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mercoledì 9 ottobre 2013

Presentato al Cnel il rapporto Ocse 2013 “International Migration Outlook – Prospettive sulle migrazioni internazionali”


IMMIGRAZIONE

Presentato al Cnel il rapporto Ocse 2013 “International Migration Outlook – Prospettive sulle migrazioni internazionali”

Aumentano i flussi d’immigrazione verso i Paesi che fanno parte dell’Ocse anche se si registrano livelli ben inferiori rispetto alle tendenze che hanno preceduto la crisi

Gli interventi di Giorgio Alessandrini (Onc – Cnel),  Jonathan Chaloff (Ocse); Carla Collicelli (Censis) e Natale Forlani (Ministero del Lavoro)

ROMA - È stato presentato nella sede del CNEL, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, il rapporto Ocse “International Migration Outlook – Prospettive sulle migrazioni internazionali 2013”  che delinea i flussi migratori in Italia dal 2010 e i rilasci dei permessi di soggiorno negli ultimi anni.I lavori sono stati aperti da Giorgio Alessandrini, il presidente delegato dell'Organismo Nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri, che ha ricordato la strage di Lampedusa condividendo il messaggio di vergogna diffuso da Papa Francesco: “Sono almeno venti mila i morti nelle acque del tratto di Lampedusa e sono le conseguenze di una politica migratori che si rivela essere lassista. Va perseguita, a livello europeo, una strategia d’integrazione tra politica estera e politiche migratorie in termine di cooperazione e l’Italia deve dotarsi di una legge sull’asilo. La pressione migratoria sulle nostre coste deve diventare un problema europeo”.

Nella presentazione della ricerca, spiega Jonathan Chaloff, analista della divisione delle migrazioni internazionali OCSE, sono stati coinvolti 37 corrispondenti dei vari Paesi OCSE e non, che forniscono una relazione sui flussi migratori. Per l’Italia è il lavoro è stato coadiuvato dal CENSIS.

I trend principali registrati dal rapporto rilevano un tendenziale aumento dei flussi d’immigrazione nei Paesi che fanno parte dell’OCSE anche se registrano livelli ben inferiori rispetto alle tendenze che hanno preceduto la crisi. Nel 2011 l’immigrazione permanente è aumentata nell’insieme ma è comunque rimasta inferiore ai quattro milioni. La migrazione temporanea per motivi di lavoro ha registrato in sostanza gli stessi livelli del 2010 con un po’ meno di due milioni d’immigrati. Resta però acclarato che le nazioni appartenenti all’OCSE continuano ad essere le mete più ambite degli studenti del mondo intero, tant’è che rispetto al 2009 si è registrato un aumento del 6% di giovani che si spostano per studiare.

India e Cina restano i due più importanti Paesi di origine dell’immigrazione e quest’anno si sono aggiunti anche Polonia e Romania. Questa tendenza è ascrivibile all’aumento della mobilità all’interno dell’Unione Europea. I flussi migratori in uscita dai Paesi più colpiti dalla crisi, e in modo particolare quelli dell’Europa del Sud, hanno segnato un’accelerazione del 45% tra il 2009 e il 2011.

Nel confronto con gli autoctoni, la situazione del mercato del lavoro degli immigrati è peggiorata negli ultimi anni, sia in termini di livelli occupazionali che in termini comparativi. In media, tra il 2008 e il 2012, il tasso di disoccupazione degli stranieri è aumentato di cinque punti percentuali, rispetto al 3% dei nativi. La disoccupazione a lungo termine degli immigrati è diventata una notevole sfida in molti Paesi dell’OCSE. Nel 2012 quasi un disoccupato immigrato su due ha cercato lavoro per più di un anno.

I più colpiti dalla crisi sono stati gli immigrati giovani e quelli meno qualificati mentre le donne e le unità altamente qualificate hanno sentito i morsi della crisi in maniera più contenuta. I più colpiti restano i migranti di Africa del Nord e America Latina: in Europa, ad esempio, gli immigrati del Nord Africa hanno visto picchi di disoccupazione che, nel 2012, raggiungevano il 26,6%.

Le richieste di asilo politico nei paesi dell'OCSE nel 2011 sono aumentate di più di un quinto superando per la prima volta un totale di 400mila dal 2003. Questo trend è confermato dai dati preliminari del 2012. In cima alla classifica dei Paesi ospitanti si trovano Stati Uniti, Francia e Germania. Tra i paesi accoglienti l’Italia occupa il quarto posto nel 2011 a causa dei moti di protesta della cosiddetta “Primavera Araba”.

Qual è la situazione dell’Italia? Mai come in questi giorni il tema dell’immigrazione è sentito nel nostro Paese, dopo il drammatico incidente che a Lampedusa, ad oggi, ha causato la morte di più di 300 migranti (un dato destinato a salire perché i dispersi sono ancora tanti e le ricerche in mare non sono ancora terminate). Natale Forlani, direttore generale dell'Immigrazione e delle politiche di integrazione al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ritiene che sia necessario aver chiara la dimensione dei fenomeni che stiamo affrontando e il modo in cui Italia e Europa si approcciano a queste emergenze. «Sicuramente -spiega Forlani- mancano gli Stati della sponda Sud in grado di fare filtri rispetto alle condizioni di crisi e le relative mobilitazioni della gente che da quei territori scappa: sono saltati gli accordi diplomatici con questi Paesi e i mezzi di pattugliamento sono insufficienti. Questo tema del Mediterraneo interroga l’Europa su cosa possiamo fare per tamponare una realtà complicata che lo Stato italiano non riesce ad affrontare da solo e che richiede un intervento in termini di politica estera, di cooperazione e di sicurezza. Nel breve periodo possiamo ancora fare passi avanti in termini di controllo delle coste ma sono necessari gli accordi diplomatici”.

“Gli ingressi verso l’Italia, illustra Jonathan Chaloff, sono al di sotto della media delle altre nazioni OCSE: al primo posto ci sono Norvegia e Svizzera, con più presenze straniere mentre agli ultimi Messico e Giappone. La presenza straniera nel territorio italiano corrisponde circa al 9% ma nonostante questo la percezione che i nostri connazionali hanno è che gli stranieri siano molti di più, fino al 25%”.

Nell’ultimo decennio il numero di stranieri in Italia è aumentato dell’11% all'anno, con un incremento complessivo di quasi tre milioni di persone. Quasi due terzi degli stranieri vivono al Settentrione, soprattutto in Lombardia, dove si concentra il 23,4% dei migranti e l’incidenza della popolazione in possesso della cittadinanza è inferiore al 3%. I nuovi permessi di soggiorno per i cittadini non comunitari sono stati 246.760 con una flessione del 25% rispetto al 2011 e del 58% rispetto al 2010 (tra il 2008 e il 2010 il loro numero è costantemente al di sopra delle 500mila unità). Il numero dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro è diminuita dell’81,4% ovvero passando dagli oltre 359mila del 2010 ai 119.342 del 2011 fino ad arrivare a 66.742. La contrazione del numero dei permessi di soggiorno validi per più di un anno è superiore a 166mila mentre il numero dei permessi per ricongiungimento familiare  è di 119.745 e nel 2012 questi ultimi rappresentavano il 48,5% del totale mentre quelli per il lavoro il 27%. Un dato interessante è quello che si è registrato in concomitanza con i moti della “Primavera Araba”: solo a luglio ci sono state 2500 richieste di asilo politico e, in generale, dopo questi avvenimenti i flussi irregolari verso l’Italia sono cresciuti notevolmente. Nel 2011 sono state 62.692 le persone arrivate nel nostro territorio da Libia e Tunisia. Nei primi otto mesi dell’anno si registrano già oltre 21mila migranti, metà dei quali approdati fra luglio e agosto. La maggior parte dei richiedenti asilo è di origine somala, eritrea, nigeriana, pakistana e afghana. Dalla Siria, fino a luglio di quest'anno, sono arrivate 420 richieste di asilo politico a fronte di circa ottomila siriani sbarcati di cui si sono perse le tracce.

La Cina si conferma coma il Paese con più immigrati verso l’Italia con 247mila permessi di soggiorno rilasciati nel 2012 e con una percentuale del 10% sul totale. I restanti sono andati a cittadini provenienti dall’Asia meridionale, dal Nord Africa, dall’aerea balcanica (dove la componente più rilevante è quella albanese), dall’Asia centrale, dall’America Latina e infine dall’Africa Sub-Sahariana.

Con la crisi economica che ha colpito l’Italia cresce anche il tasso di disoccupazione tra i lavoratori nati all’estero che è salito al 13,8%. Gli stranieri, comunque, rappresentano il 13% dell’occupazione nazionale complessiva. “Gli elementi critici che meritano attenzione sono tanti -spiega Carla Collicelli, vice direttore del CENSIS e corrispondente OCSE per l’Italia - dal punto di vista dell’accoglienza, ad esempio, in primis per i rifugiati ma anche per gli stranieri che perdono il lavoro. L’Italia è un Paese non troppo attrezzato,  siamo ai livelli delle altre nazioni del Sud Europa e invece dovremo riuscire ad arrivare ad assomigliare a quelle del Nord Europa nell’approntare strumenti d’accoglienza. Nell’ambito scolastico ad esempio, sebbene molti sforzi siano stati fatti per una buona distribuzione degli studenti stranieri nelle classi e la formazione degli insegnanti in termine di accoglienza, si potrebbe fare molto di più in termini di supporto con figure di mediazione culturale e linguistica che attualmente scarseggiano”.(Debora Aru- Inform)

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