PASSEGGIATE ROMANE
Di Emanuela Medoro
Il centro
dell’Urbe
ROMA - “Ibam forte Via Sacra…”, si traduceva dal latino nel
liceo classico. Calpestare ancora oggi millenari massi lisci, poter vedere
solide mura di mattoni ancora in piedi, è una emozione carica di ricordi ed esperienze,
ritornano alla mente volti e parole. Tante sono le scoperte che si possono fare
durante una visita attenta in queste zone ricche di storie. Studiate e meditate
al liceo classico, in età matura suscitano paralleli con il mondo
odierno.
Per esempio, veniamo a sapere che la povera gente alle origini della
città di Roma viveva in ricoveri elementari, in capanne che a mala pena
proteggevano dal freddo e dalla pioggia; molte cose si facevano all’aperto, si
mangiava anche all’aperto. Ancora oggi si fa. L’esempio più popolare e diffuso
di dolce vita romana, non è un bel pasto all’aperto? Enormi e odorosi piatti di
pasta, arrosti e fritti croccanti si consumano nelle vie e piazze del centro
storico, in memorabili momenti di relax, meditazione e contemplazione di cose e
persone. Le case più importanti, solide ed in pietra, si costruivano sul colle
Palatino, donde le parole palatium/ palazzo.
E che dire di una notizia riguardante Giulio Cesare? Starà senz’altro
scritta sui libri di storia, ma mi fece sorridere sentire che conquistate le
Gallie (Gallia est omnis divisa in partes tres…) lui aumentò a Roma il numero
dei senatori, dando questa onorificenza ai personaggi più rilevanti delle terre
appena sottomesse. Geniale esempio di esercizio dell’arte del potere.
Nelle vicinanze della curia, appena sotto la finestra dello studio del
sindaco di Roma in Campidoglio, si può vedere l’ombelico di Roma, il vero
centro geografico dell’urbe, oggi un ammasso di pietre appena coperto da una
tettoia. E’ il punto da cui parte la misurazione chilometrica delle vie
consolari.
Poco più su del centro geografico di Roma, alla Scuderie Papali del
Quirinale, una mostra straordinaria, Augusto, fino al 9 febbraio, organizzata
in occasione del bimillenario della sua morte (19 agosto 14 d.C.). In
esposizione una serie di statue che mostrano le tappe della storia di Augusto,
personaggio di eccezionale carisma e intuito politico. Le statue illustrano,
fra guerre, vincitori e vinti, il processo di divinizzazione di lui, fatto
modificando particolari significativi nel modo di rappresentarlo, l’espressione
del volto, il gesto, la posizione delle braccia e delle mani erano studiate per
comunicare ai contemporanei ed ai posteri valori, fedi e credenze. In parole
povere, la rappresentazione dell’aureola della santità, come noi la conosciamo
adesso, ha origini precedenti il cristianesimo, e si è sviluppata ed evoluta
nel corso della storia.
Quello che oggi fanno i media, allora lo facevano artisti ed artigiani
dell’immagine, scolpendo pietre e marmi. Mi chiedo, non senza qualche timore,
quali immagini prodotte oggi saranno ancora a disposizione del pubblico fra
duemila anni. (Emanuela Medoro/Inform)
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