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martedì 26 novembre 2013

Autostrada per il paradiso

 CANADA
Dal “Messaggero di sant’Antonio”, novembre 2013

Autostrada per il paradiso

Un’autostrada per il paradiso? Una direttissima per il cielo? Highway to heaven è denominata la Number 5 road di Richmond, una città del Canada occidentale che sorge a metà strada tra il confine con gli Stati Uniti e il centro di Vancouver. Sede dell’aeroporto internazionale e dell’antico villaggio di Steveston, con i suoi circa 200 mila abitanti Richmond fa parte dell’area metropolitana della Greater Vancouver, costituita a sua volta da ben ventidue municipalità: in totale due milioni e mezzo di residenti, cresciuti dalle poche migliaia di un secolo e mezzo fa.

Nell’area, Richmond è al quarto posto per numero di abitanti, dopo Vancouver (circa 600 mila), Surrey (470 mila) e Burnaby (230 mila). Ma ciò che la rende particolare è la composizione etnica della sua popolazione, per il 60 per cento immigrata dall’Asia. Metà dei cittadini di Richmond si identifica come cino-canadese, sia perché discendenti dei pionieri arrivati oltre un secolo fa, sia perché arrivati nei primi anni Novanta da Hong Kong, Taiwan e dalla Cina continentale. Numerosi sono anche gli indo-canadesi e i filippino-canadesi. Quanto ai giapponesi, la loro prima immigrazione in Canada risale al 1800 ed è legata a Steveston, dove la comunità nipponica – a seguito dell’attacco di Pearl Harbour del ’41 – venne devastata e, in molti casi, trasferita nei campi di internamento di British Columbia e Alberta.

Richmond – vasta isola sulla foce del fiume Fraser, da cui è abbracciata prima dell’incontro con le acque del Pacifico – è sede dei due più importanti templi buddisti nordamericani: l’International Buddhist Temple e il Ling Yen Mountain Temple. Quest’ultimo, costruito qualche anno fa lungo la Number 5 road, conta 10 mila aderenti della Greater Vancouver ed è abitato da una dozzina di monaci buddisti. A Richmond convivono templi regionali, chiese cristiane, moschee e varie scuole associate. Una decina di istituzioni che parlano di reciproca cooperazione, di colloquio e tolleranza. Anche questo è un volto del multiculturalismo canadese.

Sempre a Richmond, tra la quarantina di chiese di varie denominazioni, sette sono cattoliche, aperte a tutti coloro che stanno camminando su questa terra, ma con lo sguardo ben fisso sull’infinità del cielo. Italiani? Non necessariamente. La loro presenza a Richmond, infatti, non è rilevante, anche se di recente nel modernissimo Aberdeen Centre ha trovato ospitalità Ciao Italia, esposizione di costume, arte, design, turismo e moda.

Tra tradizione e modernità, Italia e Cina si sono trovate a braccetto in terra canadese. Anche senza Marco Polo. (Anna Maria Zampieri Pan - Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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