STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “America Oggi” del 23.6.2013
Manhattan. Onori a
Mura e a "Vento di Sardegna"
NEW YORK - Nel porticciolo di North Cove a Battery Park sventola il vessillo con i Quattro Mori issato sul monoscafo Vento di Sardegna, vincitore con lo skipper Andrea Mura dell'antica regata atlantica Line Honours alla Ostar per navigatori che affrontano la traversata in solitario.
Mura è il primo italiano ad aggiudicarsi la Ostar a bordo di un monoscafo partito da Plymouth in Gran Bretagna e giunto a Newport nel Rhode Island dopo aver navigato per 17 giorni, 10 ore e 22 minuti nella regata delle burrasche.
Dopo 3 mila miglia sull'Atlantico, Mura ha puntato la prora della barca Vento di Sardegna, un Open Felci 50 da 17 metri, verso gli Usa mantenendo la velocità di 7 nodi, classificandosi primo in una regata che solitamente è un testa a testa inglese o francese. La barca di Mura ha già 13 anni e viene considerata vecchia, ma lo skipper l'ha ottimizzata trasformandola in un bolide di ultima generazione con strumentazione in gran parte italiana.
Venerdì Mura ha brindato assieme ad alcuni ospiti, tra cui il console generale Natalia Quintavalle, l'ambasciatore presso le Nazioni Unite, Cesare Maria Ragaglini appassionato di barche a vela e l'organizzatore dell'evento Pietro Porcella.
"Questa - ha riferito il velista - è la quarta regata consecutiva che vinco, ho vinto la Route du Rhum nel 2010, primo italiano nella storia, poi la Two Stars, la Plymouth-Newport dove abbiamo battuto il record assoluto storico di traversata da Est a Ovest in 13 giorni e mezzo in doppio con Riccardo Apolloni e un mese dopo abbiamo partecipato alla Québec-St. Malo. Anche lì abbiamo stracciato il record di questa regata leggendaria che si svolge ogni quattro anni, di 11 giorni e mezzo, record che era di Giovanni Soldini e poi la Ostar di quest'anno".
Mura racconta che questa volta non ha battuto il record a causa delle condizioni proibitive dell'Atlantico, un'impresa che non è stata una scampagnata.
"Il record era una cosa secondaria, la cosa importante era vincere la regata e va bene così. Un'altra barca in gara ha investito Vento di Sardegna a poche miglia dall'inizio aprendo una falla nello scafo a poche miglia dall'inizio, questo - ha proseguito Mura - mi ha creato un sacco di problemi e ritardi, mi ha fatto perdere cento miglia, poi ho incontrato cinque burrasche con onde alte sette metri, tutto controvento. E devo dire che mi sono costati una grande fatica, è stata veramente dura".
Alla domanda se non si senta un po' sperso solo in mezzo all'oceano, Mura ha risposto: "Sono abituato, il mare è la mia lingua, è quella che parlo meglio".
"Lo spirito che lo motiva è lo spirito olimpico, ecco perché a noi interessa questo tipo di collegamento e mi ha trovato disponibile ad aiutare a far conoscere la tecnologia italiana qui a New York dove Andrea Mura è stato salutato dalla comunità", ha detto Mico Delianova Licastro, delegato Coni negli Stati Uniti che ha collaborato all'organizzazione della festa per la vittoria del velista cagliaritano.
"È sempre una grandissima curiosità vedere una barca da regata, per di più questa per la solitaria, attrezzata con una serie di accorgimenti tecnologici molto importanti e anche d'avanguardia. Mura - ha spiegato l'ambasciatore Ragaglini - sta sperimentando una serie di strumentazioni italiane proprio per poter portare queste barche al carbonio, molto resistenti e non per velisti della domenica come me. Non ci vuole solo coraggio a compiere queste imprese molto complesse, ma ci vuole anche esperienza, capacità e il cosiddetto piede marino in tutti i sensi".
L'ambasciatore Ragaglini ha trascorso un po' di tempo a bordo, si è interessato agli accomodamenti interni, alla strumentazione di bordo e Mura ha offerto un esaustivo racconto della sua traversata.
"È perfettamente attrezzata per questo genere di imprese e non è un caso quindi che abbia vinto questa regata particolarmente prestigiosa" ha commentato l'ambasciatore.
Mura ha raccontato che è stata un'impresa veramente estrema e ha sottolineato "non mi era mai successo prima, era impossibile stare seduti in barca e per due giorni non ha neppure mangiato per far fronte alla situazione", tanto che per 36 ore tutti si sono trovati in difficoltà e a 48 ore dalla partenza 6 barche hanno invertito la rotta ritirandosi. (Riccardo Chioni -America Oggi del 23 giugno 2013 /Inform)
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