STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “America Oggi”, 12.12.2013
Marino e i reduci di guerra
NEW YORK - Il sindaco di Roma Ignazio Marino ieri ha avuto un incontro presso la Columbus Citizens Foundation con le maggiori istituzioni italiane presenti nella Big Apple, della comunità imprenditoriale italiana e italoamericana.
Al pranzo offerto dalla Fondazione erano presenti il console generale Natalia Quintavalle, l'ambasciatore all'Onu Sebastiano Cardi, il nunzio apostolico presso le Nazioni Unite arcivescovo Francis Chillikatt e l'ex first lady Matilda Cuomo.
Il ministro Quintavalle nel presentare il primo cittadino della Città Eterna ha sorvolato sulla sua carriera professionale, assicurando che qui negli Stati Uniti Ignazio Marino non ha bisogno di annunci, "lo descrivono i numerosi premi che ha ricevuto per la sua professione di chirurgo di trapianti".
Il sindaco ha ricevuto una medaglia ricordo dal presidente uscente della Fondazione, Frank Fusaro al quale succederà il prossimo anno Angelo Vivolo.
"Per me è un onore essere qui. Non avrei immaginato solo qualche mese fa che oggi mi sarei trovato in questo posto" ha detto Marino che per descrivere il suo ingresso al Campidoglio ha usato un'espressione a lui familiare. "Ho provato un senso di emergenza, come quando viene trasportato un paziente in sala operatoria" ha spiegato ironicamente il sindaco della capitale che a New York e a Washington intende estendere inviti a visitare la sua città.
Ha fatto anche una battuta sulla sua recente decisione di chiudere al traffico la zona attorno al Colosseo.
"Quando ho parlato di chiudere le strade al traffico mi è stato risposto che era troppo presto. Vi domando: ma se New York avesse il Colosseo credo che farebbe di tutto per preservarlo, giusto?".
Accennando ai problemi che affliggono la città Caput Mundi, il sindaco Marino ha aggiunto "abbiamo un sacco di sfide che ci attendono, come il trasporto reso difficile dall'archeologia, perché a Roma non si può avere una metropolitana come in molte altre grandi città europee".
Nato a Genova 58 anni fa, Marino è un chirurgo specializzato in trapianti d'organo, è stato senatore del Partito Democratico, da giugno di quest'anno è il primo cittadino di Roma Capitale.
Marino ha uno stretto rapporto con i veterani americani delle guerre, ha diretto nei primi anni Novanta il Centro Trapianti del Veterans Affairs Medical Center, l'unico dipartimento per trapianti di fegato appartenente al governo Usa e, nove anni più tardi a Palermo, ha contribuito a fondare e dirigere il centro trapianti multiorgano.
Al Consolato Generale nel pomeriggio Marino ha voluto incontrare tre reduci di guerra italoamericani che hanno partecipato allo sbarco ad Anzio.
"Per me è molto significativo e molto importante perché nella mia carriera di chirurgo di trapianti negli Stati Uniti ad un certo punto mi sono trovato in una situazione peculiare.
L'America - ha spiegato ad America Oggi il sindaco - doveva affrontare una sorta di emergenza legata al grande numero di pazienti veterani che avevano necessità di trapianto di fegato, per lo più necessario per una malattia contratta durante la guerra del Vietnam, quando ancora non era possibile identificare il virus della epatite b e c, quindi con le trasfusioni legate a delle ferite che avevano ricevuto durante i conflitti e si erano ammalati".
Il governo degli Stati Uniti decise quindi di aprire un centro dedicato interamente al trapianto del fegato per i reduci, un centro ancora operante.
"Mi sono trovato a dirigere questo centro per molti anni ed ho trapiantato moltissimi veterani, soprattutto della guerra del Vietnam, ma anche alcuni della guerra in Corea e persino uno dei pochi sopravvissuti della Seconda Guerra Mondiale nello sbarco ad Homaha Beach" ha raccontato Marino.
I reduci di guerra americani sono entrati nel cuore e hanno lasciato il segno sul chirurgo-sindaco.
"Ho sviluppato un rapporto molto intenso con queste persone che hanno servito il Paese, che si erano ammalate e sono davvero emozionato nell'incontrare tre di essi - ha aggiunto Marino - che appartengono alla grande famiglia dei veterani degli Stati Uniti.
Un gruppo di persone molto vasto, sono milioni come tutti sanno, ma che sono certamente legati da sentimenti e ideali comuni: quelli della difesa, della libertà non solo all'interno degli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo. Per me è un orgoglio, un piacere personale poter incontrare chi ha partecipato ormai settanta anni fa alla liberazione del nostro Paese". (Riccardo Chioni - America Oggi del 12 dicembre 2013 /Inform)
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