ITALIANE ALL’ESTERO
Da “La Gazzetta del Sud
Africa” on line
Domenica Ferucci non è più
Il funerale a Paarl il 25 giugno
CITTA’ DEL CAPO - Domenica Ferucci
si è spenta la notte scorsa in una clinica di Paarl dove era stata ricoverata
dopo un attacco cardiaco. Il prossimo 5 agosto avrebbe compiuto 90 anni. Il suo
cuore non ha resistito all'amarezza di non poter più vivere la vita attiva e di
relazione alla quale era abituata.
Si chiude con lei un'altra pagina
della storia della comunità italiana del Capo. Arrivata in questa terra in
fondo all'Africa nel 1954 con il marito Pietro e il figlio Feruccio, è stata
una figura di spicco della comunità per oltre mezzo secolo. Negli anni sessanta
fu anche vittima delle leggi razziali e in particolare di quella che assegnava
a ogni gruppo etnico particolari aree residenziali. I Ferucci vivevano allora
su un terreno agricolo nella zona di Wellington e furono costretti a
trasferirsi nel vicino territorio di Paarl perché il loro terreno era stato
destinato ai "colorati".
Il funerale di Domenica Ferucci
sarà nella chiesa di St. Agustin, Van Der Lingen St. a Paarl martedi 25 giugno
alle ore 11am.
Oggi noi la ricordiamo con
alcune delle note biografiche che le abbiamo dedicato negli ultimi trent'anni:
Domenica Ferucci donna
dell'anno 2007
La festa della donna in Italia è
l’8 marzo, in Sud Africa il 9 agosto. Noi della Gazzetta, senza voler fare una
secessione, abbiamo deciso di utilizzare la ricorrenza italiana per celebrare
ogni anno una donna della nostra comunità che si sia particolarmente distinta
per il suo impegno civile e sociale, per l’imprenditorialità o anche semplicemente
per aver svolto in modo esemplare il suo ruolo di moglie e di madre o anche di
figlia. Non è un concorso. E’ una nostra scelta, di cui siamo gli unici
responsabili. Cominciamo oggi celebrando la nostra “Donna del 2007” nella
signora Domenica Ferucci di Paarl, Cavaliere dell’Ordine al Merito della
Repubblica Italiana (1986), nata a Faenza il 5 agosto 1923, in Sud Africa dal
1954.
Raccontare Domenica Ferucci, nata
Burzacchi, non è cosa da poco perché è come occuparsi di una mezza dozzina di
persone allo stesso tempo. La sua vita quotidiana è così intensa, le sue
attività così tante che basterebbero a riempire non una soltanto ma diverse
vite. Oggi, in questa sede, vogliamo parlare non dell’imprenditrice, alla quale
tuttavia ridedichiamo una biografia pubblicata da “Azzurro” nel marzo del 1988,
ma della donna impegnata nelle attività comunitarie, sociali e culturali,
dell’italiana che ancora si commuove quando parla di patria e di bandiera,
della connazionale che ogni giorno riempie il bauletto della sua macchina di
uova, frutta, verdura e ciambelle fatte in casa da distribuire a una sua lista
segreta di bisognosi, amici e conoscenti. Senza fanfare, senza cerimonia, quasi
a muso duro, come per non sentirsi ringraziare, ma con gli occhi che sorridono quasi
maliziosamente ed esprimono buoni sentimenti. Occhi che in almeno una occasione
hanno anche pianto in diretta televisiva.
Era il febbraio del 2006 e
Domenica Ferucci era stata personalmente invitata dall’allora ministro per gli
italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, al Primo Convegno delle Donne Italiane nel
Mondo, una di una “ristretta e appropriata rosa di nomi eccellenti, esponenti
di vari settori del mondo dell’imprenditoria, della ricerca, della cultura,
dell’arte, del volontariato, che sono immagine dell’Italia all’estero, per far
conoscere sempre meglio questa realtà all’Italia”. E l’Italia al femminile in
quell’occasione era rappresentata al convegno anche dal Premio Nobel Rita Levi
di Montalcino.
“Mi chiamo Domenica Ferucci e
vengo dalla cittadina di Paarl, nella Repubblica del Sud Africa – disse quano
venne il suo turno di presentarsi -. Un particolare saluto al Ministro per gli
Italiani nel Mondo, che ringrazio per questo graditissimo invito; ne sono molto
onorata.
“Certo ne è trascorso di tempo da
quando, nel 1954, lasciai la mia Faenza con le poche cose che una valigia
poteva contenere. Purtroppo l’Italia di quei tempi non poteva promettere più di
tanto a chi, nonostante avesse una gran voglia di lavorare, non disponeva dei
capitali necessari per sperare di concretizzare le idee che la piccola famiglia
Ferucci cominciava ad avere.
“Scegliemmo il Sud Africa perché
sentimmo che là, in quel paese emergente, avremmo trovato gli spazi necessari e
quelle opportunità che ci avrebbero consentito di dimostrare le nostre qualità
imprenditoriali. Certo, agli inizi non fu per niente facile, furono anni di
duro lavoro e anche di privazioni. La tenacia romagnola però non ci ha mai
abbandonato e nel giro di alcuni anni una bella azienda ha potuto nascere, crescere
e portare lavoro e benessere a tante famiglia meno abbienti. Mentre mio marito
svolgeva continuamente il suo lavoro di terrazziere e piastrellista, io
cominciavo il mio cammino imprenditoriale con 2 galline, che poi divennero 4,
10, 20 e così via, fino a raggiungere un volume di 250.000 polli (di cui 20.000
giornalmente macellati e distribuiti ai vari punti di vendita), mentre 200.000
uova raggiungevano, sempre giornalmente, prevalentemente i supermercati.
“Riuscii, nei tempi più
favorevoli, a impiegare fino a 400 dipendenti, offrendo loro non solo un lavoro
ben remunerato, ma anche a molti di essi una casa e una buona istruzione ai
loro figli.
“Oggi sono molto felice e non solo
per i risultati raggiunti in terra straniera, ma anche per aver potuto dare il
mio contributo a tenere alto il nome dell’Italia nel mondo e per aver potuto
constatare che il mio duro lavoro e i risultati raggiunti non sono passati
inosservati alla mia Madrepatria, questo “Bel Paese” dove sono fiera di essere
nata e del quale non ho mai smesso di sentirmi parte integrante. Grazie ancora
per l’ospitalità, siete tutti nel mio cuore”.
Questo il testo scritto, del quale
però i presenti in aula non sentirono mai le ultime parole perché Domenica
Ferucci cedette all’emozione e si mise a piangere. Nessun’altra delle
partecipanti ebbe applausi scroscianti come quelli che sottolinearono la sua
vulnerabilità ai sentimenti.
Ecco, questa è la Ferucci, una
donna con il piglio del dirigente d’azienda e il cuore sentimentale, una
business-woman che non ha mai smesso di guardarsi intorno e di darsi da fare
per i connazionali, una campionessa e ambasciatrice della solidarietà e del
volontariato che nel 1989 è stata premiata dalla sua città natale con il premio
annuale della “Giornata del Faentino Lontano”, che si aggiungeva
all’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana ricevuta nel
1986. E ancora nel 2004, a ottant’anni suonati, è stata eletta consigliera del
Comites della provincia del Capo e soltanto l’altro giorno è stata rieletta nel
direttivo del Circolo Italiano Anziani di Città del Capo, dopo essere stata
fondatrice e per molti anni presidentessa del Club Italiano di Paarl.
Sarebbe troppo lungo ripercorrere
oggi, passo dopo passo, le tappe della vita di Domenica Ferucci ambasciatrice
di solidarietà, titolo che le è stato accordato l’anno scorso dal “Corriere di
Faenza”. Noi abbiamo voluto celebrarla “Donna Italiana del 2007” per additarla
come esempio a tutti coloro che si autocondannano alla vecchiaia dicendo che
sono troppo vecchi per questo o per quello. Questa giovane donna di 83 anni,
minuta, con il viso solcato da rughe sotto un cesto di capelli bianchi come la
neve, guarda ancora al futuro, fa piani per la sua prossima vacanza in Italia,
mentre fissa appuntamenti e assume impegni per quando tornerà e tutti i giorni
si guarda intorno e si domanda: “Che altro posso fare per rendere la mia vita
più piena e appagante?”.
Sono lontanissimi i giorni in cui
all’alba partiva da casa con un carico di ortaggi da vendere al mercato, ma la
generosità, la caparbietà romagnola, la passione e le buone energie sono ancora
quelle di allora.
“Azzurro”, marzo 1988:
Tutte le galline per Domenica
Ferucci fanno uova d’oro
Nel piccolo mondo di Domenica
Ferucci realtà e fantasia convivono felicemente e anche una versione ventesimo
secolo della favola della gallina dalle uova d'oro puo essere soltanto la
cronistoria della sua vita. E nella sua casa sulla montagna di Paarl, con i vigneti
che sonnecchiano pigri sotto la piomba del sole di mezzogiorno in questo
febbraio che arroventa la terra, é facile credere di aver inavvertitamente
varcato il confine fra il vero e l'immaginario. Il panorama é dolce come quello
di tante valli italiane e la catena del Klein Drakensberg, con la mole
massiccia dell'Huguenot's Peak, chiude l'orizzonte in un abbraccio protettivo.
Un riflesso d'argento indica la presenza della croce posta sul picco piu alto a
perenne ricordo dei prigionieri di guerra italiani che sfidarono la montagna
per aprire una nuova via di comunicazione verso il nord.
Furono proprio i racconti del
fratello prigioniero a convincere i Ferucci a lasciare Faenza e un futuro senza
sorprese per le incerte promesse di una terra che cominciava appena ad
affacciarsi sulla soglia del ventesimo secolo, con almeno cinquant'anni di
ritardo, ma con tutte le intenzioni di bruciare le tappe. Pietro e Domenica
Ferucci, con gli anziani genitori e un figlio di 8 anni al quale per fare eco
al cognome era stato posto nome Feruccio, con una erre soltanto, si stabilirono
nel 1954 a Wellington, poco lontano da Paarl e furono la risata del circondario
quando acquistarono senza deposito un'azienda agricola che costava poco ma li
dissanguava con il pagamento degli interessi. Ma i Ferucci erano abituati a
lavorare duro dall'alba al tramonto e mentre Pietro abbelliva con la sua
sapienza artigiana di terrazziere e mosaicista i nuovi edifici che sorgevano
come funghi dopo la pioggia in tutta la provincia (come continuerà a fare fino
alla sua prematura morte nel 1980, durante una vacanza a Faenza), Domenica
cercava di conciliare le responsabilità di moglie e madre con la necessità di
far fruttare quella terra che assorbiva ogni mese larga parte del loro modesto
bilancio.
Presto gli abitanti della valle di
Paarl si abituarono allo spettacolo di quella donna che arrivava al mercato non
per fare acquisti ma per vendere ai migliori offerenti i piu bei pomodori,
limoni e zucche che si erano mai visti da quelle parti. Ancora oggi un lampo di
soddisfazione si accende negli occhi di Domenica Ferucci quando racconta che un
giorno vendette ben 105 zucche siciliane a un prezzo medio di 5-6 rand l'una.
Una piccola fortuna per quei tempi.
Agli ortaggi e agli agrumi si
aggiunsero con il tempo le galline e la vendita delle uova divenne un'altra
piccola fonte di reddito. Purtroppo poco dopo il governo destinò l'area di
Wellington alle genti di colore e il primo ciclo della vicenda umana dei
Ferucci in Sud Africa si concluse con l’esproprio di quel pezzo di terra che
avevano trasformato in un bellissimo podere.
Il secondo capitolo comincia
quindi con il trasferimento a Paarl e con l'acquisto di un vecchio vivaio di
rose proprio sulla strada che dalla cittadina si dirige verso i monti che delimitano
l'orizzonte. Dalle rose la nuova azienda agricola dei Ferucci prende il nome
"Rosendal" e subito Domenica si mette a riorganizzare e ingrandire il
suo allevamento. Ha scoperto che tutte le galline, in condizioni ideali di
produzione e di mercato, possono fare uova d'oro. Se ne rende conto nel 1968
anche il giovane Feruccio, il quale decide improvvisamente di abbandonare gli
studi di ingegneria a Città del Capo per assumere la conduzione della fattoria.
Si chiude in quel momento la fase pionieristica della Rosendal e si apre quella
industriale. Anche a Paarl sta finalmente per arrivare il ventesimo secolo.
I primi passi sono timidi, ma, ha
scritto recentemente una rivista sudafricana, "Feruccio Ferucci non é uomo
da accontentarsi di una piccola vittoria se annusa la possibilita di un
successo su scala molto più grande". La Rosendal a questo punto ha 5.000
galline ovaiole, ma quasi immediatamente Feruccio ne mette in produzione altre
8.000. Tutti i giorni le uova raggiungono i consumatori attraverso la vendita
diretta al pubblico in "farm" e con due "combi" che
forniscono i negozi di Paarl. Negli anni successivi la crescita continua senza
interruzioni e oggi sono ben 60.000 le galline che depongono in media 50.000
uova ogni giorno. Il ciclo produttivo di un'ovaiola dura più o meno un anno,
dopo di che la gallina finisce a sua volta al mercato ed é particolarmente
apprezzata dai consumatori di colore.
Raggiunto lo sviluppo massimo
consentito dalle condizioni del mercato delle uova e da una saggia politica di
equilibrio fra domanda e offerta, Feruccio decide di entrare in pieno anche
nell'allevamento dei polli da macellazione. Non conoscendo bene questo nuovo
campo d'attività e non volendo commettere errori, prende l'aereo a va a
visitare gli impianti più moderni esistenti in Europa. Il viaggio comincia in
Inghilterra e si conclude in Italia dopo aver fatto tappa in Olanda, Germania e
Danimarca. Al rientro a Paarl Feruccio sa di essere pronto per la nuova impresa
e attrezza uno stabilimento capace di lavorare 10.000 polli al giorno. Per gli
allevamenti, invece, ricorre a "contrattori" indipendenti della zona.
Oggi nei pollai che espongono fieramente il marchio ''Rosendal" ci sono in
qualsiasi momento da 250 a 300 mila galletti che nel giro di poche settimane sono
destinati a finire in padella, allo spiedo o sul "braai".
La fattoria Rosendal, con il suo
macello e i reparti collegati, dà oggi lavoro a un centinaio di persone. Nella
"farm" stessa vivono quattro famiglie di bianchi e una trentina di
colorati, ciascuna nella propria casa. Le retribuzioni e il trattamento sono
superiori alla media e vi sono operai che sono rimasti al fianco di Domenica e
Feruccio fin dai primi tempi.
Nei lettori può nascere il
sospetto che la vita con le galline non debba essere particolarmente
stimolante, e forse è vero, ma i Ferucci non sono tipi da lasciarsi sommergere
dalla routine e si sono creati le loro occasioni di evasione. La signora
Domenica, dotata di una personalità estroversa e di una inesauribile scorta di
energie giovanili, é diventata il punto di riferimento della comunita italiana
di Paarl e partecipa con entusiasmo e costruttiva generosità alle iniziative
comunitarie in tutta la provincia del Capo. Il Club Italiano di Paarl ha la sua
sede alla "Rosendal Farm" ed é qui che i connazionali si ritrovano e
godono della illimitata ospitalità dei Ferucci in tutte le grandi ricorrenze.
Tutto questo non é sfuggito alla vigile attenzione delle autorita diplomatiche
e consolari italiane e oggi Domenica Ferucci é una delle pochissime donne
italiane in Sud Africa a potersi fregiare del titolo di Cavaliere della
Repubblica.
Il diversivo principale di
Feruccio sono invece la moglie Rudy, che é il suo braccio destro nella
conduzione dell'azienda, e le due figliolette di undici e nove anni. Il suo
hobby é quello del radioamatore, che gli consente di essere tutti i giorni in
contatto con le persone più disparate in tutti gli angoli del mondo, dalla
Russia agli Stati Uniti, dall'Africa all'Estremo Oriente: una rete di contatti
che allarga all'infinito i suoi orizzonti e trasforma la sonnolenta Paarl in
una sorta di ombelico del mondo. La sua bravura e la passione con cui ha
studiato anche gli aspetti tecnici delle radiocomunicazioni fra amatori sono
tali che gli hanno consentito di vincere diversi premi. Ultimamente un nuovo
progetto lo appassiona e, conoscendo il tipo, si puo scommettere che fra non
molto la bellissima casa sulla montagna di Paarl sarà anche il punto di
ricezione di trasmissioni televisive via satellite in tutte le lingue. Molti
dei suoi attuali interlocutori sono ovviamente allevatori di galline.(Ciro
Migliore-La Gazzetta del Sud Africa.net/Inform)
Nessun commento:
Posta un commento