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lunedì 3 giugno 2013

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta affronta sul giornale “La Stampa” il problema della nuova emigrazione

FUGA DEI CERVELLI
Il Presidente del Consiglio Enrico Letta affronta sul giornale “La Stampa” il problema della nuova emigrazione

“Mi scuso con chi è costretto ad emigrare”

ROMA - Il presidente del Consiglio, Enrico Letta ha inviato una lettera a Massimo Gramellini, vice direttore de “La Stampa” che in un suo pezzo aveva riportato la missiva di un lettore, Antonio Cascio, in cui si racconta la partenza verso l’estero di un caro amico. Una lettera, quella di Cascio, da cui emerge lo sconforto e lo scoramento verso il futuro delle nuove generazioni che, pur avendo conseguito in Italia alti titoli di studio ed invidiabili profili professionali, sono costretti a cercare lavoro oltreconfine. “Ho purtroppo l’impressione – scrive Cascio nella lettera pubblicata da ‘La Stampa’- che i miei cari amici non siano altro che gli avamposti del nuovo emigrante italico. Adesso partono i più bravi, i professionisti, ‘quelli che hanno mercato’, domani toccherà ai disperati. Ma come posso biasimarli? – continua Cascio - In fin dei conti lasciano un Paese moribondo, senza speranza, senza futuro, dove addirittura le newsletter per le ricerche di lavoro sono a pagamento (sembra una tassa sulla speranza, o peggio, sulla disperazione). Dove le retribuzioni sono le più basse d’Europa e cambiare lavoro è un lusso soltanto pensarlo (ma come puoi minimamente decidere di ricominciare quando hai 40 anni, genitori anziani, figli piccoli e una pressione fiscale che supera il 50%?). Dove il domani fa solo paura e si sono sacrificate intere generazioni sull’altare del diritto acquisito e dello scatto d’anzianità”.

Al duro quadro descritto da Cascio il presidente Letta risponde porgendo in primo luogo delle scuse ad Antonio. “Le scuse – spiega Letta - a nome di una politica che per anni ha fatto finta di non capire e che, con parole, azioni e omissioni, ha consentito questa dissipazione di passione, sacrifici, competenze. L’ho detto nel mio discorso per la fiducia alle Camere: siamo tutti coinvolti. Perché la rappresentazione che Antonio fa di noi è dolorosamente vera. Perché quando a generazioni intere vengono strappate la speranza e la fiducia, non d’impeto, ma peggio ancora: lentamente, giorno dopo giorno, non c’è alibi o dissociazione personale e politica che tenga. 

“Io – continua Letta - non ho mai creduto ai salvatori della Patria e alle scorciatoie. Credo nella comunità. E credo che solo insieme possiamo ritrovare il senso alto e nobile del servizio al Paese. Ognuno facendo per bene ciò che gli compete, portando la sua pietra. Tutti contribuendo alla costruzione paziente di futuro. Il mio dovere, oggi, è quello di guidare un esecutivo ‘eccezionale’, nato da e in condizioni ‘eccezionali’. Il nostro impegno è di mettercela tutta, cercando di fare il possibile per restituire una speranza a chi non riesce più neanche solo a immaginare il proprio domani, una ragione per restare a chi si sente costretto a lasciare l’Italia, un motivo per credere che la fatica sarà ricompensata, il merito riconosciuto, i debiti sanati”. “E- prosegue il Presidente del Consiglio - il debito più pesante che stiamo contraendo, reiterando gli sbagli delle generazioni che ci hanno preceduto, è nei confronti dei giovani. È un errore imperdonabile. Per questo ho ripetuto più e più volte che la priorità del governo sono proprio loro. Nell’ultimo mese abbiamo speso ogni sforzo e dedicato ogni colloquio per far sì che al vertice europeo di fine giugno nell’agenda dei capi di Stato e di governo dell’Ue ci fosse la lotta alla disoccupazione giovanile. Ci siamo riusciti. Inoltre, già nei prossimi Consigli dei ministri porteremo un pacchetto di provvedimenti per depurare il mercato del lavoro da incrostazioni e iniquità, rendere più conveniente l’assunzione stabile dei giovani, sostenere l’Italia che fa e che innova, portare i ragazzi italiani ad avere un livello di istruzione e mobilità sociale più vicino a quelli dei coetanei europei, liberare le energie di un Paese soffocato da burocrazia, privilegi, conservazione”. 

Per Letta potremo inoltre superare “lo stretto pertugio” della crisi solo se “il nostro primo, irrinunciabile, obiettivo sarà simbolicamente quello di mettere l’amico di Antonio nelle condizioni di scegliere se andare o restare. Se realizzare qui, in un Paese migliore, le proprie aspirazioni di vita o di lavoro oppure se partire per arricchirsi della complessità del mondo e poi eventualmente, se vuole, ritornare e dare il proprio contributo alla ricostruzione, faticosa ma possibile, del futuro della Repubblica Italiana che proprio oggi festeggia l’anniversario della sua nascita. In caso contrario, - conclude Letta - ci troveremmo, ancora una volta, a dover chiedere scusa. A lui e ai milioni come lui. Ai più giovani. Ai nostri figli e nipoti. Sono certo che non ci perdonerebbero”. (Inform)

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