IMMIGRAZIONE
Presentato
al Cnel il rapporto Ocse 2013 “International Migration Outlook – Prospettive
sulle migrazioni internazionali”
Aumentano
i flussi d’immigrazione verso i Paesi che fanno parte dell’Ocse anche se si
registrano livelli ben inferiori rispetto alle tendenze che hanno preceduto la
crisi
Gli
interventi di Giorgio Alessandrini (Onc – Cnel), Jonathan Chaloff (Ocse);
Carla Collicelli (Censis) e Natale Forlani (Ministero del Lavoro)
ROMA - È stato presentato nella sede del CNEL, il
Consiglio Nazionale dell’Economia e del
Lavoro, il rapporto Ocse “International Migration Outlook – Prospettive
sulle migrazioni internazionali 2013” che delinea i flussi migratori in
Italia dal 2010 e i rilasci dei permessi di soggiorno negli ultimi anni.I
lavori sono stati aperti da Giorgio Alessandrini, il presidente delegato
dell'Organismo Nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione
sociale degli stranieri, che ha ricordato la strage di Lampedusa condividendo
il messaggio di vergogna diffuso da Papa Francesco: “Sono almeno venti mila i
morti nelle acque del tratto di Lampedusa e sono le conseguenze di una politica
migratori che si rivela essere lassista. Va perseguita, a livello europeo, una
strategia d’integrazione tra politica estera e politiche migratorie in termine
di cooperazione e l’Italia deve dotarsi di una legge sull’asilo. La pressione
migratoria sulle nostre coste deve diventare un problema europeo”.
Nella presentazione della ricerca, spiega Jonathan
Chaloff, analista della divisione delle migrazioni internazionali OCSE, sono
stati coinvolti 37 corrispondenti dei vari Paesi OCSE e non, che forniscono una
relazione sui flussi migratori. Per l’Italia è il lavoro è stato coadiuvato dal
CENSIS.
I trend principali registrati dal rapporto
rilevano un tendenziale aumento dei flussi d’immigrazione nei Paesi che fanno
parte dell’OCSE anche se registrano livelli ben inferiori rispetto alle
tendenze che hanno preceduto la crisi. Nel 2011 l’immigrazione permanente è
aumentata nell’insieme ma è comunque rimasta inferiore ai quattro milioni. La
migrazione temporanea per motivi di lavoro ha registrato in sostanza gli stessi
livelli del 2010 con un po’ meno di due milioni d’immigrati. Resta però
acclarato che le nazioni appartenenti all’OCSE continuano ad essere le mete più
ambite degli studenti del mondo intero, tant’è che rispetto al 2009 si è
registrato un aumento del 6% di giovani che si spostano per studiare.
India e Cina restano i due più importanti Paesi di
origine dell’immigrazione e quest’anno si sono aggiunti anche Polonia e
Romania. Questa tendenza è ascrivibile all’aumento della mobilità all’interno
dell’Unione Europea. I flussi migratori in uscita dai Paesi più colpiti dalla
crisi, e in modo particolare quelli dell’Europa del Sud, hanno segnato
un’accelerazione del 45% tra il 2009 e il 2011.
Nel confronto con gli autoctoni, la situazione del
mercato del lavoro degli immigrati è peggiorata negli ultimi anni, sia in
termini di livelli occupazionali che in termini comparativi. In media, tra il
2008 e il 2012, il tasso di disoccupazione degli stranieri è aumentato di
cinque punti percentuali, rispetto al 3% dei nativi. La disoccupazione a lungo
termine degli immigrati è diventata una notevole sfida in molti Paesi
dell’OCSE. Nel 2012 quasi un disoccupato immigrato su due ha cercato lavoro per
più di un anno.
I più colpiti dalla crisi sono stati gli immigrati
giovani e quelli meno qualificati mentre le donne e le unità altamente
qualificate hanno sentito i morsi della crisi in maniera più contenuta. I più
colpiti restano i migranti di Africa del Nord e America Latina: in Europa, ad
esempio, gli immigrati del Nord Africa hanno visto picchi di disoccupazione
che, nel 2012, raggiungevano il 26,6%.
Le richieste di asilo politico nei paesi dell'OCSE
nel 2011 sono aumentate di più di un quinto superando per la prima volta un
totale di 400mila dal 2003. Questo trend è confermato dai dati preliminari del
2012. In cima alla classifica dei Paesi ospitanti si trovano Stati Uniti,
Francia e Germania. Tra i paesi accoglienti l’Italia occupa il quarto posto nel
2011 a causa dei moti di protesta della cosiddetta “Primavera Araba”.
Qual è la situazione dell’Italia? Mai come in
questi giorni il tema dell’immigrazione è sentito nel nostro Paese, dopo il
drammatico incidente che a Lampedusa, ad oggi, ha causato la morte di più di
300 migranti (un dato destinato a salire perché i dispersi sono ancora tanti e
le ricerche in mare non sono ancora terminate). Natale Forlani, direttore
generale dell'Immigrazione e delle politiche di integrazione al ministero del
Lavoro e delle Politiche Sociali, ritiene che sia necessario aver chiara la
dimensione dei fenomeni che stiamo affrontando e il modo in cui Italia e Europa
si approcciano a queste emergenze. «Sicuramente -spiega Forlani- mancano gli
Stati della sponda Sud in grado di fare filtri rispetto alle condizioni di
crisi e le relative mobilitazioni della gente che da quei territori scappa:
sono saltati gli accordi diplomatici con questi Paesi e i mezzi di
pattugliamento sono insufficienti. Questo tema del Mediterraneo interroga
l’Europa su cosa possiamo fare per tamponare una realtà complicata che lo Stato
italiano non riesce ad affrontare da solo e che richiede un intervento in
termini di politica estera, di cooperazione e di sicurezza. Nel breve periodo
possiamo ancora fare passi avanti in termini di controllo delle coste ma sono
necessari gli accordi diplomatici”.
“Gli ingressi verso l’Italia, illustra Jonathan
Chaloff, sono al di sotto della media delle altre nazioni OCSE: al primo posto
ci sono Norvegia e Svizzera, con più presenze straniere mentre agli ultimi
Messico e Giappone. La presenza straniera nel territorio italiano corrisponde
circa al 9% ma nonostante questo la percezione che i nostri connazionali hanno
è che gli stranieri siano molti di più, fino al 25%”.
Nell’ultimo decennio il numero di stranieri in
Italia è aumentato dell’11% all'anno, con un incremento complessivo di quasi
tre milioni di persone. Quasi due terzi degli stranieri vivono al Settentrione,
soprattutto in Lombardia, dove si concentra il 23,4% dei migranti e l’incidenza
della popolazione in possesso della cittadinanza è inferiore al 3%. I nuovi
permessi di soggiorno per i cittadini non comunitari sono stati 246.760 con una
flessione del 25% rispetto al 2011 e del 58% rispetto al 2010 (tra il 2008 e il
2010 il loro numero è costantemente al di sopra delle 500mila unità). Il numero
dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro è diminuita dell’81,4% ovvero
passando dagli oltre 359mila del 2010 ai 119.342 del 2011 fino ad arrivare a
66.742. La contrazione del numero dei permessi di soggiorno validi per più di
un anno è superiore a 166mila mentre il numero dei permessi per
ricongiungimento familiare è di 119.745 e nel 2012 questi ultimi
rappresentavano il 48,5% del totale mentre quelli per il lavoro il 27%. Un dato
interessante è quello che si è registrato in concomitanza con i moti della “Primavera
Araba”: solo a luglio ci sono state 2500 richieste di asilo politico e, in
generale, dopo questi avvenimenti i flussi irregolari verso l’Italia sono
cresciuti notevolmente. Nel 2011 sono state 62.692 le persone arrivate nel
nostro territorio da Libia e Tunisia. Nei primi otto mesi dell’anno si
registrano già oltre 21mila migranti, metà dei quali approdati fra luglio e
agosto. La maggior parte dei richiedenti asilo è di origine somala, eritrea,
nigeriana, pakistana e afghana. Dalla Siria, fino a luglio di quest'anno, sono
arrivate 420 richieste di asilo politico a fronte di circa ottomila siriani
sbarcati di cui si sono perse le tracce.
La Cina si conferma coma il Paese con più
immigrati verso l’Italia con 247mila permessi di soggiorno rilasciati nel 2012
e con una percentuale del 10% sul totale. I restanti sono andati a cittadini
provenienti dall’Asia meridionale, dal Nord Africa, dall’aerea balcanica (dove
la componente più rilevante è quella albanese), dall’Asia centrale,
dall’America Latina e infine dall’Africa Sub-Sahariana.
Con la crisi economica che ha colpito l’Italia
cresce anche il tasso di disoccupazione tra i lavoratori nati all’estero che è
salito al 13,8%. Gli stranieri, comunque, rappresentano il 13% dell’occupazione
nazionale complessiva. “Gli elementi critici che meritano attenzione sono tanti
-spiega Carla Collicelli, vice direttore del CENSIS e corrispondente OCSE per
l’Italia - dal punto di vista dell’accoglienza, ad esempio, in primis
per i rifugiati ma anche per gli stranieri che perdono il lavoro. L’Italia è un
Paese non troppo attrezzato, siamo ai livelli delle altre nazioni del Sud
Europa e invece dovremo riuscire ad arrivare ad assomigliare a quelle del Nord
Europa nell’approntare strumenti d’accoglienza. Nell’ambito scolastico ad
esempio, sebbene molti sforzi siano stati fatti per una buona distribuzione
degli studenti stranieri nelle classi e la formazione degli insegnanti in
termine di accoglienza, si potrebbe fare molto di più in termini di supporto
con figure di mediazione culturale e linguistica che attualmente
scarseggiano”.(Debora Aru- Inform)
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