Per il reindirizzamento cliccate link to example

mercoledì 13 novembre 2013

Presentato oggi a Roma il Dossier statistico Immigrazione 2013


IMMIGRAZIONE

Curato dal Centro Studi e Ricerche Idos in collaborazione con l’Unar

Presentato oggi a Roma il Dossier statistico Immigrazione 2013

Il Rapporto evidenzia continuità ed innovazioni di un fenomeno strutturale del nostro Paese, pur se cresciuto in modo contenuto negli ultimi anni per via della crisi economica. Le conclusioni affidate a Maria Cecilia Guerra, vice ministro del Lavoro e delle Politiche sociali con delega alle Pari Opportunità, e a Cécile Kyenge, ministro per l’Integrazione

 

ROMA – Continuità ed innovazione del fenomeno migratorio in Italia sono i tratti che emergono dai dati raccolti nel Dossier statistico Immigrazione 2013, curato dal Centro studi e ricerche Idos in collaborazione quest’anno con l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali - ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate su razza o etnia del governo italiano - e presentato questa mattina a Roma.

L’immigrazione, nonostante la crisi, resta una componente importante e strutturale della società italiana, componente che raggiunge nel 2012, secondo i dati Istat, il numero di 4.387.721 residenti stranieri in Italia (il 7,4% della popolazione complessiva) e che il Dossier quantifica invece in 5.186.000, non solo per l’ingresso di nuovi lavoratori ma anche per via dei nati in Italia da genitori di origine straniera (circa 80.000) e dei ricongiungimenti familiari. Anche se diminuiscono gli ingressi per motivi di lavoro (quelli registrati l’anno scorso sono stati solo 50.000), la presenza straniera continua a crescere in Italia (+170.000 persone l’aumento del 2012), anche se in modo più contenuto per le ragioni dovute alle difficoltà economiche che tutti conosciamo, dato cui corrisponde l’aumento dei migranti nel mondo (la stima è di 232 milioni, il 31% dei quali accolti in Europa, che è anche origine di un 25% di emigrati). In crescita anche il numero degli italiani nel mondo: oltre 4,3 milioni, anche a seguito della “nuova emigrazione”, la ripresa dei flussi, in particolare di giovani e laureati, cui assistiamo in questi ultimi anni. L’Italia accoglie principalmente immigrati dall’Europa (il 50%, il 27% dei quali europei comunitari), dall’Africa (22%), dall’Asia (19%), dall’America (8%) e dall’Oceania (0,1%). Prime collettività quella proveniente dal Marocco (513 mila soggiornanti), dall’Albania (498 mila), dalla Cina (305 mila), dall’Ucraina (225 mila), le Filippine (158 mila), India (150 mila) e Moldova (149 mila). Tra i comunitari, i più presenti sono i romeni (circa 1 milione).

Franco Pittau, presidente del Centro Idos e tra i referenti scientifici del Rapporto, ha aperto stamani la presentazione del Dossier segnalando come siano attribuibili alla crisi economica anche i 180.000 permessi di soggiorno non rinnovati nel 2012, “un numero inferiore ai 263.000 mancati rinnovi registrati nel 2011, ma che significano comunque tantissimi progetti migratori falliti”. Fallimento in parte scongiurato da una norma di legge richiamata da Pittau ed introdotta l’anno scorso, che consente a chi perde il lavoro di restare in Italia per altri 12 mesi in cerca di una nuova occupazione, ma che risulta tanto più penoso se si pensa alle conseguenze coinvolgenti interi progetti esistenziali, dal momento che la permanenza in Italia si carica quasi sempre di aspettative di carattere definitivo ( il 54% degli stranieri in Italia non comunitari sono soggiornanti di lungo periodo). La continuità del fenomeno migratorio comporta progressive ed importanti trasformazioni sociali, come il numero dei matrimoni misti (il 10% dei matrimoni celebrati in Italia), la crescita del numero dei figli nati nel nostro Paese da genitori di origine straniera (un quinto di tutte le nascite – sottolinea Pittau) e il numero di figli di immigrati che frequentano le scuole (circa 800 mila nell’anno scolastico 2012/2013, l’8.8% del totale degli alunni). Aumenta inoltre l’incidenza degli immigrati sull’occupazione (il 10% circa) e il numero delle imprese gestite da questi ultimi (480.000 le imprese costituite a vario titolo da immigrati e 240.000 le aziende individuali). Il presidente del Centro Idos evidenzia inoltre come questa presenza continuerà a crescere anche in futuro, vista la necessità di manovalanza in settori come l’agricoltura e l’edilizia, ambiti che gli italiani tendono progressivamente a tralasciare nei loro progetti lavorativi, e vista la tendenza all’invecchiamento della popolazione italiana. La componente immigrata risulta sempre più necessaria, sia al sistema produttivo – di cui Pittau auspica in ogni caso una riqualificazione, così da valorizzare anche tutte le competenze al momento sottoutilizzate degli immigrati e in particolare in vista di un proficuo inserimento delle “seconde generazioni” nel mercato lavorativo italiano, – che a quello pensionistico – richiamata, a questo proposito, la bassissima incidenza degli immigrati sulla popolazione in età da pensione. “Superare le discriminazioni nei confronti degli stranieri che hanno scelto di vivere nel nostro Paese è una cosa doverosa, ma la loro presenza al nostro fianco è anche conveniente – segnala Pittau, richiamando la necessità di intervenire al più presto anche sul tema della cittadinanza, specie per coloro che nascono in Italia e frequentano tutto il ciclo di studi obbligatorio nel nostro Paese e sulla semplificazione burocratica. “Gli immigrati sono importanti fattori di politica internazionale, ma l’Italia ancora non se ne rende conto – afferma il referente scientifico del rapporto – e il nostro modo di convivere con loro è un importante tassello per costruire la pace nel mondo”. L’augurio è che il Dossier possa fornire la base per qualificare anche la politica migratoria adottata dal nostro Paese, qualificazione che passa attraverso il rispetto e la tutela dei diritti di tutte le persone e una più approfondita conoscenza delle cose. Pittau richiama a questo proposito “il giusto senso delle proporzioni”, ricordando come l’Italia abbia accolto sulle sue coste 10.000 persone in fuga nei primi 6 mesi del 2013 “su 23.000  persone in fuga ogni giorno nel mondo”. “Il fenomeno migratorio – conclude - è una realtà governabile e che può fare bene all’Italia”.

Per il punto di vista degli immigrati è intervenuta di seguito Maria Dulce Araújo Évora, giornalista della Radio Vaticana, che ha sottolineato come siano già trascorsi 40 anni “dall’inizio convenzionale dell’immigrazione in Italia”, un tempo apparentemente lungo che non ha però consentito di superare le difficoltà connesse al processo di “interazione” tra immigrati e autoctoni. “Il carattere strutturale dell’immigrazione richiede un processo di governo dell’interno fenomeno e non singoli progetti per la permanenza più o meno temporanea dei migranti – ha affermato la giornalista, esprimendo la necessità di una politica economica internazionale più giusta. Un obiettivo di lungo termine che non fermerà l’immigrazione oggi, fenomeno sul quale invita “ad ascoltare le voci profetiche che riguardano la soluzione di urgenti problematiche”: l’integrazione delle nuove generazioni, il diritto alla cittadinanza, il legame che deve essere mantenuto con le aree di origine. “I migranti sono importanti fattori di co-sviluppo: importante è l’apporto dato nel Paese di accoglienza, ma fondamentale è anche il contributo che essi devono poter dare alla terra di origine – conclude Maria Dulce.

Per l’Unar – la cui collaborazione è stata siglata nello spirito dell’iniziativa inaugurata nel 1991 da don Luigi Di Liegro, cioè, come ha chiarito Pittau, quello di coinvolgere le istituzioni pubbliche su piste innovative identificate dagli attori del mondo sociale - è intervenuto poi il direttore generale Marco De Giorgi, spiegando come il Rapporto sia indispensabile per “qualsiasi programmazione e azione sulla materia che sia informata e consapevole”. “L’obiettivo del nostro lavoro e di questa collaborazione è anche quello di creare una coscienza nazionale su questo tema, perché la sfida delle pari opportunità si gioca in primo luogo sul piano culturale - ha aggiunto De Giorgi, assicurando continuità all’impegno intrapreso. Ermenegilda Siniscalchi, capo dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si è soffermata sull’approccio adottato da quest’ultima edizione del Dossier, intitolata “Dalle discriminazioni ai diritti”: una riflessione sulle disparità di trattamento e la discriminazione subita dagli immigrati e oggi “aggravata da un difficile contesto economico”. Siniscalchi ha spiegato le finalità del Dipartimento, ribadendo come “la coesione interetnica sia vista quale punto di forza del nostro Paese”, obiettivo che non deve essere scalfito dall’inasprirsi della crisi. Tra le azioni di contrasto alla discriminazione è stata richiamata anche l’importanza del “parlare civile” dell’immigrazione, compito a cui sono chiamati i giornalisti e il mondo dell’informazione, applicando protocolli come quello della “Carta di Roma”, regolamentazione sul tema promossa dall’Ordine del Giornalisti e dalla Federazione nazionale della Stampa italiana. Siniscalchi si è infine soffermata sulle discriminazioni subite dalle donne immigrate, che “sono il volano dell’integrazione sociale ed una presenza significativa per la riuscita del progetto migratorio”, evidenziando come i dati su questa problematica siano ancora poco conosciuti.

Le conclusioni sono state affidate a Maria Cecilia Guerra, vice ministro del Lavoro e le Politiche sociali con delega alle Pari Opportunità, e a Cécile Kyenge, ministro per l’Integrazione. “L’elemento delle pari opportunità è intrecciato in molti modi con le condizioni economiche – ha affermato Cecilia Guerra, ricordando come le famiglie immigrate spesso siano in difficoltà perché percepiscono un reddito mediamente inferiore di quelle italiane (il reddito mediano delle famiglie immigrate è il 56% del reddito mediano delle famiglie italiane), e siano nuclei in cui il reddito da lavoro costituisce la quasi totalità dei redditi familiari (90% contro il 64% dei nuclei familiari italiani) in famiglie per lo più monoreddito (il 63% rispetto a quelle italiane). Anche i settori in cui risultano maggiormente occupati – a parte l’assistenza domiciliare – sono quelli che più soffrono la crisi economica (edilizia, manifatturiero), per cui “è più facile che questi nuclei familiari si trovino in uno stato di povertà e disagio”. Il vice ministro sottolinea inoltre gli squilibri esistenti nel mercato del lavoro, alimentati anche dalle politiche dei flussi programmati: “oggi che solo una parte della presenza immigrata è dovuta ai flussi programmati di lavoratori e con il progressivo ingresso delle seconde generazioni nel mercato del lavoro possiamo capire le difficoltà presenti, per di più in un mercato del lavoro come quello attuale, in condizione asfittica – afferma Guerra, rilevando la necessità di intervenire per fare in modo che gli immigrati possano venire coinvolti anche nelle politiche attive del lavoro, calibrando cioè i posti disponibili alle competenze effettivamente possedute. Molto resta fa fare anche sul fronte della scuola, per consentire pari opportunità di formazione e combattere la dispersione scolastica, per l’inserimento lavorativo, l’accesso alla casa e alle prestazioni sociali. “Le nostre norme faticano ad accogliere su questo fronte i contenuti delle direttive europee, ma la progressiva apertura ed inclusione dei migranti nei meccanismi di tutela sociale del nostro Paese non può non avvenire se non accompagnato da una più precisa conoscenza dei dati che riguardano l’immigrazione – afferma il vice ministro, che torna a richiamare su questo punto il cambiamento culturale che auspica per il nostro Paese. “Dobbiamo batterci politicamente affinché questi risultati vengano raggiunti e compresi e non si scateni una guerra tra poveri – conclude Guerra, sottolineando, tra le positività emergenti, l’integrazione finanziaria e l’imprenditorialità dei migranti.

Anche per il ministro Kyenge “è necessario un cambiamento cultuale”, a partire dalle scuole, dove va diffusa una maggiore conoscenza del fenomeno migratorio, e dalla comunicazione sul tema, che deve essere “basata su dati statistici e reali e non sulla demagogia” e su “messaggi poco accorti o pericolosi formulati talvolta degli stessi uomini politici o da esponenti delle istituzioni”. “La politica deve dare risposte concrete, uscire fuori dagli stereotipi e dall’emotività, dall’approccio emergenziale che sino ad oggi l’ha contraddistinta – afferma il ministro, ribadendo come “risposte concrete” e “strumenti nuovi” siano anche gli unici modi per evitare tragedie come quella recente di Lampedusa. “La presenza nel governo di un ministro per l’Integrazione rappresenta una scelta chiara e definitiva di voler abbandonare l’approccio emergenziale e securitario sino ad oggi prevalente per la costruzione nel nostro Paese di un vero progetto di politiche di integrazione, in linea con i valori alla base della nostra società e all’altezza del ruolo dell’Italia nell’Europa e nel mondo – ricorda Kyenge, sottolineando come la diversità sia uno dei valori fondamentali dell’Europa. Richiamato anche l’impegno per la riforma della legge che regola l’acquisizione della cittadinanza italiana, riforma orientata al rafforzamento dello status giuridico delle “seconde generazioni” in particolare, fortemente voluta dalla Kyenge, che sta procedendo in Parlamento con una sintesi delle proposte di legge sino ad oggi presentate, mentre si lavora dall’altro lato per una semplificazione delle procedure che “faciliti il percorso di integrazione delle persone sul territorio”. “È arrivato il momento di formulare un discorso nuovo sull’immigrazione, partendo dai dati contenuti in questo Dossier  – conclude Cécile Kyenge – e fondato su strategie dell’inclusione. In questo modo potremo arginare le criticità e valorizzare le potenzialità del fenomeno migratorio, che già apporta vantaggi in campo economico e culturale, ma che potrebbe ulteriormente giovare al Paese se indirizzato da una visione progettuale e di lungo respiro”.

Alcuni dei dati principali contenuti nel Dossier sono stati riassunti nel video intitolato “Dossier 2013” a cura di Giuseppe Rogolino, di Rai strategie tecnologiche, e sarà visibile da domani su Youtube. (Viviana Pansa – Inform)

Nessun commento:

Posta un commento