SIRIA
Il 27 novembre
Diocesi di
Roma: veglia di preghiera per la pace e la liberazione di padre Dall’Oglio e di
tutti i rapiti, e seminario di approfondimento
ROMA – A Roma mercoledì 27 novembre, nella chiesa di Santa Maria
dell’Orto (via Anicia 10,zona Trastevere), si svolgerà la veglia di preghiera
per la pace in Siria e per la liberazione del gesuita padre Paolo Dall’Oglio e
di tutti i rapiti. La liturgia, che inizierà alle ore 18, è organizzata dal
Centro diocesano per la Cooperazione missionaria tra le Chiese e dall’Ufficio
per la pastorale delle migrazioni della Diocesi di Roma insieme
all’associazione “Finestra per il Medio Oriente”. A presiederla il vescovo ausiliare
per il settore Centro mons. Matteo Zuppi, incaricato diocesano per la
Cooperazione missionaria tra le Chiese. Saranno presenti la comunità cattolica
siro antiochena e le altre comunità mediorientali di Roma.
Il giorno successivo, giovedì 28 novembre alle ore 17.30, presso la
Cittadella della Carità (via Casilina Vecchia 19), si terrà il convegno “Siria.
La storia, la guerra, le persone” per capire le origini, gli sviluppi e le
conseguenze di una guerra che ha già prodotto oltre 100mila vittime e 2 milioni
di profughi. Interverranno Massimiliano Trentin, docente di Storia e
istituzioni dell’Asia all’Università di Bologna, e il giornalista Luigi Spera.
L’incontro è promosso dalla Caritas diocesana di Roma e sarà l’occasione per
presentare la campagna di solidarietà “Io non abito qui. In cammino con chi
fugge dalla guerra”.
“La campagna “Io non abito qui” - spiega Oliviero Bettinelli,
dell’Area Pace e Mondialità della Caritas di Roma - nasce dall’esigenza di
sentirci responsabili e capaci di condividere le sofferenze di chi paga le
conseguenze della guerra in Siria. L’iniziativa di solidarietà, oltre a
proporre momenti di riflessione e attività di animazione sul tema, sosterrà i
progetti di accoglienza che le Caritas confinanti con la Siria hanno attivato per
accogliere chi fugge dalla guerra: donne e uomini che hanno bisogno di sapere
che non sono soli perché ci sono persone capaci di offrire loro accoglienza e
speranza di futuro”. (Inform)
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