SENATO DELLA REPUBBLICA
All’esame della Commissione Affari Costituzionali
Prosegue l’iter dei
disegni di legge sulla cittadinanza presentati dai senatori Giacobbe (Pd) e Di
Biagio (PI)
ROMA – Prosegue alla Commissione Affari Costituzionali del Senato la discussione sul disegno di legge n. 687, che ha come primo firmatario il senatore Francesco Giacobbe, eletto per il Pd nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, recante nuove norme sulla cittadinanza. Il provvedimento viene esaminato congiuntamente con il disegno di legge n. 579, d’iniziativa del senatore Aldo di Biagio (Per l’Italia) concernente il riacquisto della cittadinanza da parte degli italiani all’estero e dei loro discendenti.
Nell’ambito dell’ultima seduta si è discusso anche l’emendamento 1.5 dal senatore Di Biagio che propone di ampliare il riconoscimento del diritto alla cittadinanza sia ai cittadini italiani che lo abbiano perduto in applicazione di norme vigenti prima della data di entrata in vigore della legge n. 91 del 1992, sia ai discendenti in linea retta entro il quarto grado, che dimostrino di conoscere la lingua italiana. Nell’emendamento si precisa inoltre come il diritto al riconoscimento della cittadinanza possa essere esercitato da questi soggetti mediante la presentazione di un'istanza all’autorità consolare competente che abbia allegata una certificazione attestante la nascita o la certificazione storica attestante la cittadinanza italiana del richiedente o dei suoi ascendenti in linea retta entro il quarto grado, nonché una documentazione atta a dimostrare la conoscenza della lingua e della cultura italiana.
Nel corso del dibattito su questo emendamento è stata espressa perplessità da parte della relatrice Isabella del Monte in particolar modo per quanto riguarda l’estensione del diritto di cittadinanza ai discendenti fino al quarto grado e per l’obbligo di dimostrare la conoscenza della lingua italiana. Un adempimento, che per la senatrice del Pd, appare in concreto di difficile attuazione. Parere contrario sull’emendamento è stato espresso anche dal sottosegretario del ministero dell’Interno Domenico Manzione che ha giustificato la sua scelta per la mancata indicazione nella proposta di modifica avanza da Di Biagio dell’autorità che dovrebbe verificare e certificare la conoscenza della lingua italiana. Manzione ha anche rilevato come il riconoscimento del diritto alla cittadinanza a una platea di beneficiari troppo ampia comporterebbe problemi di copertura finanziaria. Per il sottosegretario inoltre i requisiti richiesti con l’emendamento 1.5 dovrebbero essere inseriti anche nelle disposizioni già contenute nell’articolo 1 del disegno di legge. Dal canto suo Di Biagio si è dichiarato disponibile a modificare la propria proposta emendativa nel senso di riconoscere il diritto alla cittadinanza ai discendenti entro il secondo grado, ma ha ribadito la necessità di prevedere tra i requisiti la conoscenza della lingua italiana. La seduta è poi stata rinviata in attesa del parere sul provvedimento della Commissione Bilancio. (Inform)
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