha ottime possibilità di essere approvato. Si tratta di interventi nella distribuzione dell’energia, che è un problema chiave qui. Perché qui l’energia si produce (e tanta); si riesce ancora ancora a trasmettere (e male, c’è da fare); ma non si riesce a distribuire bene. Tant’è che ci sono black-out in un paese che è il primo produttore mondiale di energia pulita. Quindi ENEL interviene in un settore chiave nel quale è leader mondiale. Ha presentato un progetto articolato su quattro aspetti, che io ho sostenuto con le autorità competenti di qui, e spero proprio che vada in porto.

ANAS ha messo il dito in un´altra area chiave, che è quella della rete viaria. Ha già fatto uno studio di fattibilità per risolvere almeno parzialmente i problemi di viabilità nel Chaco, e anche lì speriamo che possa concludere l’affare e portare avanti questo progetto con il nuovo governo in modo che poi altre imprese italiane si possano aggiungere. Perché l’ANAS non costruisce, ma indica come risolvere determinati problemi. Poi ci saranno gare d’appalto e altre aziende, anche italiane, potranno partecipare per la realizzazione del progetto.

Oltre a questi grandi progetti c’è uno studio di architettura che fa capo all’architetto Piras, che ha recentemente vinto, in associazione con un’impresa italiana, una gara molto importante. Hanno presentato un progetto per la realizzazione del Museo Da Aguas nella zona di Itaipu, finanziato dalla Itaipu Binacional. Anche questa è una cosa abbastanza grossa, importante. E poi ci sono imprese in vari settori. C’è la Fiorucci, che è rappresentata a Montevideo, il cui rappresentante è venuto qui e mi ha detto che stanno costruendo delle chiatte. Insomma, io vedo che c’è interesse.

In Uruguay c’è un certo interesse da parte di imprenditori verso il Paraguay, soprattutto per la bassa pressione fiscale…

Certo, c’è una bassa pressione fiscale, c’è un bassissimo costo dell’energia, c’è un basso costo della manodopera che per giunta è abbastanza abbondante, se si pensa che il 70% dei paraguaiani ha meno di 30 anni. E si tratta di una forza lavoro più facilmente formabile, proprio per la giovane età. Questi tre fattori sono importanti. La Federazione Industriale dello stato di San Paolo del Brasile ha fatto uno studio nel settore tessile, per esempio, ed ha concluso che il vantaggio relativo di produrre lo stesso paio di jeans in Brasile e qua è di circa il 35-40%. Quelli che si sono svegliati per primi sono quelli che fabbricano ricambi per automobili. Giapponesi, coreani, etc. stanno producendo, con molto successo, ricambi per le automobili che circolano in Brasile.

L’altro fattore fondamentale è la vicinanza dei grossi mercati. È chiaro che uno non viene qui a produrre autoricambi per 6 milioni di paraguaiani che, per quante automobili vogliano avere, non rappresentano un mercato sufficientemente interessante. Producono però per esportare. E nei paesi vicini c’è grande richiesta, quindi se si produce a basso costo delle gomme per automobili o delle parti di ricambio, e poi si mandano in Brasile con la tariffa (doganale) Mercosur, lei capisce che la convenienza è forte. Calcoli poi che qui hanno la legge della “maquila”, che è come quella che esiste in Messico, che consente la riesportazione a zero tasse. Quindi quello che si produce qui per l’export non è soggetto a tassazione. Ed è la formula che ha consentito il decollo economico in Messico, e che nel Mercosur giustamente hanno copiato.

Aggiungo un’ultima cosa: il Paraguay è rimasto proprio quest’anno l’unico paese che può usufruire dell’SPG, cioè del Sistema di Preferenze Generalizzate, Plus, in ambito europeo, quindi con diritto ad esportare verso i paesi dell’Europa, dell’Unione Europea, a tassi estremamente agevolati. Fino all’anno scorso questo sistema di preferenze vigeva anche per Brasile, Uruguay… e adesso è stato tolto loro in ragione del loro sviluppo economico, mentre il Paraguay continua ad averlo. Quindi se qualcuno vuole produrre per riesportare in Europa, oltre che nei paesi vicini, può avere anche questo vantaggio.

I paraguaiani quindi si muovono bene dal punto di vista degli incentivi agli investimenti. Si devono muovere altrettanto bene, secondo me, adesso, anche nell’aspetto della protezione e della sicurezza giuridica.

A che punto siamo con i negoziati commerciali Unione Europea-Mercosur?

L’ultima indicazione da parte europea era che l’UE attendeva la presentazione di un’offerta da parte dei paesi del Mercosur entro la fine dell’anno, a livello di gruppo.

Ogni paese dovrebbe presentare la propria offerta di accordo commerciale per poter poi negoziare. Il negoziato è da blocco a blocco.

La sospensione del Paraguay aveva un po’ rallentato questo processo. Ancor di più l’ha rallentato l’atteggiamento un po’ protezionista di alcuni paesi, in particolare dell’Argentina. Prima, anche del Brasile, che però ora pare che si stia convincendo ad avere un atteggiamento un po’ più disponibile a un libero scambio. L’Uruguay no: è sempre stato, come il Paraguay, un paese più tendente al liberoscambismo.

Quindi, bisogna che all’interno del Mercosur si trovi un equilibrio fra le posizioni dei diversi membri per poter poi presentare all’Europa un’offerta unica alla quale noi risponderemo. Attualmente siamo in attesa.

La locale Camera di Commercio Italo-Paraguaiana è attiva?

La Camera di Commercio ha un centinaio di soci. Sono quasi tutti paraguaiani che importano prodotti dall’Italia. Finora non c’è ancora nessun grosso produttore. Io però devo dire la verità, sto facendo un censimento personale, perché ogni tanto incontro persone, e sto rivedendo un po’ la situazione della presenza economica italiana, stimolando la Camera a fare una fotografia realistica, perché ora il panorama sta cambiando, stanno venendo nuove persone, quindi probabilmente si potranno poi aggiungere delle imprese a questo elenco. Comunque la Camera, devo dire, cerca di fare il possibile. Finora ha scontato il fatto che il paese era poco conosciuto, isolato, e suscitava poco interesse e molti timori, e quindi, anche se non per colpa loro, non hanno avuto un’attività particolarmente intensa. Adesso sono molto disponibili. Domani sera vado a una sfilata di una ditta che fa capo ad una stilista italiana che ha deciso di produrre scarpe in Paraguay. È una sfida. Però produrre scarpe da noi (in Italia) ormai costa. “Qui ci sono possibilità interessanti, c’è una nicchia di mercato interessante, cominciamo con una piccola produzione e poi vediamo. Se va bene ci allarghiamo”, si sono detti. D’altra parte, gli artigiani ci sono, il cuoio c’è; circa il costo e la disponibilità di energia e di manodopera ne parlavamo prima, quindi effettivamente…

Come descriverebbe la collettività italiana in Paraguay?

Sono persone ancora molto legate alle origini italiane. Molti non parlano italiano (ma questo è un fatto comune), però sono molto attenti. Mi chiedono attività culturali, io sono loro abbastanza vicina. Fanno capo al Circolo Ricreativo, che è presieduto da José Zanotti Cavazzoni, e ci sono una decina di associazioni regionali – i piemontesi, gli emiliano-romagnoli, i trentini, i siciliani, i campani, gli abruzzesi…. – ognuno con un certo numero di soci, che svolgono delle piccole attività e si riuniscono al Circolo, Quando organizziamo degli eventi partecipano con attenzione. Hanno organizzato una Settimana del Cinema, dei concerti di musica classica...

Adesso io sto organizzando una grossissima mostra sul design italiano, cercando la collaborazione di imprenditori importatori di prodotti italiani che mi sponsorizzino. È un po’ una scommessa, ma d’altra parte se uno sta seduto è senz’altro tutto più facile ma anche meno soddisfacente. Loro partecipano comunque con molta attenzione. Anche alla Settimana della Lingua. Adesso stiamo facendo presso il Circolo dei Giovedì Culturali, una volta al mese.

Ci sono andata io la prima volta, per inaugurare il ciclo. Si sceglie un tema e si invita una persona che è qui oppure che si trova a passare da queste parti per approfondire insieme un tema culturale legato all’Italia. Io ho iniziato con una conferenza sulla situazione della ricerca in Italia e sulla necessità di approfondire la ricerca nell’energia e nell’innovazione tecnologica per migliorare gli aspetti produttivi. Il tema è stato scelto perché era legato al tema oggetto delle Settimana della Lingua Italiana, che sarà la terza di ottobre. Per la prossima volta, ho chiesto a mio marito di illustrare un grosso progetto che sta seguendo in collaborazione col Museo Etnografico Pigorini di Roma, di riscatto della cultura indigena del Paraguay. Esiste nel Museo Pigorini una collezione importantissima di manufatti di arte plumaria dei chamacoco paraguaiani. È una delle più grandi al mondo, ed è conservata benissimo, pur risalendo all’epoca di Guido Boggiani (altro italiano molto famoso qui), e quindi all’800. Ma il museo non sa a che cosa serviva tale o quale arredo plumario, e quindi mio marito sta effettuando una ricerca con gli indigeni per scoprirlo e quindi valorizzare il patrimonio del Pigorini. Accanto a ciò c’è anche tutto un discorso di aiuto allo sviluppo delle comunità locali, cercando di portare dei piccoli interventi che possano migliorare un pochino le loro condizioni di vita, cercare di valorizzare la loro produzione artigianale, etc.

È un tema che lega Italia e Paraguay attraverso la figura di Boggiani.

Mio marito sta organizzando una mostra esibita anche a San Pablo che ricostruisce il percorso di Boggiani etnografo.

Lei ha prestato servizio per anni presso la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie. Che politiche si stanno orchestrando per gli italiani all’estero, che sono una risorsa per l’Italia, a prescindere dalla difficile situazione economica italiana attuale?

Le risponderei come ha risposto l’Onorevole Renata Bueno, che è venuta qui a trovare le collettività in occasione dell’insediamento di Cartes. Sono finiti i tempi dello “Stato-mamma” , e lei, parlando come figlia di brasiliani di origine italiane, ha detto: “Adesso è il vostro turno di dimostrare il vostro amore per l’Italia. Datevi da fare. Collaborate per facilitare gli imprenditori che vengono qui, per facilitare la diffusione della cultura italiana, perché anche avere una voce il Parlamento (attraverso i deputati e senatori della Circoscrizione Estero), significa avere anche un dovere di partecipazione. Io vengo qua ad ascoltare le vostre richieste, e mi faccio portatrice di tali richieste presso il Parlamento italiano, ma voi dal canto vostro non vi limitate a chiedere. Svolgete anche un ruolo per la promozione del sistema-paese qui dove vi trovate”. Mi è piaciuto questo approccio a doppio senso. Perché non può essere che io rimanga qua seduto e mi aspetti che mi arrivi tutto dalla ex madrepatria. Oggi non funziona più così. Non c’è più uno Stato nel mondo che abbia la capacità economica, finanziaria e anche politica di travasare risorse senza avere un ritorno. Quindi gli italiani all’estero sono un investimento. E l’investimento si comporta da investimento: produce. Se no, che investimento è?

Sono d’accordissimo con l’Onorevole Bueno ed ho visto che chi l’ascoltava era altrettanto d’accordo. Tanto che poi mi hanno detto: “Facciamo il museo dell’Immigrazione”, “Io trovo il luogo”, “Io ho una collezione di reperti da esibire”... C’è partecipazione. Quello che mi piace di questa collettività è che è una collettività partecipativa. Il Circolo se lo sono messi a posto da soli. Zanotti Cavazzoni mi ha detto che era una cosa fatiscente, decadente. “Ci siamo messi, pennello in mano, e l’abbiamo restaurato”. Certo, c’è molto da fare, non dico che sia una sede lussuosissima: è molto semplice, però ha una sala più che agibile, decente… Hanno organizzato un corso di scherma per i ragazzi invitando un istruttore che è tra i migliori qui in Paraguay, e oggi ci sono un sacco di ragazzini che vanno a fare scherma al Circolo Italiano. Io sono andata a vederli una sera e ci ho trovato il sottosegretario alle Mine e Energia che ci aveva portato suo figlio - un paraguaiano che non ha niente a che vedere con l’Italia.

Quindi qualcosa riescono a fare, e non hanno avuto per questo particolari contributi. Si sono rimboccati le maniche in nome di un affetto e di un orgoglio che loro hanno. Questo io lo considero veramente un investimento. Per questo continuo ad appoggiarli e se posso aiutarli a realizzare qualcuno di questi progetti lo faccio volentieri. Tutto quello che faccio, lo faccio anche per loro. ( Dall’inviato Silvano Malini-La Voce d’Italia /Inform)

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